Clima: il coraggio di Draghi a Glasgow e la faccia tosta dei telegiornali

È importante far sapere innanzitutto ai giovani e ai giovanissimi – per ovvi motivi particolarmente influenzabili dall’attuale campagna di paura per il presunto effetto catastrofico dei cambiamenti climatici — che dal 1989 esperti accreditati dall’establishment come oracoli infallibili ci annunciano che se ad ogni costo non passiamo subito ed esclusivamente alle energie rinnovabili, il mondo andrà a gambe all’aria entro dieci anni. Da allora di questi decenni decisivi per la salvezza della Terra ne sono già passati più di tre e un quarto sta iniziando, ma il pianeta continua ad essere abitabile.

In questo quadro, caratterizzato dall’imposizione autoritaria di un cupo pensiero unico in tema di cambiamenti climatici, Mario Draghi ha avuto il coraggio, intervenendo lo scorso 1 novembre alla conferenza mondiale sul clima a Glagow, di rompere il tabù dicendo apertamente che nel futuro prevedibile le energie rinnovabili non basteranno. In attesa che lo diventino occorre quindi continuare ad investire anche nello sviluppo di tecnologie volte a rendere sempre più efficiente e meno inquinante l’impiego dei combustibili fossili.

Al coraggio di Draghi ha fatto però riscontro la faccia tosta del grosso dei giornali e dei telegiornali, che per lo più si sono guardati bene dal dare alla cruciale svolta tutto il rilievo che meritava. Riprendo perciò qui, in una mia traduzione dall’originale inglese, il relativo passaggio del suo discorso: «(…) Dobbiamo tuttavia essere consapevoli che a lungo termine le energie rinnovabili possono avere dei limiti. La Commissione Europea ci dice che non è detto siano sufficienti per raggiungere gli ambiziosi obiettivi che ci siamo posti per il 2030 e il 2050. Dobbiamo perciò sviluppare le alternative oggi a portata di mano ossia quelle che potranno diventare fruibili entro qualche anno. Dobbiamo frattanto investire in tecnologie innovative per quanto concerne la captazione delle emissioni di carbonio. Oggi è chiaro che, per quanto riguarda le nuove tecnologie o infrastrutture che occorrono per l’adattamento, quello dei costi potrà non essere più un problema soltanto se chiameremo a parteciparvi anche il settore privato (…)».

Draghi fa insomma due proposte, entrambe inusitate ma anche entrambe molto realistiche e promettenti: da un lato di impegnarsi nella mitigazione degli effetti negativi dell’impiego di quelle materie prime energetiche che restano per ora insostituibili, e dall’altro di chiamare il capitale privato a investire al riguardo. Osservo per inciso che se a suo tempo quest’ultima proposta fosse stata fatta da Berlusconi tutti gli illuminati l’avrebbero accusato in coro di interessi privati in atti d’ufficio. Draghi invece — buon per noi — piace alla gente che piace, e quindi può dire liberamente quel che gli pare.

Vale poi la pena di ricordare che la temperatura della Terra è aumentata già diverse volte nella storia. Sia in epoca romana che ad esempio tra il IX e il XIV secolo, nell’epoca in cui i Vichinghi chiamarono la Groenlandia con il nome che conserva tuttora e che significa Terra Verde. Oggi l’attività umana provoca emissioni di calore che si aggiungono al riscaldamento naturale e che conviene mitigare, ma è tutto qui. La via maestra all’affronto del fenomeno è l’adattamento e la valorizzazione dei suoi aspetti positivi. Non il blocco a breve termine dell’uso dei combustibili fossili che è comunque impossibile, e che nella misura in cui venisse davvero tentato provocherebbe non una crisi ma una catastrofe economica planetaria. Il riscaldamento globale insomma è un problema ma non un incubo. È un dato di fatto cui occorre adattarsi con il dovuto impegno ma con fiducia e senza paura.

In quanto alle alluvioni, al prosciugamento di laghi e all’inaridimento dei terreni, di cui i telegiornali non cessano di raccogliere notizie e immagini non solo dall’Italia ma da ogni angolo della terra, un’analisi più seria e meno prevenuta delle loro cause consentirebbe di scoprire che nella maggior parte dei casi si tratta di catastrofi causate assai più dall’insipienza dell’uomo che dalle forze della natura.

4 novembre 2021

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Clima: il coraggio di Draghi a Glasgow e la faccia tosta dei telegiornali

  1. Bocian ha detto:

    Perfetto!
    Grazie.

  2. Pingback: La crisi demografica mondiale e la Conferenza che l’Onu non vuol fare | Robi Ronza

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