Draghi, la dittatura e quello che conviene sperare

Se facciamo lo sforzo di liberarci del tremendo significato impresso alla parola dalle dittature del secolo scorso e torniamo al suo senso originario, che risale all’antica Roma, possiamo tranquillamente concludere che oggi ci governa un dittatore.

Quando l’antica Repubblica Romana si trovava in un momento di grave crisi, un capo supremo con pieni poteri veniva non eletto ma nominato (dictus) dai Consoli d’intesa con il Senato, e nei sei mesi del suo mandato governava senza dover rispondere di quanto faceva alle assemblee popolari. Nel nostro caso il dittatore, Mario Draghi, è stato nominato non dai Consoli d’intesa con il Senato ma dalla Commissione Europea d’intesa con la Germania, ma in fin dei conti la sostanza non cambia. In un momento di emergenza — per quanto ci concerne non militare bensì finanziaria, ma comunque grave — la democrazia è stata sospesa nella sostanza, anche se non nelle forme. Sarebbe stato più bello se la decisione fosse stata presa a Roma invece che tra Bruxelles e Berlino, ma non  possiamo fare altro che accontentarci.

Basti dire tanto per fare un esempio che, senza attenere la discussione sul bilancio all’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri di giovedì prossimo, Draghi ha inviato a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio, Dpb, in cui lo stanziamento per ogni settore è già definito, ovvero le scelte di priorità, quelle propriamente politiche, sono già fatte.

Ben consapevole dei suoi poteri e di chi glieli ha concessi, il premier Draghi va avanti dritto per la sua strada tenendo a bada con concessioni di facciata i leader più a disagio della maggioranza… di salute pubblica obbligata a sostenerlo alle Camere. Questi, Salvini ma non solo, stanno al gioco anche perché non potrebbero fare diversamente. Resta però ancora un grande ostacolo sulla strada delle riforme che Draghi si è impegnato a fare su richiesta della Commissione: si tratta del groviglio burocratico che rallenta e inutilmente complica la pubblica amministrazione in Italia, e degli interessi di chi su questo groviglio vive e prospera. È una battaglia che Draghi sta combattendo, ma il cui esito è ancora più che mai incerto.

Non rientra poi nel mandato di Draghi, tutto concentrato nell’attuazione del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa. Resta perciò in abbandono la politica estera propriamente detta che per il nostro Paese è più che mai cruciale. L’Italia può adeguatamente pesare in Europa, e non restare sempre nella parte della sorella minore della Francia, solo nella misura in cui rafforza la propria presenza nell’area danubiana e nell’area mediterranea. E per questo appunto occorre una politica estera che oggi non c’è.

A questo punto siamo ad ogni modo a soli 90 giorni o poco più dall’elezione di un nuovo presidente della Repubblica, una scadenza destinata comunque a rimescolare le carte. L’ipotesi a oggi più probabile, e anche più auspicabile nella situazione data, è che Draghi diventi presidente della Repubblica e che alla presidenza del Consiglio vada per così dire un suo pro-console, in pratica sul   modello del sistema lasciato da De Gaulle in eredità alla Francia. In tale prospettiva i due più possibili candidati alla carica di capo del governo potrebbero essere Daniele Franco, alto funzionario della Banca d’Italia ed ora ministro dell’Economia e delle Finanze, e Giancarlo Giorgetti, figura di primo piano della Lega e ora ministro dello Sviluppo economico. Con il primo, uno stretto collaboratore di Draghi, l’appiattimento del governo sulla presidenza della Repubblica sarebbe totale, mentre con il secondo la strada verso il ritorno alla democrazia comincerebbe a riaprirsi. E questo sarebbe meglio non solo e non tanto per la Lega ma per tutti.

25 ottobre 2021

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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5 risposte a Draghi, la dittatura e quello che conviene sperare

  1. francescoaalaimo ha detto:

    E a suo parere il PD potrebbe concordare con Giorgetti capo del governo? E a quali condizioni?

  2. Bocian ha detto:

    Egregio Dott. Ronza, lei si lamenta che l’Italia non abbia una politica estera. Io, per la verità, temo che ce l’abbia, solo che è disastrosa: vedi accondiscendenza ai diktat di Bruxelles (compresi quelli su tematiche che non riguardano affatto l’attuale Unione Europea, la Polonia ne sa qualcosa) o l’atteggiamento di totale cecità, sordità e mutismo verso le violazioni ai patti fatte dai potentati (vedi Germania e Francia), per non dir nulla sull’indecente “via della seta”. D’altronde basta osservare chi abbiamo come Ministro degli Esteri. E non occorre aggiungere altro.
    Saluti

  3. Roberta22 ha detto:

    Sit. Ronza l’ostilità sua e del Movimento su Salvini vi rende come dei tarantolati, simili a Michela Murgia che vede il fascismo anche nel cappuccino e cornetto. Draghi si appresta a cambiare la legge sulle pensioni(quota100) voluta dalla lega ma non si azzarda mai a parlare di modifica del reddito di cittadinanza.

  4. Luthien ha detto:

    Ringrazio il dottor Ronza per aver detto la verità, apertis verbis.
    Draghi è il proconsole imposto dall’Unione europea! Chimato a salvaguardare quali interessi? Gli italiani o quelli di Germania e Francia? Siamo sicuri che coincidano?
    In Italia della democrazia è rimasto un guscio vuoto, privo di sostanza . Dallo stato d’ emergenza allo stato di eccezione, entrambi non previsti in Costituzione, il passo è stato breve. In tutto questo, bisognerebbe essere coerenti , fino in fondo , perché continuare a votare( non a caso larghe fasce popolari si sono astenute alle ultime elezioni. Certe cose, anche senza aver studiato, si intuiscono) ?
    Che che senso ha mantenere il Parlamento? Sarebbe più economico sostituire i parlamentari , con dieci funzionari! Ci costerebbe molto meno! E Il presidente della Repubblica da, garante della Costituzione, divenuto sovrano alla maniera dello Statuto Albertino.?
    Credo abbiano ragione i paesi dell’Europa orientale, quando criticano l’unione europea: non si sono liberati dal comunismo per finire in una gabbia peggiore.
    Ho assistito alla caduta del muro di Berlino, spero di assistere allo sbriciolamento anche della pseudo unione!

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