Francesco, l’unico possibile mediatore

Di fronte alla manifesta incapacità dell’Onu di intervenire nella situazione, non c’è dubbio che Francesco sia l’unico mediatore oggi possibile nel conflitto in corso in Ucraina. È lui l’unico ad averne il rango e insieme le idee.

Sono 94 i passi di discorsi, omelie, encicliche in cui Francesco perora la causa della pace raccolti nel libro Contro la guerra pubblicato in questi giorni da Solferino insieme alla Libreria Editrice Vaticana.  E non sono un appello ovvio ma astratto, bensì nel loro insieme un’esposizione precisa e ragionevole del perché oggi “con la guerra nessuno vince” e di come la si potrebbe prevenire e sostituire con il ricorso all’arbitrato.

La guerra si può eliminare come nel secolo XIX venne eliminata la schiavitù. Erano due mali antichissimi: l’uno, la guerra, antica come l’uomo, e l’altra, la schiavitù nata con la civiltà urbana. Facciamo il caso della schiavitù: dall’antichità più remota fino a tutto il Settecento della nostra era anche gli spiriti più illuminati, pur giudicandola pessima, la ritenevano inevitabile. Poi nell’Ottocento ci si avvide che da un lato era insopportabile e dall’altro si poteva farne a meno e la si eliminò. Certo, non fu un’operazione né semplice, né breve ma ci si riuscì.

Oggi da un lato si può eliminare la guerra e dall’altro è urgente farlo perché i danni che ne conseguono non solo per i militari ma soprattutto per i civili sono terribili. La micidialità delle armi moderne, e il danno indiscriminato che provoca la maggior parte di esse rendono ormai sempre più teorico il concetto di guerra giusta. Come si sta vedendo in Ucraina oggi il gran numero di vittime civili è un elemento tipico delle guerre moderne. Inoltre in un’economia interdipendente alla scala planetaria come l’attuale ai danni diretti si aggiunge, quando il conflitto coinvolge variamente grandi Paesi, lo sconquasso di un mercato che è divenuto mondiale. E questo non solo costa ai più ricchi ma anche fa patire i più poveri nelle più diverse parti del mondo.

La pace però non s’improvvisa, ma va preparata dalla costruzione di “Una cultura di incontro e dialogo, caratterizzata da saggezza, visione e ampiezza di orizzonte” (Contro la guerra, pag. 78). Diversamente insomma da come si è a lungo pensato sulla scorta di un motto latino non è vero che si vis pacem para bellum (se vuoi la pace prepara la guerra) bensì si vis pacem para pacem.

Storicamente le potenze nordatlantiche si sono dimostrate abili nel provocare le potenze loro antagoniste fino a spingerle ad avviare delle guerre e quindi ad assumersene la relativa responsabilità. Con riguardo all’Ucraina è quanto ha recentemente osservato papa Francesco sottolineando che forse “l’abbaiare della Nato alla porta della Russia» ha indotto il capo del Cremlino a reagire male e a scatenare il conflitto: “Un’ira che non so dire se sia stata provocata”, ha detto, “ma facilitata forse sì”.

Ad ogni modo, anche adesso che è in corso l’attacco della Russia all’Ucraina con tutte le sue tragiche conseguenze sarebbe possibile arrivare a una sospensione del conflitto in forza di un’altissima mediazione. Ed è questo esattamente il senso dell’offerta del Papa di recarsi a Mosca ad incontrare Putin. Speriamo che la sua proposta venga accolta.

5 maggio 2022

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Francesco, l’unico possibile mediatore

  1. Carlo Meazza ha detto:

    Cosa potrebbe fare l’Onu in Ucraina con la Russia nel suo consiglio di sicurezza? Io credo che comunque la sua diplomazia sia al lavoro, è impossibile il contrario. Penso poi che il Papa abbia detto quella cosa del cane che abbaia diplomaticamente per cercare di “ammansire” Putin e avere qualche possibilità di incontro.non può il Papa non sapere che nessuno spara attraverso il cancello ad un cane che abbaia troppo e sembra ci minacci. Carlo

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