Storie di ulivi, di gasdotti e di una politica energetica che non c’è

Sepolti come siamo da quasi due anni sotto la coltre di una confusa comunicazione sulla pandemia e di un inutile chiacchericcio politico, sono ormai molti i fatti importanti dei quali restiamo all’oscuro. È questo il caso fra gli altri dell’entrata in funzione del TAP, il gasdotto lungo 878 chilometri che provenendo dall’Azerbaigian raggiunge in Puglia la rete dei gasdotti che servono il grosso dei Paesi dell’Unione Europea. E più in generale è il caso di una questione cruciale come quella della politica energetica.

Vi ricordate i sit-in e i blocchi stradali dei manifestanti schierati a Melendugno (Brindisi) e dintorni contro il gasdotto TAP che al termine del suo percorso sottomarino attraverso l’Adriatico avrebbe cominciato ad addentrarsi in un territorio ricco di uliveti? Per questo secondo il comune di Melendugno e i “verdi” non avrebbe più potuto andare oltre. Per qualche settimana sui telegiornali quasi non si era parlato d’altro. Dopo un po’ invece non se ne è più sentito dire nulla, tanto che qualche sprovveduto avrebbe potuto pensare che di quel gasdotto non si facesse più niente.  

Come è ovvio non è stato affatto così: zitto, zitto il gasdotto è andato avanti mentre gli ulivi minacciati dalla sua avanzata venivano amorosamente messi in salvo. Nel novembre 2020 il gas azero ha infine cominciato a fluire attraverso il gasdotto ormai completato mentre ognuno delle migliaia di ulivi spostati durante i lavori della sua posa tornava al proprio posto grazie alla targhetta con un codice a barre che di ciascuno indicava “il punto esatto georefereziato e anche il lato di orientamento al sole”. E il bello è che, siccome nel frattempo la xylella ha fatto strage degli ulivi rimasti all’aperto, in molti uliveti gli unici alberi rigogliosi e in buona salute sono quelli ritornati a casa dopo aver trascorso un paio d’anni altrove, coperti da teli di plastica e attentamente tenuti al riparo dal parassita.

Realizzato dal consorzio TAP, Trans Adriatic pipeline AG, che ha sede a Baar (Canton Zugo, Svizzera) e di cui sono azionisti la Snam (al 20%), l’inglese BP (20%), l’azera SOCAR (20%), la belga FLUXYS (19%), la spagnola Enagàs (16%) e la svizzera Axpo (5%), il nuovo gasdotto, capace una volta a regime di trasportare 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno, garantisce all’Unione Europea  un’offerta energetica in concorrenza con quella del gas russo trasportato dal Nordstream 2. Altre simili infrastrutture sono in progetto o già in costruzione: un gasdotto destinato a collegare i giacimenti norvegesi alla Polonia attraverso la Danimarca, e altri dal Mediterraneo sudorientale al Sud Europa che sono ovviamente di più particolare interesse per l’Italia. Siccome in ogni caso i combustibili fossili resteranno la fonte primaria di energia nei prossimi decenni, la politica energetica e l’integrazione tra loro di tutti questi gasdotti dovrebbe essere uno degli impegni principali di un’Unione Europea che fosse, diversamente da quella attuale, attenta alla sua vera ragion d’essere.

24 novembre 2021  

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Storie di ulivi, di gasdotti e di una politica energetica che non c’è

  1. citevviv ha detto:

    constato con rammarico che, a fianco del negazionismo vaccinale, vi sia anche un negazionismo del cambio climatico. Appare curioso che si presti a questa scellerata politica non solo le holding legate alle fonti fossili ma anche una “persona” che ha, realisticamente, nipoti che vivranno su questa terra ben dopo la sua dipartita

    • Robi Ronza ha detto:

      Non so da dove lei abbia dedotto che io nego il cambiamento climatico. Con l’aiuto del motore di ricerca interno di questo sito potrà trovare ampia prova del contrario. In quanto alla vaccinazione anti-Covid 19 sappia che mi sono fatto vaccinare non appena possibile fino alla terza dose compresa. Non però perché pensi che la vaccinazione ci renda invulnerabili (come per diverso tempo hanno voluto farci credere), ma per il semplice motivo che ritengo sia meglio essere vaccinati che non esserlo.

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