Lo Stato, il vaccino e quello che c’è di profondamente ingiusto

C’è qualcosa di un po’ irritante nella commiserazione con cui molti benpensanti di casa nelle trasmissioni televisive di commento, i cosiddetti talk show, sono soliti giudicare le tesi di chi rifiuta il vaccino anti-Covid19 e si oppone all’obbligo di esibire il «green pass» quasi ovunque, e adesso an anche sul posto di lavoro.

In particolare suscita sorrisetti di compatimento chi dice che si farebbe vaccinare se ciò fosse obbligatorio per legge, ma che fino a quando tale obbligo non c’è rivendica il suo diritto di fare altrimenti. In effetti quelli che compatiscono meriterebbero piuttosto di venire compatiti. Sembrano infatti non capire che, magari al di là del modo grezzo con cui viene spiegato, alla base di tale atteggiamento c’è un principio importante, quello della legittimità democratica. In nome di esso ci sono persone le quali affermano che si farebbero vaccinare se lo Stato avesse avuto il coraggio e si fosse assunto la responsabilità di imporre per legge la vaccinazione in forza di un voto favorevole di Parlamento. Superando le loro riserve si sarebbero allora fatte vaccinare in nome di un bene comune ufficialmente e democraticamente accertato. Siccome questo però non è accaduto si ritengono libere di non farsi vaccinare. E sono anche convinto che se la vaccinazione fosse stata proposta adducendo questi semplici motivi, senza promettere mari e monti, avrebbe avuto più ampio e soprattutto più rapido successo.

Per parte mia mi ero fatto vaccinare appena possibile, e sono adesso alla vigilia della terza dose di vaccino, sulla base di un criterio molto più empirico, ossia che in tempo di pandemia essere vaccinati (anche se con vaccini ancora in parte sperimentali) è comunque meglio che non essere vaccinati, e che la situazione di emergenza giustifica rischi che altrimenti sarebbero ingiustificati.

Resto però convinto che mirando a imporre indirettamente la vaccinazione a tutti pur senza sancirla con una legge lo Stato italiano si sta ancora una volta squalificando agli occhi dei suoi cittadini. Viola l’art.32 della Costituzione, comma 2 (“Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”); e inoltre, dal momento che la vaccinazione è formalmente volontaria e non obbligatoria per legge, evita così di assumersi la responsabilità delle eventuali conseguenze avverse. Tutto ciò è non solo anticostituzionale ma anche in ogni caso molto ingiusto.

17 ottobre 2021

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Lo Stato, il vaccino e quello che c’è di profondamente ingiusto

  1. Bocian ha detto:

    Caro dott. Ronza, l’andazzo malefico risale già all’inizio della pandemia, quando con un atto amministrativo (i famigerati dpcm) furono imposte limitazioni alle libertà costituzionalmente garantite (il che costituiva già allora un obbrobrio giuridico), perché non si voleva “passare per il parlamento”. Di che meravigliarsi se il seguito è stato un continuo inanellarsi di bugie? Hanno iniziato con il dire che con la seconda dose si era perfettamente al sicuro e saremmo tornati alla vita di prima (per spingere la gente a vaccinarsi), e poi non è risultato vero, visto che anche un “greepassdotato” può infettarsi e infettare, seppure in misura (generalmente) più lieve. Ora, semplicemente, stanno finendo con il dire che “sei libero di non fare il vaccino, ma se non lo fai non esci e non lavori”, il che equivale a dire che sei libero di morire di fame.
    Vale la pena di ricordare che a fronte dello zelo (degno di miglior causa) vaccinale di tanti sacerdoti e prelati, un certo documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, di appena qualche mese fa, sosteneva apertis verbis che la vaccinazione era da intendersi come atto volontario. salvo poi… (vabbé, per carità di “patria”, non aggiungo altro).

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