Semestre bianco: la cosa importante di cui non si parla

Il «semestre bianco» che condiziona l’Italia, Corriere del Ticino*, 14 settembre 2021

Dallo scorso 3 agosto è iniziato in Italia il «semestre bianco», ossia il periodo, corrispondente agli ultimi sei mesi del suo mandato, in cui a norma della vigente Costituzione il presidente della Repubblica Italiana non può più sciogliere le Camere e indire votazioni per il loro rinnovo anticipato. Perde cioè il più consistente dei suoi poteri, in un certo senso l’unico a essere davvero esecutivo. Gli altri infatti — quello di garante della Costituzione e quello di rappresentante dell’unità nazionale — in pratica possono esprimersi soltanto in forma di suggerimenti, seppure assai autorevoli.

Il semestre bianco è perciò un periodo in cui i partiti, tradizionalmente molto forti in Italia, sono più forti che mai. Resta da vedere se lo saranno anche adesso nella situazione di profonda crisi nella quale si trovano. Il presidente della Repubblica Italiana — eletto a maggioranza qualificata da un’apposita assemblea composta dai membri del Parlamento e da 58 rappresentanti delle Regioni — resta in carica per sette anni. Non per legge ma per tradizione non era rieleggibile finché nel 2013, scaduto il mandato di Giorgio Napolitano, non riuscendo a trovargli un successore i partiti lo implorarono di accettare la rielezione. Napolitano accettò, ma già preannunciando che sarebbe rimasto in carica solo per il tempo necessario allo sblocco dell’impasse. Si giunse così al febbraio 2015 quando egli poté dimettersi e si venne a votazioni da cui uscì eletto Sergio Mattarella.

Venuto ora il momento di trovare un successore a Mattarella, l’Italia è di nuovo in una situazione analoga a quella del 2013. Questa volta però non perché manchi un candidato, che anzi c’è e senza grandi concorrenti, ma perché si tratta del premier Mario Draghi, che tuttavia non può lasciare il proprio incarico di capo del governo. Pur godendo in Italia di ampia stima e oggi anche di un notevole consenso popolare, Draghi è infatti a capo del governo italiano per volontà non tanto del popolo quanto della Commissione Europea, che lo ha voluto là dove adesso si trova quale garante della spesa efficiente ed efficace degli ingenti aiuti che ha concesso all’Italia. A tal fine occorre che Draghi resti capo del governo fino a tutto il 2023, fino a quando cioè non sia ben definita la spesa di tali aiuti e siano state avviate le riforme del fisco, della giustizia e della pubblica amministrazione che devono accompagnarle.

In effetti Draghi non è finora riuscito a portare realmente avanti nessuna di tali riforme, ma non per questo però la fiducia dell’Ue nei suoi confronti è sin qui venuta meno. Per poco che a Roma si è fatto, pensano a Bruxelles, senza di lui si sarebbe fatto ancor meno. Stando così le cose, si sta replicando con attori diversi lo stesso copione del 2013 con Mattarella nella parte del Grande Riluttante, che fu di Napolitano, e il grosso dei partiti di oggi nella parte di chi chiede al Presidente in scadenza di rimanere al Quirinale per un altro paio d’anni. Draghi avrebbe così il tempo di avviare la spesa degli aiuti e le famose riforme di struttura dal suo scanno a Palazzo Chigi, sede della presidenza del Consiglio dei ministri (ossia del governo), e poi di sorvegliarne l’effettiva attuazione dall’alto del Quirinale, sede della presidenza della Repubblica. Resta da vedere se i partiti accetteranno ancora di giocare la partita nel ruolo marginale in cui si trovano adesso. In tal senso saranno interessanti le votazioni comunali in programma il 3-4 ottobre prossimi, quando verranno eletti i nuovi sindaci e i nuovi consigli comunali tra l’altro di Milano, Roma, Torino, Bologna, Trieste, Napoli e di molte altre città (tra cui Varese). Dall’influsso reale che i partiti (nella forma molto strutturata che tradizionalmente hanno in Italia dal 1945-48, ovvero sin dagli albori della Repubblica) dimostreranno o meno di avere ancora sugli elettori in tale circostanza dipenderà molto della loro disponibilità a continuare ad accettare la situazione di cui il governo Draghi è il perno e il simbolo.

*quotidiano della Svizzera Italiana

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Semestre bianco: la cosa importante di cui non si parla

  1. Roberta22 ha detto:

    I tatticismi politici sono il vostro grande amore. Il problema dell’Italia sono i continui sbarchi di clandestini che ingrassano coop e caritas ma per voi papisti difendere i confini (dovere costituzionale e di cristiano) è roba da fascisti! Tenetevi le vostre strategie politiche, mutevoli come le nuvole (cambiate partito come i calzini). Il Paese può andare avanti anche senza voi e le vostre cricche.

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