«no green pass», il fenomeno e le sue molte facce

Tra salute pubblica e libertà personale, Corriere del Ticino*, 27 ottobre 2021

I manifestanti «no green pass» che lo scorso 9 ottobre invasero e misero a soqquadro la sede centrale a Roma della Cgil, il sindacato vicino ieri al Partito comunista e oggi al Partito democratico, erano neo-fascisti.

Quelli invece che il sabato successivo a Milano hanno tentato, pur senza riuscirci, di fare lo stesso con la Camera del Lavoro, la filiale milanese della Cgil, erano anarchici raccolti dietro uno striscione sul quale era scritto «Solidali non con la Cgil, ma con i portuali» (ossia i lavoratori del porto di Trieste scesi spontaneamente in sciopero appunto contro il green pass). Anche se non si traduce in gesti pubblici l’opposizione al green pass è poi diffusa in Italia pure nel mondo dei cattolici tradizionalisti e in quello dei simpatizzanti e degli eredi di mons. Lefevre. Siamo evidentemente di fronte a un fenomeno complesso, segno di disagi che direttamente possono anche c’entrare poco o nulla con il fatto in sé.

In Italia risultano ormai vaccinati oltre l’80 per cento degli abitanti di età superiore ai 12 anni, ed è già iniziata l’inoculazione del richiamo o terza dose agli ultraottantenni e a quelle persone di età minore che sono classificate come fragili. Il vaccino è stato insomma accettato dalla maggioranza assoluta della popolazione anche in base al semplice ragionamento che vaccinarsi sia comunque meglio che non vaccinarsi, e che la situazione di emergenza giustifichi il ricorso a vaccini pure non così sperimentati come quelli tradizionali.

Diverso è invece il caso del «green pass». Secondo un sondaggio effettuato dalla Swg, una delle più note società di ricerche demoscopiche del Paese, il 25 per cento degli italiani, uno su quattro, è contrario all’obbligo del certificato verde e il 41 per cento guarda con simpatia a chi vi si oppone. Quindi fare un sol fascio, come alcuni fanno, dei «no vax», i contrari alla vaccinazione, e dei «no green pass», i contrari all’obbligo di esibire la sua certificazione, è un errore. Nella schiera di chi non vuole essere tenuto al certificato di vaccinazione c’è anche un bel numero di persone vaccinate, e ancor più ce ne sono tra coloro che simpatizzano con le manifestazioni di protesta.

La questione è stata messa all’ordine del giorno, con interessanti risultati, nel convegno sul tema “Il futuro che ci aspetta” promosso di recente a Stresa dalla Fondazione Iniziativa Europa, un istituto di orientamento liberale. Nel corso del convegno sono stati fra l’altro presentati gli esiti di una ricerca ad hoc commissionata a Euromedia Research, la società diretta dalla nota sondaggista Alessandra Ghisleri. Dalla ricerca è risultato che mentre prima della pandemia una larghissima maggioranza degli italiani, l’88,7 per cento, si riteneva una persona libera, oggi soltanto il 54,1 per cento pensa di esserlo ancora. E chi crede di non esserlo più ne attribuisce la causa a un’invadenza del governo nella vita quotidiana dei cittadini.

Quasi il 46 per cento degli italiani ritiene insomma che il governo faccia in qualche modo leva sulla lotta contro la pandemia anche per aumentare il controllo sulla gente, per renderla meno libera.  E così più che mai la pensa quel 16.3 per cento degli italiani che si dichiara o indeciso o contrario alla vaccinazione. Tra costoro c’è poi chi, almeno a parole “annuncia di essere pronto alla resistenza” lavorando a distanza (il 12,1 per cento) o prendendo “un’aspettativa” (il 7,1 per cento). Molti faranno i tamponi all’occorrenza, ma addirittura quasi il 70 per cento dice che eviterà i luoghi in cui il green pass viene richiesto. Si aggiunga poi che “il 24 per cento dei vaccinati dice di rispettare la decisione di chi non si vaccina, e oltre il 14 per cento di loro dice addirittura di condividerla”. In questo quadro in cui il dovere della tutela della salute pubblica s’intreccia cosi problematicamente con il diritto alla libertà personale c’è persino chi suggerisce una via d’uscita originale, anche se non si sa quanto efficace: quella di considerare la vaccinazione come un obbligo non giuridico ma morale, e quindi non soggetto a certificazione.

*quotidiano della Sizzera Italiana

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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