Draghi: quel che gli manca e chi glielo può dare

“In questi mesi, ho spesso ricordato come le ingenti risorse del programma Next Generation EU debbano richiamarci al senso di responsabilità. Non solo verso l’Europa, ma verso noi stessi e verso le nuove generazioni. Abbiamo il dovere di spendere in maniera efficiente e onesta.

E di avviare un percorso di riforme per rendere l’economia italiana più giusta ma anche più competitiva, capace di riprendere un sentiero di crescita che abbiamo abbandonato un quarto di secolo fa”: questo passaggio di un discorso pronunciato l’altro ieri da Draghi a Bologna non è solo un nobile appello, perciò a ragione largamente apprezzato. È anche un grido di allarme in cui per parte mia vedo una conferma di quanto sembra a molti, me compreso: che cioè pur nel suo fermo impegno a realizzare le sempre più urgenti riforme di struttura egli stia incontrando ostacoli finora dimostratisi insormontabili. 

Occasione del discorso era la cerimonia per l’intitolazione all’economista Nino Andreatta (1928-2007) dell’aula magna della scuola di economia aziendale della storica università, ahimè chiamata Bologna Business School secondo l’anglomania del momento. Più volte ministro, per decenni figura di rilievo della Democrazia Cristiana e in seguito ideatore dell’Ulivo, Andreatta è il capostipite di una scuola di pensiero e di azione politica di cui Romano Prodi è oggi l’erede più noto.

Dal discorso emerge che, pur avendo egli percorso itinerari diversi, lo stesso Draghi riconosce Andreatta fra i suoi maestri e fra i suoi punti di riferimento. Di lui ha ricordato con ammirazione che “Nei suoi scritti e nelle sue azioni ha voluto sempre guardare al futuro. (…)” e che “Molti suoi interventi di trenta o di cinquant’anni fa, sia nell’accademia, sia nell’ambito politico-culturale in realtà ci parlano del nostro presente (…). Ha aggiunto che “Il tratto più rilevante di Andreatta uomo di Stato resta il suo rigore morale. (…) Da Ministro si è mosso in modo coraggioso e onesto in anni drammatici per la Repubblica, e non ha esitato a prendere decisioni necessarie anche quando impopolari. Sono tentato di dire «soprattutto» se erano impopolari. (…) «Le cose vanno fatte perché si devono fare, non per avere un risultato immediato», come sintetizzò una volta con efficacia”. Concludendo Draghi ha lodato la capacità di Andreatta di attraversare le tempeste del suo tempo “con autonomia, indipendenza e immediatezza”. (…) Esortando anche la propria parte politica a “dire molti no e pochi sì per evitare che tutto sia travolto nella irresponsabilità”.  Viceversa, ha concluso, “La politica di allora non lo ascoltò, anzi lo emarginò. I risultati di quella scelta scellerata della politica di allora sono ancora oggi, purtroppo, davanti a noi”.

Sono parole, in certo modo appassionate, in cui mi pare che, sullo sfondo della rievocazione della vicenda di Andreatta, la sua attuale situazione si stagli in modo evidente. Può bastare a Draghi il sostegno dell’«Europa» e di altri poteri sovranazionali contro un blocco conservatore formato in Italia da forze tutte quante schierate, da destra a sinistra, a difesa dello status quo? Tutte quante, al di là di ogni altra apparente differenza: dalla burocrazia ministeriale ai partiti e ai sindacati storici, dai difensori “rossi” della voragine di sprechi del Monte dei Paschi di Siena ai difensori “azzurri”e “tricolori” della voragine di sprechi dell’Alitalia, e così via? Se Draghi non riesce a comunicare di più con la gente comune, e quindi a motivarla e a mobilitarla direttamente, e se non trova alleanze tecniche e professionali qualificate al di fuori dell’attuale ordine costituito la sua diventerà comunque una missione impossibile. Chi può e vuole dargli una mano è meglio che si faccia avanti.

15 settembre 2021

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
Questa voce è stata pubblicata in Diario e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Draghi: quel che gli manca e chi glielo può dare

  1. Ricciotti ha detto:

    Il miglior economista italiano di sempre si chiama Carlo Cottarelli.
    Bilancio fermo, politici, meridionali e sindacalisti a cuccia.

  2. Giacomo ha detto:

    Veramente a parte vaccini e green pass mi pare faccia molto poco…
    Ahhh! La riforma del processo penale che prevede la cancellazione dei processi dopo tre/quattro anni, dimenticavo…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.