L’Onu e quella Conferenza sulle migrazioni irregolari che non ha convocato mai

Quei migranti infreddoliti — che i telegiornali ci mostrano quasi ogni giorno ammassati dietro barriere di filo spinato o pigiati su gommoni in balia delle onde del Mediterraneo — hanno speso ciascuno da 5 a 10 mila dollari per giungere là dove li vediamo.  Arrivare in Europa lussuosamente in aereo in prima classe avendo viaggiato in limousine da casa all’aeroporto, e avendo se necessario atteso il giorno della partenza in un hotel/airport a cinque stelle, sarebbe costato loro molto meno.

È questo un dato di fatto che dovrebbe bastare già da solo a dare l’idea di quanto strumentale sia il fenomeno e di quanto lacunosa e distorta sia l’immagine che ce ne danno i media. Siamo certamente di fronte a dei disperati: solo per disperazione infatti una persona può decidere di buttarsi o tanto più di buttare figli di pochi anni in un’avventura del genere spendendo perciò somme così ingenti.  Non siamo però di fronte a dei miseri. Magari spendono così tutto ciò che hanno o anche i risparmi di un intero gruppo parentale, ma comunque si tratta comunque di risorse di cui dispongono.  Così come sono di solito abbigliati a noi sembrano dei miseri, ma in effetti nei Paesi da cui provengono sono dei ceti medi con aspettative e con disponibilità molto diverse da quelle del grosso dei loro connazionali.

Può darsi che il fenomeno si sia generato spontaneamente, ma sta di fatto che oggi viene stimolato e gestito da un’alleanza trans-nazionale di organizzazioni criminali che attraverso di esso fanno razzia dei patrimoni di questi nascenti ceti medi prosciugando risparmi il cui investimento diretto avrebbe potuto dare un grande contributo allo sviluppo delle loro patrie.

Giunti all’ultima tappa della loro odissea le vittime di questa tratta, dopo che illudendole i trafficanti hanno spremuto da loro tutto ciò che potevano spremere, cascano sulle spalle dei governi dei Paesi sviluppati verso cui si dirigono, che si vedono costretti a spendere miliardi per il loro soccorso e per la loro accoglienza. E possono anche venire cinicamente usati come massa di manovra da governi senza scrupoli, come ad esempio accade adesso con i migranti che la Bielorussia ha mandato a prendere in Medio Oriente per poi portarli ad ammassarsi al suo confine con la Polonia. Resta poi infine da capire, con riguardo alla raccolta dei migranti nelle acque del Mediterraneo, il ruolo di ong che non svolgono alcuna altra attività di assistenza o di cooperazione allo sviluppo e che dispongono delle ingenti risorse che occorrono per noleggiare e per tenere in navigazione navi addette alla raccolta in mare aperto di migranti che navigano in direzione di Paesi dell’Unione Europea. Migranti che poi vanno a trasbordare su navi militari o a far sbarcare in porti di Stati mediterranei dell’Ue diversi da quelli per lo più nord-europei dove hanno le loro sedi.

Il problema peraltro non è solo europeo ma mondiale, con analoghi flussi diretti da sud verso il Nordamerica, e da varie direzioni verso gli Stati più sviluppati o comunque più stabili del Medio e dell’Estremo Oriente. Già qualche giorno fa scrivevo di quella Conferenza sulla popolazione che l’Onu non riconvoca più dal 1994. Ci sarebbe però qualcosa da dire pure su quell’ auspicabile e ormai urgente Conferenza sulle migrazioni irregolari che l’Onu non ha convocato mai.

22 noembre 2021

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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4 risposte a L’Onu e quella Conferenza sulle migrazioni irregolari che non ha convocato mai

  1. Carlo Meazza ha detto:

    Anche in questo caso è facile, da casa nostra, dire cosa dovrebbe o non dovrebbe essere fatto. Non credo che una conferenza dell’Onu serva molto, come a non molto sono servite purtroppo fino ad ora quelle sul clima, nonostante un grosso movimento giovanile internazionale di presa di coscienza di quei problemi. Poi: certamente un africano molto povero o in cattive condizioni fisiche non può nemmeno pensare di partire … si rassegna. Altri, non tutti gli altri, tentano di migliorare la loro vita altrove. Sarà sempre di più così, con o senza conferenze dell’Onu. È un loro diritto quello di sperare in una vita migliore e un nostro dovere favorirlo. Non sono particolarmente orgoglioso di essere italiano o europeo, ma so di essere stato molto fortunato per essere nato da questa parte del mondo ma orgoglioso, in questo caso molto, per far parte di un paese che salva naufraghi in mare e non mi interessa sapere granché delle ong che lo fanno. Lascio volentieri queste polemiche e curiosità a Salvini, ,Giorgia Meloni & c. Che abisso tra quegli africani che cercano di dare un senso alla loro vita in quel modo e noi, comodi e protetti, che li vediamo alla tele. Chiudo dicendo che se il nostro mondo, “civiltà occidentale”, ha qualche possibilità di migliorarsi la può cercare in quel mondo di “migranti irregolari” So però che non è così facile, o forse lo è ma non riusciamo a vederla semplice, irrigiditi dalla ruggine che ci copre da tempo.

    • Bocian ha detto:

      “Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese d’origine.
      I pubblici poteri avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l’ospite sotto la protezione di coloro che lo accolgono.
      Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie.
      L’immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri.”
      (Dal Catechismo della Chiesa Cattolica)

      Sarebbe interessante meditare su quel “nella misura del possibile” e su quel “subordinare l’esercizio del diritto….al rispetto dei doveri” e financo su quel “rispettare con riconoscenza etc. etc.”.
      Non sarebbe neanche male cercare di capire perché una ONG di un paese straniero, su nave battente bandiera straniera e comandata da comandanti stranieri si senta in diritto di sbarcare i migranti in terra italiana anche quando (Carola Rakete docet) potrebbe benissimo chiedere al SUO paese di accoglierli, assieme agli oneri economici conseguenti per assicurargli una permanenza dignitosa. Quest’ultimo, manco a dirlo, è il punto dolente del quale, a quanto pare, si preferisce non parlare: l’accoglienza ad ogni costo che però si ferma al “lasciamoli entrare”. Cosa vadano a fare dopo, come debbano campare, dove debbano abitare, come controllare chi non ha il diritto di rimanere (o magari lo perde perché delinque) pare che non sia di moda chiederselo.
      Talvolta si cita il Buon Samaritano di evangelica memoria, scordandosi che quello aveva e metteva sul banco soldi suoi, non faceva l’elemosina pretendendo poi di detrarla dalle tasse e neppure faceva collette fra gli amici per pagare la sua “generosità”.

      • Carlo Meazza ha detto:

        …rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che li ospita…ecc.ecc. È una domanda retorica ma inevitabile: ma cosa abbiamo fatto noi, occidentali, per secoli da loro? Abbiamo rispettato i loro beni materiali? Abbiamo rispettato le loro culture millenarie? Cosa abbiamo fatto in sud e nord America, in Africa e Asia? E non migravamo da poveri, ma aggredivamo uccidendo e sterminando indios e indiani…o no? È poi quel…con riconoscenza… mi sembra proprio paternalistico e irriguardoso. Certo, esistono delle leggi e queste devono essere rispettate da tutti, inutile ricordarlo. Ma dirlo mi pare presupponga nei “migranti irregolari” una predisposizione a infrangere le leggi. O no? Infine: dove è finito il valore della “gratuità” ? Poi, Robi, se potessero venire qui senza attraversare il deserto e il mare e stare nei lager libici trattati come bestie, non pensi lo farebbero volentieri. Si accontenterebbero di andare all’aeroporto in bus (e non in limousine come dici tu), di viaggiare in classe turistica e di aspettare l’aereo, nel caso di un suo forte ritardo, su una poltrona e non in un hotel a 5 stelle…So perché hai scritto così ma scegliere il deserto, spendendo tutti quei soldi, é per loro inevitabile. A noi, la drammaticità di scelte così, é stata risparmiata. Per quanto mi riguarda cerco di tenerne conto

      • Bocian ha detto:

        Caro sig. Mazza, non le sembra davvero “retorico” citare le colpe dei nostri padri (al netto dell’idiozia antistorica di certa cancel culture che evidentemente inizia a far presa anche da noi) per giustificare comportamenti quantomeno discutibili?
        Non le sembra (almeno) fuori luogo dare del “paternalistico e irriguardoso” (e perché mai, poi) a un articolo del catechismo che dice solo cose di buon senso, le stesse che ognuno di noi pretenderebbe da una persona ospitata a casa propria. E che c’entra la “gratuità”, confusa con un benestare aprioristico ad atteggiamenti spesso pretenziosi e in aperta violazione delle leggi che uno stato si è liberamente dato?
        Non le sembra, infine, di aver dimenticato di renderci edotti su come agire nei confronti di coloro che, pur soccorsi e sfamati, mettono in atto e propagandano azioni e atteggiamenti che non solo non sono “riconoscenti” nei confronti di coloro che gli hanno salvato la pelle ma ne violano le regole? E non le sembra strano che la stragrande maggioranza dei migranti clandestini provenga da paesi (india, pakistan, bangladesh) che avrebbero tutt’altre strade che non percorrere un deserto sterminato e mettersi in mano ad aguzzini mercanti di uomini e scafisti profittatori?

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