Riscaldamento globale: la vera posta in gioco

Torno sulla questione dell’origine dell’attuale fase di aumento della temperatura media della superficie terrestre, su cui  in questo sito mi sono soffermato più volte, fra l’altro anche di recente (cfr. Il G20, l’ambiente e la vera radice delle paure per il «riscaldamento globale», 27 luglio 2021) raccogliendo consensi, e critiche cui qui cerco di dare una risposta complessiva.

Prima di entrare nell’argomento faccio tre premesse di metodo:

1.

Ai tempi di Galileo Galilei la maggioranza degli esperti riteneva che la Terra fosse piatta e che il Sole le girasse attorno. Se dunque le sue tesi sulla sfericità della Terra, e sul suo ruotare attorno al Sole e non viceversa, fossero allora passate al vaglio della peer rewiew sarebbero state respinte come errate e antiscientifiche.

La peer rewiew (revisione tra pari) — ossia la valutazione della qualità di una ricerca o di una pubblicazione da parte di specialisti aventi competenze analoghe a quelle di chi ha prodotto l’opera — nell’immediato è senza dubbio un utile strumento di prima verifica. Riconoscergli però un valore assoluto e definitivo è un grosso equivoco che fra l’altro nega la base del moderno metodo scientifico, ovvero la libertà di rimettere in discussione qualsiasi risultato acquisito. Quello che la peer rewiew accerta non è ipso facto la verità, bensì solo la compatibilità di quanto si afferma con ciò che al momento la maggioranza dei proverbiali addetti ai lavori ritiene riguardo alla questione in oggetto: senza dubbio un dato di fatto da considerare seriamente, ma da cui non si può dedurre che pertanto il dibattito sia chiuso.

2.

Inventata per definire chi nega che la Shoà, la parola “negazionista” sta ad indicare qualcuno che nega la realtà dei fatti e col quale perciò non è possibile, né vale la pena di discutere. Adesso l’uso di tale concetto (in certo modo comunque sempre sbagliato) sta pericolosamente dilagando: chiunque affermi qualcosa che contrasta con la cultura dominante rischia di essere definire negazionista e perciò di venire escluso dal dibattito. Con nessuno invece ci si può rifiutare a priori di discutere. Usare dunque il grimaldello dell’accusa di “negazionismo” per chiudere un dibattito, anzi per rifiutarlo, sembra a me sintomo preoccupante una nuova forma di autoritarismo, il primo germe di un possibile nuovo «fascismo» prossimo venturo.

3.

Alla base della democrazia c’è l’idea, di cui sono per parte mia ben convinto, che ogni persona adulta e capace d’intendere e di volere sia in grado di distinguere nel suo insieme il bene dal male e quindi di dare il proprio contributo alla definizione del bene comune e alle decisioni conseguenti. Perciò nella logica della democrazia la sovranità appartiene al popolo (che poi di regola la esercita attraverso i parlamenti e i governi che elegge), e non a ristretti circoli l’altro ieri di filosofi, ieri di tecnici e oggi di scienziati. È giusto e opportuno che chi governa consulti gli esperti, ma sta poi a lui soltanto di fare sintesi delle informazioni ricevute per prendere decisioni a fini di bene comune assumendosene la responsabilità.

Tutto ciò fermo restando, veniamo al caso del riscaldamento globale. La temperatura media della superficie terrestre è già variata molte volte nella storia, come in questo sito più volte si è ricordato. Rispetto a tutte le epoche precedenti tuttavia oggi l’attività umana determina l’immissione nell’atmosfera di rilevanti quantità di gas e di calore nonché l’ingente produzione di materiali che la natura non è da sola in grado di riciclare. Incidono o no in modo determinante tali immissioni sull’attuale riscaldamento globale? E in ogni caso il fenomeno è in sé disastroso o no? Diversamente da quanto per lo più la comunicazione di massa oggi vuol far credere, a queste domande la scienza contemporanea non dà una sola risposta.  È vero che le accademie delle scienze e in genere le istituzioni della scienza ufficiale rispondono “sì” tanto all’una che all’altra, ma è altrettanto vero che un numero sempre maggiore di scienziati indipendenti è di parere opposto.

Tutti sono comunque dell’idea — la quale attiene prima di ogni altra cosa alla sfera del buon senso — che sia meglio ridurre le immissioni e riciclare artificialmente i prodotti che la natura da sola non è in grado di riciclare. Nei Paesi occidentali più avanzati, e in particolare in Europa, lo si sta già facendo da decenni, e con notevoli risultati.

Di fatto però nel resto del mondo non lo si fa altrettanto e spesso non solo si fa per niente. E ciò vale in particolare per i Paesi asiatici di nuova industrializzazione, in primis la gigantesca Cina e l’altrettanto gigantesca India. Prima dunque di porsi nuovi obiettivi molto ambiziosi, se non utopici, sarebbe meglio a mio avviso sollecitare e aiutare il resto del mondo a raggiungere effettivamente i livelli di contenimento delle immissioni e di riciclo che già si sono raggiunti in Europa.

Recentemente la Commissione Europea ha poi proposto all’Unione un insieme di iniziative unilaterali, note col nome di Green Deal (Patto Verde), il cui obiettivo sarebbe quello di raggiungere in Europa la «neutralità climatica» entro il 2050. Mentre il raggiungimento di tale traguardo non è affatto certo, indubbio è invece il fatto che i costi dell’operazione metterebbero fuori mercato interi settori dell’industria europea. Questi settori da una parte perderebbero perciò i mercati del resto del mondo e dall’altro potrebbero sopravvivere nel mercato interno europeo solo al riparo di dazi protettivi.

Ad ogni modo, anche a prescindere da queste epocali prospettive, oggi tutti sono d’accordo sull’idea che si debba produrre nel modo più «pulito» possibile: sia cioè coloro che ne fanno una questione di vita o di morte, e sia coloro i quali pensano che sia comunque meglio. Stando così le cose, diviene evidente che le conseguenze delle due opposte teorie a proposito del riscaldamento globale non sono principalmente climatiche bensì principalmente politiche. Dalla prima delle due ipotesi consegue che occorre mettere fra parentesi la democrazia e cedere la sostanza del potere a un’élite mondiale di scienziati e di grandi protagonisti della nuova economia globale. Essa sola ha infatti sia le conoscenze che la forza necessarie per attuare in breve tempo quella pianificazione centralizzata dell’economia alla scala planetaria che è indispensabile per ridurre presto e drasticamente le immissioni di gas, di calore e di materiali non bio-degradabili prodotte oggi dall’uomo: una prospettiva che implica pure una rapida e drastica decrescita della stessa popolazione umana in quanto tale. Dalla seconda delle due ipotesi consegue invece che l’uomo contemporaneo è chiamato ad adattarsi, come già altre volte accadde, alla variazione climatica in corso, prendendo liberamente in ogni luogo e circostanza le decisioni necessarie. In ballo insomma non è la salvezza della terra dalla catastrofe, bensì quella dell’uomo dalla tirannide.  

4 agosto 2021

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
Questa voce è stata pubblicata in Diario e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Riscaldamento globale: la vera posta in gioco

  1. Alberto ha detto:

    Come dice il detto: “E’ peggio la toppa del buco”. Per quanto riguarda le premesse:

    1) il riferimento a Galileo è un evidente paralogismo; troppo diversa era l’idea di scienza e di conoscenza propria dell’epoca in cui l’astronomo visse per poterla paragonare a quella attuale. Sicuramente la verità scientifica non si stabilisce a maggioranza ma l’orientamento prevalente degli studiosi è un dato di cui tenere conto;

    2) ricordo che fino a circa 15 anni fa vi era una posizione che poteva essere effettivamente qualificata come negazionista, nel senso che negava alla radice l’esistenza di un cambiamento climatico; una volta divenuto impossibile non parlare di riscaldamento, dato facilmente percepibile anche a livello empirico, questo orientamento ha spostato il tiro sulle cause di esso, negando decisamente la componente antropica (un processo non molto diverso da quello raccontato da Manzoni nei Promessi Sposi riguardo alla peste e alle sue cause. Invece di blaterare su presunti autoritarismi e amenità del genere, sarebbe meglio considerare questa situazione;

    3) il popolo ha e deve mantenere la sovranità, ma essa va esercitata tenendo conto delle informazioni fornite da coloro che hanno gli strumenti per ipotizzare con ragionevole plausibilità le conseguenze di determinati processi determinati da fattori di tipo scientifico (anche qui Manzoni docet).

    Venendo alla questione in sé, Ronza afferma: “è altrettanto vero che un numero sempre maggiore di scienziati indipendenti è di parere opposto”; questa affermazione andrebbe documentata in modo analitico, altrimenti risulta tanto generica quanto comoda da mettere sul tavolo. A me risulta che alcuni degli scienziati che negano la componente antropica del cambiamento climatico siano risultati finanziati dalle lobby del petrolio, carbone, ecc.
    L’UE si sta facendo promotrice di una politica energetica e di tutela dell’ambiente che potrebbe nel medio periodo diventare un modello anche per quei paesi come Cina e India che inquinano più degli Stati europei; se si cambiasse linea, ciò diventerebbe un incentivo ad un ulteriore tragico aumento delle emissioni.
    Porre la politica delle zero emissioni in contrasto con quella dell’adattamento è assolutamente fuorviante: poiché la prima, se mai si realizzerà, ha dei tempi molto lunghi, è indispensabile creare delle condizioni tali per cui le nefaste conseguenze a cui già siamo soggetti (ne cito solo due: fenomeni metereologici estremi e approvigionamento idrico) siano il più possibile assorbibili dalle collettività umane, specialmente quelle più povere e fragili. Disegnare una “spectre” ambientalista che disegnerà il futuro planetario è solo un mezzuccio per sviare il problema.
    Da ultimo ricordo la straordinaria enciclica “Laudato sii” di Papa Francesco; questo testo è per me un punto di riferimento sulle questioni ambientali, dovrebbe esserlo anche per Ronza.

  2. Carlo Meazza ha detto:

    Io continuo a non capire che relazione ci sarebbe tra una presunta lobby degli scienziati e una futura tirannide seguente a una seria presa di coscienza dei problemi climatici e dell’ambiente. Anche a me risulta che gli scienziati “negazionisti” erano-sono “stimolati” nelle loro ricerche dalle compagnie petrolifere. Sarà vero o è solo frutto di una “narrazione” giornalistica a senso unico? Poi c’è il problema della deforestazione che è gigantesco. Galileo meglio lasciarlo stare, la storia con la S maiuscola mi sembra abbia detto abbastanza. Carlo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.