Firma a Roma in pompa magna del trattato del Quirinale: ma ce n’era bisogno?

Rimasto segreto fino al momento in cui oggi è stato sottoscritto, sin dallo stile del suo nome il trattato del Quirinale tra Italia e Francia si ispira al trattato dell’Eliseo che la Francia del generale De Gaulle siglò nel 1963 con la Germania del cancelliere Adenauer.

Come nell’uno anche nell’altro i due Stati firmatari si impegnano ad estese e regolari consultazioni con riguardo in pratica ad ogni questione di rilievo internazionale. Se però – spentesi al Quirinale le luci della fastosa cerimonia odierna, cessati gli squilli delle trombe mediatiche che l’hanno accompagnata e svanite le scie bianco-rosse-verdi e bianco-rosse-blu tracciate per la circostanza nel cielo di Roma dalle «Frecce Tricolori» — si va al nocciolo della questione, appare chiaro che i due trattati non hanno niente a che vedere l’uno con l’altro. E soprattutto non ci si può non domandare: ma ce n’era bisogno?  

Il trattato dell’Eliseo venne concluso trent’anni prima della firma a Maastricht degli accordi istitutivi dell’Unione Europea; e quando ancora la Germania, divisa e schiacciata sotto il peso del suo recente passato nazista, contava molto meno di quanto avrebbe potuto tenuto conto della sua forza economica e della sua dimensione demografica. Il trattato del Quirinale è stato invece siglato oggi, in un’Europa in cui il grosso del potere politico è ormai passato a un’Ue sempre più sotto l’egemonia di una Germania riunita e ormai riabilitata, e nella quale sono lontani i tempi in cui l’economia italiana pesava quasi quanto quella francese.

Facendo seguito a una proposta della Francia, l’annuncio e l’avvio dei negoziati per il trattato del Quirinale risale al gennaio 2018, al tempo del governo Gentiloni.  La sua gestazione venne poi sospesa durante il primo governo Conte per riprendere poi con il secondo.  La decisione venne presa senza alcun previo dibattito in Parlamento e i relativi negoziati vennero condotti in forma riservata fino al punto che il tuo testo è stato pubblicato soltanto oggi, dopo la sua firma. Stando così le cose il Parlamento non potrà fare altro che ratificarlo portando così a conclusione un’altra vicenda sintomatica della crisi della democrazia italiana. A questo punto lasciarlo ancora in sospeso avrebbe comunque provocato inutili attriti con la Francia. Draghi ha dunque in ogni caso fatto bene a giungere alla sua firma. Resta poi da capire che cosa farsene.

Per meglio chiarire il quadro in cui il nuovo trattato si situa bastano alcuni pochi dati: la Germania ha oggi quasi 83 milioni di abitanti e un prodotto nazionale lordo, PIL, che nel 2019 ammontava a 3435,2 miliardi di euro; la Francia ha quasi 65 milioni di abitanti e un Pil di 2425,7 miliardi, l’Italia ha un po’ di 60 milioni di abitanti e 1787,7 miliardi di PIL.  Il trattato dell’Eliseo è alla base di una solida e stabile alleanza franco-tedesca all’interno della quale nel tempo i rapporti di forza sono molto cambiati. Al momento della sua firma per i motivi già più sopra accennati i due Paesi avevano più o meno lo stesso peso; anzi, in qualche circostanza la Francia pesava anche di più. Adesso invece non è più così. Alla ricerca di un alleato consistente ma comunque minore con cui stare alla pari con la Germania nell’Unione Europea Parigi ha trovato conveniente rivolgersi verso Roma. Tutto ciò conviene anche a noi? A mio avviso no. Nella triade che così verrebbe a formarsi in quasi situazione e combinazione l’Italia, pur potendo anche non essere una semplice pedina, finirebbe sempre tuttaia di dover stare al gioco di qualcun altro. A mio avviso noi possiamo pesare stando alla pari con Germania e Francia solo nella misura in cui diventiamo entro il nucleo dell’Unione Europea un primo interlocutore ad intra dell’Europa centrale e danubiana e ad extra dei Paesi del Mediterraneo sudorientale.

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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5 risposte a Firma a Roma in pompa magna del trattato del Quirinale: ma ce n’era bisogno?

  1. Carlo Meazza ha detto:

    Robi, non credo che Gentiloni, Mattarella, Draghi e Macron siano degli sprovveduti e facciano le cose tanto per fare. Ci saranno certamente dei motivi importanti e utili per entrambi i paesi dietro e dentro quel trattato, perchè essere sempre così diffidenti e polemici? Mi sembra inoltre che l’incontro non si sia svolto in “pompa magna”, certamente niente di paragonabile, per fortuna, con quanto organizzato in occasione dell’incontro Berlusconi-Gheddafi. Altri tempi, altre persone, altro livello civile, altri pensieri e altro stile. O no? Il parlamento non coinvolto? Non credo che Mattarella appoggi una scelta antidemocratica. Circo mediatico? Mi sembra che in questo caso i giornali e le televisioni abbiano dato solo le notizie. Carlo

  2. Bocian ha detto:

    Trovo abbastanza incredibile che la firma su un Trattato fra l’Italia e qualunque altro Stato, di qualunque cosa parli, fosse pure il commercio del formaggio, venga posta PRIMA che il Parlamento (e pure il resto della nazione) venga ALMENO informato sui suoi contenuti.
    Trovo ancora più incredibile che, per giustificare questo ennesimo sberleffo alla democrazia e al dibattito parlamentare (e anche alla corretta e completa informazione dei cittadini) si cerchino improbabili arrampicature sugli specchi a colpi di tinteggiatura fideistica dei firmatari e di richiamo quasi nostalgico (poteva mancare?) del nemico di sempre (e che nulla c’entra in questo caso).
    Mah…

  3. Ricciotti ha detto:

    Gentilini, Letta, Mattarella, Fassino. La “scuola” Prodi cerca sempre un padrone straniero a cui vendersi. Popolari e democratici spero ne subirete le conseguenze.

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