Lo shock energetico di cui non si parla, e chi ha il potere di mettere il popolo in… coma farmacologico

Se c’è un sintomo evidente del clima di incipiente regime in cui stiamo vivendo questo è la visione uniformemente distorta che tutti i maggiori quotidiani, giornali radio e telegiornali danno dell’attualità.

Per seria che sia la pandemia attualmente in corso alla scala planetaria, non è affatto l’unica cosa o quasi di cui ci dobbiamo occupare e preoccupare. Era una cosa sconsiderata non pensare ad altro già quando il Covid19 apparve sulla scena, ma tanto più lo è adesso quando non soltanto si dispone di vaccini ma anche si è imparato a curare molto meglio la malattia.  La moderna comunicazione di massa è più quantitativa che qualitativa: ciò di cui si parla di più, qualunque ciò sia e in qualunque modo se ne parli, è la cosa più importante. E se in pratica si parla di una cosa sola, quella sola è ciò che conta. C’è fin qualcosa di sospetto nell’insistenza con cui l’ordine costituito politico-mediatico continua oggi a mobilitarsi per spingere la gente a non pensare ad altro. Tanto è sbilanciata l’enfasi monomaniacale sul Covid19 che viene da credere si tratti di una… cortina fumogena.

Fa relativamente eccezione solo l’ormai vicina elezione del prossimo presidente della Repubblica che per la sua ovvia spettacolarità mediatica è un boccone troppo ghiotto in particolare per le radio e le tv. Tecnicamente è un evento simile alla finale di un campionato di calcio: un fatto rilevante che inizia e si compie in uno spazio e in tempi prestabiliti, facile da ritrasmettere in diretta e da far commentare sul momento da esperti o presunti tali. Si tratta poi di un diversivo di breve durata che non toglie al Covid19 quel ruolo di «mattatore» che è suo ormai già da due anni.

Si riesce così a distrarre la gente, tanto per fare un primo esempio, anche da una questione che in altre circostanze sarebbe stata, a ragione, sulle bocche di tutti e sulle pagine di tutti i giornali: l’aumento in dodici mesi ne nostro Paese del prezzo di vendita pur calmierato dell’energia elettrica nella misura del 55 per cento e del gas nella misura del 41 per cento. A causa di ciò in Italia si rischia nei prossimi mesi la perdita di 55 mila posti di lavoro nelle sole aziende medie e grandi; e conseguentemente quella di un numero di posti non calcolabile ma di certo molto notevole in una miriade di piccole e di piccolissime imprese. E nello stesso tempo una pericolosa contrazione dei consumi delle famiglie, gravate in media da una maggiore spesa annua di ben oltre duemila euro per luce e gas.

E non siamo poi di fronte a un’irrefrenabile catastrofe naturale bensì alle conseguenze prevedibili delle politiche dissennate della Commissione, attuale motore tecnocratico dell’Unione Europea.  Senza trovare alcun freno nel Consiglio e nemmeno nell’Europarlamento, con il suo conclamato ambientalismo estremista la Commissione spaventa i Paesi fornitori che perciò spingono insù i prezzi; e per compiacere gli Stati Uniti fa di tutto per ridurre le importazioni di gas russo, col bel risultato che Mosca deve vendere alla Cina (a prezzi scontati) il gas che non riesce a vendere a noi.

Se si confronta la  poco o nulla eco che tale situazione ha oggi con il clamore, con le domeniche senza auto e con gli altri provvedimenti di emergenza che fecero seguito allo shock petrolifero del 1973, si tocca con mano fino a che punto un’alleanza tra l’ordine costituito della politica e quello dei media sia adesso in grado di mettere il popolo per così dire in… coma farmacologico.

3 gennaio 2022

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Lo shock energetico di cui non si parla, e chi ha il potere di mettere il popolo in… coma farmacologico

  1. Giussano ha detto:

    Strano che uno di CL sia così critico con un governo dei “migliori”. Di solito siete sempre così allineati! UE e Commissione? Questi sono i popolari, i moderati, i democratici. Democraticamente, moderatamente e popolarmente ossequiosi di chi mette i soldi. Questa è l’europa che avete costruito, adesso tenetevela.

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