La Commissione, Putin e l’energia di cui disporremo (forse) tra cento anni

Diversamente da ciò che di solito ci si vuole far credere, fra chi sul mercato internazionale offre energia e chi la domanda non esiste di per sé alcun conflitto. Chi compra ha bisogno di comprare e chi vende ha bisogno di vendere. Per venire al caso che oggi ci riguarda più da vicino, come i Paesi dell’Unione Europea hanno bisogno di comprare gas così la Russia di Putin ha bisogno di venderlo.

 L’idea che in campo energetico chi vende abbia il coltello dalla parte del manico è un’eco della crisi petrolifera del 1973 che resta ancora nella mentalità comune ma che oggi non ha più senso alcuno. In realtà, se più attentamente considerata, la memoria di quell’evento dovrebbe anzi indurre a conclusioni opposte. Fu infatti proprio quel parziale blocco delle vendite di petrolio arabo ai Paesi occidentali, deciso allora in appoggio all’Egitto e alla Siria scesi in guerra contro Israele, a far scoprire a chi l’aveva voluto l’effetto boomerang che un’operazione del genere finisce per avere nel mondo globalizzato in cui oggi viviamo. In questo quadro le turbolenze del mercato delle materie prime energetiche possono esserci, come anche di recente è accaduto, ma soltanto come contraccolpi di schermaglie comunque brevi.

Adesso che attraverso il nuovo gasdotto Tap giunge in abbondanza gas in Europa anche dai grandi giacimenti di cui l’Azerbaigian dispone nel Mar Caspio, la Russia di Putin aveva per così dire bisogno di marcare il campo. Irritato, come ricordavamo, per i dispetti che gli fa la Commissione Europea, Putin aveva ridotto le forniture di gas russo all’Ue, ma ora le sta di nuovo aumentando. Non è stato il pugno sul tavolo di chi può fare il buono e il cattivo tempo, ma solo il gesto di chi vuole sia chiaro che si deve tenere conto pure di lui.

In tale quadro il maggior rischio per la ripresa della nostra economia dopo la crisi esplosa con il Covid19 viene non dal mercato dell’energia bensì dalla politica schematica ed astratta della Commissione Europea.  Vero che oggi abbiamo bisogno di più Europa, ma di un’Europa politica, democratica e popolare. Non dell’Europa tecnocratica, astratta e sostanzialmente autoritaria con cui dobbiamo fare oggi i conti. Un’Europa che si occupa più dell’agenda Lgbt che della crisi demografica, più delle fonti energetiche di cui disporremo (forse) fra cento anni che di quelle di cui disponiamo adesso.

11 ottobre 2021

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
Questa voce è stata pubblicata in Diario e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.