Ucraina. Due osservazioni

Con riguardo alla crisi ucraina credo che, fra l’altro, s’impongano due osservazioni che invece non mi pare siano all’attenzione di tutti.

In primo luogo rilevo che per buoni che siano i motivi per cui l’Unione Europea e i Paesi della Nato aiutano militarmente l’Ucraina, sta di fatto che con tale gesto ci si schiera contro la Russia. Quindi, come Paese che appartiene ad entrambi questi organismi, l’Italia deve mettersi in guardia contro l’eventualità di subire degli attentati o altre ritorsioni di tipo militare. Teniamone conto.

In secondo luogo, fermo restando tutto quello che si può dire di Putin e della sua decisione di invadere l’Ucraina, e fermo restando il dovere di soccorrere le vittime dell’invasione e di aiutare il governo di Kiev a resistere, per parte nostra dobbiamo domandarci se il modo con cui l’Unione Europea sta reagendo a questa guerra giochi o meno a favore della pace.  

Anche in una circostanza del genere si deve infatti guardare alla situazione collocandola in un orizzonte più vasto di quello del caso in sé stesso. Se così facciamo appare con chiarezza che l’Unione Europea deve mirare ad un futuro di buone relazioni con la Russia oltre che ovviamente con l’Ucraina. A noi interessa che nel futuro Europa e Russia abbiano positivi ed intensi rapporti, mentre non è questa la prospettiva né della Nato in generale, né degli Stati Uniti in particolare. In questo quadro Putin è un incidente con cui adesso dobbiamo confrontarci, non uno stigma che caratterizza e definisce la Russia per sempre.

Se invece si esamina attentamene la posizione dell’Ue ci si accorge che va al traino della Nato e degli Stati Uniti con iniziative irritanti e senza sbocco. Zelensky si è detto non più interessato a un’adesione dell’Ucraina alla Nato e disposto a discutere della sorte delle due autoproclamatesi piccole repubbliche del Donbass. Perché l’Ue non costruisce ad esempio su tale disponibilità un’iniziativa diplomatica forte per indurre Putin alla trattativa con l’Ucraina? È evidente che ha sbagliato i suoi conti immaginandosi che l’Ucraina potesse cadergli nelle mani con poco spargimento di sangue e adesso non sa più come uscire dalla situazione che ha creato. Sarebbe dunque il caso di provare a offrirgli una via d’uscita invece di bollarlo come matto.

In questo quadro non dobbiamo minacciare la Russia di non comprare più il suo gas e il suo petrolio, tanto più che ci vogliono almeno sette-otto anni perché ciò sia possibile. Quindi attualmente non possiamo che continuare a comprarli dalla Russia di Putin mentre ci stiamo o ci staremmo preparando a non comprarli dalla Russia di chissà chi.

Resta pur vero che non conviene mettersi nelle mani di un solo fornitore, e qualcuno ci dovrà pur dire perché mai l’Ue, e in particolare la Germania, l’ha fatto. Questo però vale per tutti, dalla Norvegia all’Algeria, dalla Russia all’Azerbaigian, e non soltanto per la Russia dopo che ha invaso l’Ucraina. Si aggiunga poi qui per inciso che l’Italia dispone del gigantesco giacimento di gas che l’Eni ha scoperto in una zona in sua concessione al largo del delta del Nilo, in acque territoriali egiziane, che in tale prospettiva merita di venire valorizzato al più presto.

12 marzo 2022

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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