Vertice Ue-Balcani: le questioni cruciali per l’Italia di cui da noi non si è saputo nulla

Di che cosa si è parlato al vertice Ue-Balcani svoltosi nel castello di Brdo pri Kraniu (Slovenia) negli scorsi 5-6 ottobre? A sentire i nostri radio e telegiornali e a leggere i nostri giornali a Brdo non si parlava d’altro se non delle nostre imposte sulla casa, della riforma del catasto in Italia e degli screzi fra Draghi e Salvini.

Passano gli anni, cambiano le maggioranze, cambiano i governi ma un certo sconsolante provincialismo della stampa italiana non tramonta mai. Non viene meno la pessima abitudine dei nostri giornali e telegiornali di mandare al seguito del premier in missione all’estero sempre e soltanto cronisti parlamentari con l’incarico non di seguire quanto accade sul posto bensì per farlo parlare delle cose di casa.  Il premier potrebbe essere anche sulla luna, o viceversa sul ponte di una nave che sta affondando. Nulla distoglierebbe il cronista parlamentare duro e puro dal fargli sempre e soltanto le domande che gli avrebbe rivolto a Palazzo Chigi.

A causa di ciò non abbiamo saputo nulla degli esiti (deludenti) di un incontro internazionale ben più importante per il nostro Paese delle battutine strappate a Draghi su Salvini e cosette del genere.

Mentre dopo la caduta del Muro e la fine della guerra fredda l’Unione Europea si è estesa verso nordest fino all’Estonia, come è negli interessi della Germania, la sua estensione verso sudest, che è negli intessi dell’Italia, non soltanto non è ancora compiuta ma anzi non procede affatto. E dal vertice di Brdo pri Kraniu tale stallo esce ancora una volta confermato. Potendo contare anche sull’appoggio dei Paesi Bassi, della Danimarca e di altri Stati membri del Nord Europa, nonché paradossalmente di quello della Bulgaria, la Francia, capofila della resistenza all’allargamento dell’Unione verso sudest anche per conto del «Grande fratello» tedesco, è riuscita ancora una volta ad impedire che si fissassero delle date per l’avvio dei relativi negoziati. Con la Serbia che resta ancora fuori dell’Ue l’inizio del processo di trasformazione del bacino del Danubio in un asse di sviluppo paragonabile a quello del Reno è stato insomma di nuovo rinviato sine die.   

“Non siamo delusi perché non ci siamo mai illusi”, ha dichiarato alla Radio della Svizzera Italiana il premier albanese Edi Rama, mentre lasciava il vertice, senza però nascondere il proprio dispetto. Anche se poi ha aggiunto: “Non si tratta di guardare altrove, per noi l’Europa è come una religione. Continueremo su questa strada”.

Di tutto questo che cosa si è saputo in Italia? Niente o quasi. E questo benché l’allargamento dell’Unione Europea verso sudest sia appunto per noi di importanza strategica cruciale. La storia e la geografia ci candidano infatti a essere il primo grande motore degli investimenti per lo sviluppo di tale area. Di fronte al blocco di ferro costituito dall’alleanza strutturale tra Germania e Francia in sede europea il nostro Paese non ha alcuna carta da giocare se non nella misura in cui si assume il ruolo di referente privilegiato all’interno dei Paesi danubiani e all’esterno del Vicino Oriente. Sarebbe ora di rendersene conto e di tirarne le conseguenze.

8 ottobre 2021  

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Vertice Ue-Balcani: le questioni cruciali per l’Italia di cui da noi non si è saputo nulla

  1. Piero ha detto:

    Caro Roby ho letto il tuo pezzo. Forse ti sarà sfuggito una cosa che la media della scolarità degli italiani e la capacità dì approfondire gli argomenti è molto modesta. A noi non interessa nulla ! Ci appassioniamo dì politica tal quale tifiamo per la squadra di calcio del cuore. Per noi era rigore ! Punto ! Ora con queste poche idee conoscenze e convinzioni non si va da nessuna parte. Questa è la spiegazione del perché giornali e tv non escano mai dal pollaio. I giornalisti accreditati Crescono pasturano e covano solo le uova che la gente vuol vedere e comprare. Piero

  2. Roberta22 ha detto:

    Signor Ronza, se vogliono essere liberi i paesi del sud-est europa, la faranno tra di loro una unione. E gli unici a piangere saranno quelli come lei. Cattolici ma del movimento, di centro ma pure di sinistra, popolari europei ma mai italiani. Esempi di asservimento alle cancellerie di Bruxelles e sordi al grido del popolo che abita il vostro stesso paese, solo qualche chilometro più giù!

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