Macron, la Libia e quello che ci si deve aspettare

Una conferenza sul futuro della Libia, convocata dal presidente francese Macron, si apre oggi a Parigi. Rispetto a un’analoga conferenza precedente, che Macron pretese di convocare da solo, c’è di buono che l’incontro ha luogo sotto la presidenza congiunta di Francia, Italia e Germania.

È meglio ma non è l’ideale se si considera che comunque il nostro Paese è lo Stato membro dell’Unione Europea che più di tutti ha interessi e legami con la Libia. È poco ma è già molto se si considera che da oltre dieci anni (da quando cioè nel 2011, il presidente francese Sarkozy attaccò la Libia di Gheddafi sotto la maschera della Nato) la Francia tenta di prendere in Libia il posto dell’Italia.

La mancanza opposizione a tale attacco, anzi addirittura la partecipazione subalterna ad esso, è uno dei grandi errori storici di Berlusconi, allora presidente del Consiglio. Da allora in Libia più che i governi succedutisi a Roma ci hanno salvato la concreta presenza dell’Eni e la sua abile politica estera “parallela”. Andando a Parigi a co-presiedere la conferenza convocata da Macron Draghi ha cominciato a risalire la china, ma è chiaro che le forme della diplomazia corrisponderanno alla sostanza delle cose solo quando e se Macron verrà invitato a sedere come co-presidente a una conferenza sulla Libia convocata a Roma da Draghi.

Diventa sempre più urgente rendersi conto che, in un frangente storico caratterizzato da un ridimensionamento della presenza strategica planetaria degli Stati Uniti, i Paesi di media potenza come l’Italia devono riassumere pienamente in sede internazionale il loro rispettivo ruolo “regionale”. Nel nostro caso in una “regione” in cui in varia misura rientrano per un verso i Paesi adriatici e danubiani e per l’altro i Paesi rivieraschi del Mediterraneo sudorientale e quelli del Corno d’Africa. Oggi di fronte a una Bosnia dove rischia di scoppiare di nuovo la guerra, a un’Etiopia squassata da rivolte che ne mettono in forse la stessa sopravvivenza come Stato, a una Siria dove non riesce a finire una guerra sempre più insensata e a un Libano nel marasma, l’Italia non c’è. Questa assenza è irresponsabile. Per il bene della pace e nel nostro interesse. ci si deve augurare che l’iniziale svolta riguardo alla Libia non sia la proverbiale rondine che non fa primavera.

12 novembre 2021

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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