Il Pnrr e l’ape italiana che vola anche senza ali

La crescita economica e la macchina dello Stato, Corriere del Ticino, *, 16 ottobre 2021

Quest’anno l’economia italiana crescerà più di quanto ci si attendeva. Il Fondo Monetario Internazionale ha annunciato di prevedere adesso una crescita del 5,8 per cento, molto vicina a quel + 6 per cento cui punta il governo di Roma.

 L’Italia è il Paese dell’Unione Europea che più di tutti è stato colpito dalla pandemia del Covid19 e dalla crisi economica che ne è derivata. È perciò il primo destinatario degli aiuti stanziati da Bruxelles a sostegno della ripresa dell’economia dell’Unione. Tra aiuti a fondo perso e prestiti a tasso molto agevolato si tratta di 191 miliardi di euro da spendersi nel quadro di un Piano nazionale di ripresa e resilienza, Pnrr, la cui attuazione è la principale ragion d’essere del governo Draghi. La spesa di tali aiuti non ha ancora avuto inizio, ma ciononostante la ripresa è già iniziata.  Ancora una volta insomma l’ape italiana vola anche senza le ali.

L’economia e la società italiane hanno evidentemente delle capacità di auto-orientamento e di auto-regolazione molto più ampie ed efficaci di quanto di solito si pensi. Grazie a ciò la scarsa efficienza della macchina dell’amministrazione dello Stato pesa meno di quanto ci si aspetterebbe. Questo non significa beninteso che abbia senso rassegnarvisi. Chissà infatti quali e quanti ulteriori progressi farebbe l’Italia se le sue istituzioni funzionassero un po’ meglio. Il caso del sin qui mancato avvio del Pnrr dimostra ancora una volta che tentare miglioramenti nel quadro dell’esistente serve a ben poco. Occorre ripensare la macchina dello Stato italiano sulla base di una «filosofia» dell’amministrazione del tutto diversa dall’attuale: un’impresa certo non facile in cui purtroppo nessun governo si è finora cimentato.

Non osando mettere mano a una riorganizzazione generale dei ministeri, quale strumento di gestione organica del Pnrr il governo Draghi ne ha creato uno nuovo: il Ministero della Transizione Ecologica (MITE). Siccome il 40 per cento degli aiuti europei è appunto riservato a progetti orientati verso l’economia “verde” il nuovo ministero è stato immaginato come asse portante dell’intero Pnrr. In tale prospettiva il MITE ha assorbito la struttura e le competenze dell’abolito Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare nonché quelle in materia enrgetica già in capo al Ministero dello Sviluppo Economico. Il nuovo ministero è nato lo scorso 11 febbraio, ma poi si è dovuto attendere fino al 31 luglio perché arrivasse il  decreto con cui veniva organizzato. Ha potuto dunque cominiciare a funzionare solo in agosto, ossia nel mese che in Italia è tipicamente quello delle vacanze, e per di più senza poter ancora contare sui 400 nuovi collaboratori specificamente qualificati che gli occorrono per poter svolgere le sue complesse funzioni di programmazione e coordinamento.

Per dare poi un’idea di quale sia il contesto in cui funzioni del genere si situano in Italia basti la lettura di questo passaggio del Pnrr: « La pianificazione di dettaglio e il coordinamento operativo delle attività e la verifica dell’attuazione sono assicurati da un tavolo tecnico istituito ai sensi dell’art. 2 della Intesa sancita in Conferenza Unificata tra Governo, Regioni ed Enti locali (art. 15 DL n.76 del 2020) che ha l’adottato l’agenda per la Semplificazione concernente le linee di indirizzo condivise tra Governo, Regioni ed Enti Locali. Il tavolo tecnico è composto da cinque rappresentanti designati dalla Conferenza delle Regioni, tre designati da ANCI e UPI e quattro designati dal Dipartimento della Funzione Pubblica, DFP. Le attività di coordinamento e segreteria tecnica sono assicurate dall’Ufficio per la semplificazione e la sburocratizzazione del DFP».

Per quanto riguarda «l’indispensabile lavoro di definizione di standard tecnici comuni di interoperabilità» validi per tutti gli uffici è poi all’opera il Ministero per l’Innovazione Digitale. I primi 25 miliardi di aiuti dall’Unione Europea sono già arrivati ma in questa situazione è molto difficile prevedere quando si potrà cominciare a spenderli. Pur non avendo per il momento alcun effetto concreto, in quanto segnale di fiducia dell’Unione Europea nei confronti dell’attuale governo e dell’economia italiana stanno però già avendo un impatto positivo. Rimotivano le imprese agli investimenti e i consumatori agli acquisti generando così quella spinta a un maggiore ripresa che anche il Fondo Monetario Internazionale ha appunto rilevato.

*quotidiano della Svizzera Italiana

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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