Il rapido abbandono ad ogni costo dei combustibili fossili: una scelta suicida. La pretesa di Bruxelles e il buon senso di Descalzi

Grandi macchine senza benzina, Corriere del Ticino*, 30 settembre2021

Con la sua orgogliosa pretesa di procedere ad ogni costo e anche da sola sulla via di un rapido abbandono dei combustibili fossili l’Unione Europea rischia di trasformare l’Italia, e gli altri suoi Stati membri con una forte industria manifatturiera, in «grandi macchine senza benzina». 

Prendendo di recente la parola a Torino, l’amministratore delegato dell’Ente Nazionale Idrocarburi, Eni, Claudio Descalzi, non ha esitato ad affermarlo senza giri di parole. È stato così finalmente rotto un tabù che invece le forze politiche – tutte quante quanto più o meno timorose di sfidare l’ambientalismo estremista — non avevano sin qui avuto il coraggio di toccare.

Descalzi è poi tornato sull’argomento in un’intervista pubblicata a tutta pagina sabato scorso dal quotidiano torinese La Stampa. La prima preoccupazione che bisogna avere è quella per l’ambiente, egli ha osservato ma, «con questa ansia del problema ambientale, che è sacrosanta, si è modificata l’offerta senza curare la diversificazione della domanda (…) in Europa siamo virtuosi ma non c’è equilibrio».

L’Unione Europea dispone di una rete di gasdotti e di oleodotti grazie ai quali può acquistare idrocarburi da molti e diversi fornitori: dalla Russia come dalla Norvegia, dal Nordafrica come dal Vicino Oriente. E dall’autunno dello scorso anno 2020 anche dall’ Azerbaigian, dalla regione del Mar Caspio, grazie al nuovo gasdotto Tap, realizzato da un consorzio internazionale con sede a Baar (Canton Zugo) cui tra l’altro partecipa anche la svizzera Axpo. Attraverso la Georgia e la Turchia il Tap raggiunge la Grecia, entrando così nel territorio dell’Ue, per approdare infine in Puglia, nel Sud Italia, dopo aver attraversato l’Albania ed esser passato sul fondo del Mare Adriatico all’altezza del canale d’Otranto.

Se si muovesse compatta sul mercato mondiale dell’energia, l’Unione Europea potrebbe perciò spuntare in ogni momento i prezzi e le condizioni migliori possibili. Con i suoi quasi 447 milioni di abitanti e un prodotto interno lordo annuo pro capite, Pil, pari complessivamente a oltre 30 mila euro, nonché con dieci Stati membri fra cui la Germania con un Pil superiore ai 40 mila euro, l’Ue è infatti un cliente di decisiva importanza per tutti grandi produttori di idrocarburi. Viceversa da una parte ogni Stato membro continua ad andare sul mercato dell’energia per conto proprio e dall’altra l’Unione Europea, proclamando la sua volontà di ridurre al minimo il consumo di idrocarburi al più presto e ad ogni costo, suscita tra i grandi produttori di energia reazioni maggiori di quelle che l’economia dell’Unione è in grado di reggere. 

Di questa imprudente e scombinata politica si cominciano adesso a pagare le conseguenze. Il prezzo internazionale degli idrocarburi è clamorosamente aumentato. E venendo l’energia elettrica prodotta in Italia per lo più da centrali termiche, si sono di conseguenza prospettati aumenti della spesa al riguardo anche fino al 40 per cento, con ovvie pesanti conseguenze sia per le famiglie che per l’industria. Draghi è corso ai ripari stanziando ingenti somme per ridurne l’impatto in particolare sulle economie domestiche. «Il governo è stato bravo, rapidissimo a muoversi con una misura socialmente corretta (…)», sottolinea Descalzi. «È giusto curare gli effetti», continua, «ma con la stessa velocità dobbiamo agire sulle cause perché la situazione è strutturalmente debole. Ci manca il gas (…)» e comunque al momento «l’utilizzo delle energie rinnovabili non risolverebbe il problema». Occorre perciò aumentare gli investimenti in tutte le direzioni: dalla decarbonizzazione dei combustibili fossili alle energie rinnovabili, dalle nuove tecnologie a un «nucleare diverso» di quarta generazione, che non abbiamo ancora». In tale prospettiva l’Eni sta fra l’altro finanziando ricerche «non sulla fissione ma sulla fusione», un processo in cui si parte semplicemente dall’acqua. In queste settimane in cui con la tournée europea di Greta Thunberg tornano alla ribalta gli slogan perentori e moralistici di un ambientalismo astratto un discorso come quello di Descalzi merita di venire preso in attenta considerazione.

*quotidiano della Svizzera Italiana

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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