Julián Carrón: comunicazione interna

Sono tra quei molti membri della Fraternità di Cl cui dispiace che con breve preavviso sia stato annullato senza darne i motivi l’atteso video-incontro via Internet in programma questa sera con Julián Carrón, il suo presidente dimissionario.

L’incontro, noto come «Scuola di comunità» (spiego per i lettori non addentro all’ambiente cui è rivolta questa… comunicazione interna), era in programma quale parte di una serie a scadenza mensile di sue riflessioni offerte, in parte in diretta e in parte in differita, alla vasta platea internazionale dei membri della Fraternità. Sullo spunto degli interventi di alcuni interlocutori invitati, aspetti-chiave dell’esperienza umana vi vengono approfonditi a partire dalla testimonianza della vita e del pensiero di Luigi Giussani, e perciò dalla proposta cristiana.

Qualche giorno fa, lo scorso 15 novembre, don Carrón si è dimesso dalla carica di presidente della Fraternità, che ricopriva dal 2005, “per favorire da subito il processo di cambiamento richiesto alle associazioni internazionali di fedeli riconosciute dalla Santa Sede”.

Sono tra quelli cui sarebbe piaciuto che il video-incontro di questa sera avesse luogo come da programma diventando spunto per un momento di informazione e di condivisione cordiale dei motivi di tale suo gesto. In circostanze del genere è sempre meglio parlare perché meno si parla e più si lascia spazio a illazioni e a pettegolezzi. Almeno così la penso io. Nel momento in cui per lealtà dico questo apertis verbis dico però anche subito che rispetto la diversa scelta di don Julián che può essere ispirata a motivi a me ignoti, se conoscessi i quali potrei essere d’accordo con lui.

Senza dunque poter entrare nel merito per mancanza di informazioni, e invitando tutti coloro che come me non sono informati a fare altrettanto, essendogli in ogni caso grato per gli anni che ha trascorso nel difficile ruolo di primo successore di una grande figura come don Giussani, riprendo qui quanto scrissi su di lui nel mio recente Luigi Giussani, Comunione e Liberazione & oltre (cfr. tra l’altro in questo stesso sito Luigi Giussani, padre di Comunione e Liberazione ma non solo, e Due libri, 1976_2021). Si tratta di un volume uscito nel gennaio scorso, dunque  diversi mesi prima della pubblicazione del decreto del Dicastero per i Laici che ha messo in moto il processo ora sfociato nelle dimissioni di Carrón.

Robi Ronza, Luigi Giussani, Comunione e Liberazione & oltre, Edizioni Ares, Milano, gennaio 2021, pag. 126-28:

“(,,,)  Per un movimento ecclesiale, come in certo modo pure per qualsiasi altro soggetto sociale, gli anni che immediatamente seguono alla scomparsa del fondatore sono sempre un periodo molto delicato; e tanto più delicato quanto più grande era la statura del fondatore stesso. Si pensi per esempio al travaglio che seguì alla morte di san Francesco d’Assisi in quello che nel secolo XIII era in pratica, come si diceva, un movimento ecclesiale per molti aspetti paragonabile, al di là di ogni ovvia differenza, a ciò che CL è nel nostro tempo.

Quello del fondatore non è un compito ereditabile. Aver fondato qualcosa è un fatto, e i fatti non si ereditano. In particolare, nel caso della fondazione di una realtà ecclesiale il fondatore è stato lo strumento attraverso il quale è passata l’azione dello Spirito. Nella misura in cui autenticamente perdura la realtà di Chiesa che ne è nata, del carisma del fondatore sono eredi e depositari tutti i suoi membri e non soltanto alcuni, né tanto meno qualcuno può esserne titolare in esclusiva in forza di un ruolo o di un incarico per importanti che siano.

Il primo successore è appunto soltanto un successore non meno di tutti coloro che verranno dopo di lui. Per ragioni invece che attengono più che altro alla psicologia sociale, dai primi successori molti si attendono, pur senza confessarlo, che siano in certo modo delle «reincarnazioni» del fondatore, con tutti gli equivoci, i disagi e anche le tensioni che da ciò possono derivare. E d’altra parte ci può anche essere chi comunque si convince che il primo successore pretenda di esserlo, o infine chi guarda inconsciamente a lui come a un usurpatore. Quello del primo successore è insomma un incarico sempre molto difficile e spesso ingrato. Anche per tutti questi motivi, nel quadro di un’esperienza di comunione cristiana – in cui si è chiamati in primo luogo a essere «una sola cosa perché il mondo creda», secondo la preghiera di Cristo al Padre nell’Ultima Cena – il primo successore merita innanzitutto un’obiettiva simpatia. (….)”

17 novembre 2021

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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14 risposte a Julián Carrón: comunicazione interna

  1. francesco cacopardi ha detto:

    Se uno serio, come è stato ed è Carron, si dimette, chiude tutto e stop!! O vuoi che faccia il furbo alla Bianchi con la comunità di Bose???

  2. Francesco Francia ha detto:

    Ascolta, Ronza. Io, il mio amico Alfredo e sua moglie Gabriella, che abitiamo nella bergamasca, ci siamo visti a cena e, dopo esserci chiesti reciprocamente come va, inevitabilmente abbiamo parlato di questo momento storico del Movimento che ci ha educati alla fede, e abbiamo pensato che Gesù dopo risorto se n’è andato via, dalla terra in cielo; che morto un Papa se ne fa un altro; che siamo sopravvissuti all’essere andati via di casa; che abbiamo tirato su figli che sono riusciti a sopravvivere a noi fuori di casa nostra; eccetera. Io sono cattolico apostolico, e soprattutto romano; a lui, che è bergamasco, dà un po’ fastidio essere romano nonostante sia cattolico e apostolico pure lui: ma accetta questo fatto con spirito di obbedienza e con saggia pazienza. Soprattutto perché l’Atalanta è una grande squadra e ha una bella società sportiva. In ogni caso, ci dà fastidio che gente come te semini dubbi, zizzanie camuffate (come iun questo articolo) da interventi ispirati a una saggezza in cui ti specchi, lamentele su come dovrebbero essere le cose e non sono, su come bisognava farle e non sono starte fatte. Tu scrivi da anni su tutto, intervieni su tutto, hai da dire e far riflettere su tutto, inventi problemi dove non ce ne sono e come sulle parole prese in prestito dalle altre culture: probabilmente ti piacerebbe essere la reincarnazione di Manzoni, e allora ti sugerisco di studiarti gli Scapigliati. Prima hai scritto che non ti andava bene che Carron non parlasse del futuro cambiamento. Adesso che se n’è andato alle guadagnate Maldive, non ti va bene come se n’è andato. Io e Alfredo allora abbiamo pensato che il modo migliore per dirtelo fosse in romanesco: adesso che Carron ti ha spiazzato dimettendosi e non dandoti il contentino di dirti perché l’ha fatto nel modo adolescenziale in cui lo volevi tu alla Scuola di comunitaà; ebbene: a Robbè’, emmo’ di che cazzo parli? Emmo’ acché t’attacchi? Pensi che questo sia fare il Movimento? Meglio chiudere tutto! Ah, come capisco Carron; come non invidio il suo successore: che gli dirai? La smetti di dispensare retorica vecchia su tutto? Di farci sentire la tua superiorità su tutto? La smetti di tirarti dietro gente fragile? Per farla rimanere a quando donGius faceva Giesse o il Clu e tu attaccavi i Tazebao per diventare giornalista? Perché non vai un po’ a dormire coi poveri? O a metterti a lavorare insieme a loro facendoli guadagnare, senza prendere un soldo? Non ce li hai dei nipotini? La prossima volta che ti viene un’idea, pensala bene e basta. Se meriterà di essere pubblicata… “ai (tuoi) posteri l’ardua sentenza”. Ah, dimenticavo: Alfredo ci teneva che ti dicessi, sempre in romanesco (si è affezionato a me; sai, noi siamo dei poveri cialtroni che non vivono di parole ma solo di parolacce, quelle che sintetizzano il pensiero con efficacia, e lui apprezza obtorto collo il romanesco perché arriva prima del bergamasco): hai rotto ‘r cazzo.

  3. Enrico Moltrasio ha detto:

    Ciao Robi,
    so che non hai bisogno di essere difeso, ma mi è necessario comunicare la mia vicinanza.
    Caro Francesco,
    essendo fratelli appartenenti alla stessa storia mi rammarica la tua posizione.
    Non voglio accettare la tua sfida nell’affermare chi è nel giusto, nell’errore o altro, ma fraternamente ti invito ad incontrare insieme Robi, così le tue rimostranze, dubbi o altro sono sicuro saranno discussi e magari anche chiarificati. Mi pare che, in un momento comunque impegnativo come questo, la cosa più importante sia a provare a cambiare la modalità di rapporto, almeno tra di noi, piuttosto che continuare ad affermare sempre e solo contro o a favore di chi si è.
    Un abbraccio fraterno Enrico

  4. marco rossi ha detto:

    Andate a leggere cosa dice Giussani a Robi Ronza nel suo libro “il movimento di comunione e liberazione” dalle pagine 191 a 195. Risponde proprio alle perplessità che da sempre Ronza rileva sul movimento: Giussani – arriva a dire – preferisce (persino!) il rischio del dispotismo a procedure di controllo. Andate veramente a leggerle perchè sono preziosissime e a me confortano molto. come si suol dire: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

  5. Alfonso Nardi ha detto:

    Ronza(,)un bla bla bla inutile!

    • Robi Ronza ha detto:

      Colgo la circostanza per spiegare che “approvo” commenti del genere nel senso che li accetto in nome della libertà di espressione, e non certo perché li condivida Tra l’altro non essendo argomentati non c’è nemmeno modo di capirli. Mi sembrano piuttosto reazioni informi , sintomo di disagi inconsapevoli, che casualmente prendono spunto da quanto ho scritto. Resto in attesa di saperne qualcosa di più.

  6. Alfonso Nardi ha detto:

    Tranquillo nessun disagio inconsapevole…semplicemente è il momento del silenzio per dare spazio ad un Altro (ma evidentemente non sei capace, pazienza)

    • Bocian ha detto:

      A leggere quello che ha scritto Francia (e altri), parrebbe che: a) tanto silenzio non ci sia; b) che lo spazio sia stato lasciato non a un Altro ma ad “altro”, ovvero a una reazione livorosa contro Robi Ronza, colpevole di aver espresso una ragionevole perplessità e (ho il dubbio) di non aver voluto lavare i panni in famiglia. Da esterno, faccio veramente fatica a capirvi.

  7. Caiata ha detto:

    Riprendo dal mio post su FB di qualche giorno fa:

    Caro Robi, sono un tuo grande estimatore, ma questa tua uscita non la capisco e la trovo inopportuna. Simili momenti topici, come quando muore qualcuno o quando viene fatto un Papa o ancora si prende coscienza del popolo di Dio e via di seguito, sono un dono, benché a volte faticoso, cui stare di fronte con devoto silenzio e con uno strano senso di sacralità. Perché ci stanno comunicando altro, rispetto alla circostanza concreta, ci procurano una vertigine ed un sapore d’infinito – misto anche a timore, certamente – ma con un desiderio ultimo di lieto abbandono e di speranza, in forza dell’obbedienza cui il Gius ci ha sempre richiamati. Permanere in tale atteggiamento è l’aiuto più concreto che possiamo darci, a mio avviso, piuttosto che ridurre parabolicamente la profondità dello sguardo a ragionamenti che in questo momento sollevano solo sospetti, dubbi e negatività.

    Personalmente, le dimissioni di Julian non hanno suscitato in me illazione alcuna, contrariamente a quanto scrivi. Hanno piuttosto fatto esplodere la domanda di tutto che mi porto dentro, ed il bisogno di stare a quanto accade, con un sentimento religioso più forte che mai, vissuto in una posizione quasi meditativa e di possibile crescita. Le illazioni, semmai, le ho sentite fastidiosamente sorgere in me dopo aver letto quanto hai scritto. Me n’è dispiaciuto, perché mi è sembrato venisse inquinata la purezza dei miei pensieri di rispetto verso Julian, che davvero mi è stato padre, per come ha saputo condurmi per mano in questi anni. Il resto, le modalità con qui questo momento storico ci si sta rivelando, non mi interessano; perlomeno non ora.

    E poi, se posso permettermi, non sento vero nemmeno quanto affermi su chi occupa lo scranno di primo successore alla morte del fondatore. Anzi, la certezza che la scelta fosse stata anticipatamente voluta dal Gius, mi ha sempre indotto a guardare a Carròn con benevolenza. Sarà diverso il futuro; ma simili sentimenti – di nuovo – ricadono nella corruzione che i nostri pensieri introducono sulla realtà, quasi a volerci sostituire allo Spirito di Dio, per correggerne le imperfezioni. Stolti che siamo.

  8. Aurelio Benetti ha detto:

    Conosco da una vita Robi Ronza e in certe circostanze cruciali del passato, come nel post‘68 mi ha aiutato molto a meglio comprendere quello che stava succedendo e ha contribuito a far sì che io, come tanti giessini di allora non hanno fatto ma se ne sono andati, rimanessi saldamente attaccato a quanto (ed è tanto) nella Chiesa cattolica è stato costruito da don Giussani e poi da Carròn.
    La sua riflessione sul momento attuale del movimento di C.L. da esperto giornalista e scrittore qual è, oltre che da “vecchio”ciellino, mi sembra non sia altro che un tentativo (discutibile come tutti i tentatvi per carità, per chi almeno lo vuole fare serenamente) di “assumersi in prima persona la responsabilità del carisma” come invita a fare Carròn nella sua lettera di dimissioni del 15 novembre scorso.
    I responsabili della Fraternità di C.L. ci chiedono del resto, nella lettera dell’ altro ieri, di “vivere questa circostanza come occasione di crescita della nostra autocoscienza ecclesiale” e non di fare semplicemente silenzio.
    Mi hanno sorpreso perciò i commenti piuttosto drastici o addirittura volgari alle riflessioni di Ronza che non tentano nemmeno di contribuire ad un dialogo costruttivo. Non penso che un ciellino responsabile o anche solo un cattolico responsabile o anche solo un cittadino responsabile debbano informarsi su ciò che succede esclusivamente sulla stampa nazionale che anzi spesso e volentieri travisa e distorce non solo quello che riguarda il Movimento ma anche quello che riguarda la Chiesa e il cristianesimo.
    Aurelio Benetti

  9. Alberto ha detto:

    “Si pensi per esempio al travaglio che seguì alla morte di san Francesco d’Assisi in quello che nel secolo XIII era in pratica, come si diceva, un movimento ecclesiale per molti aspetti paragonabile, al di là di ogni ovvia differenza, a ciò che CL è nel nostro tempo”.

    Siamo ai titoli di coda…

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