Relazioni euro-russe. In questo quadro Putin è un dettaglio

Ieri a Washington, nel corso di uno scambio di battute davanti alle telecamere, a proposito della guerra in Ucraina Draghi ha detto fra l’altro a Biden che in Europa si avverte la necessità di “promuovere negoziati credibili per costruire una pace duratura” e che “la gente in Europa vuole la fine di violenze e massacri” e si domanda se a tal fine “venga fatto abbastanza”. È una posizione diversa da quella  del governo degli Stati Uniti che mira evidentemente alla continuazione della guerra fino all’esaurimento della Russia e ad un sostanziale indebolimento di Putin se non alla sua caduta.

Francamente non mi aspettavo da Draghi questa aperta presa di posizione e sono tra coloro che se ne compiacciono. Non sta infatti a noi occidentali stabilire chi debba governare la Russia, e tantomeno cercare di provocare dall’esterno un cambio della guardia al Cremlino in modi che non garantirebbero affatto che il successore di Putin sia meglio di lui.

Diversamente dagli Stati Uniti, e dal loro avamposto in Europa, ossia la Gran Bretagna, a noi interessa che la Russia non si sfasci ma che sussista dalle nostre frontiere fino alle sponde del Pacifico come uno spazio continuo, come un oceano di terra che ci collega all’Estremo Oriente. Questo oceano di terra, percorso dalla Transiberiana e da altre ferrovie del genere, ci collegherebbe all’area del Pacifico in positiva concorrenza con il trasporto marittimo. Queste ferrovie inoltre seminerebbero sviluppo lungo tutto il loro percorso anche creando per noi ottime occasioni di scambio. Purtroppo questa possibilità è molto più chiara ai nordatlantici, che ovviamente la contrastano, di quanto sia agli europei, che ne trarrebbero grande vantaggio.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      

In questa prospettiva la guerra attualmente in corso in Ucraina per noi europei, diversamente che per gli americani, non è una buona occasione da sfruttare al massimo, bensì un tragico episodio cui porre termine al più presto. Non solo per il gas, che la Russia ha interesse a venderci non meno di quanto noi abbiamo interesse a comprarlo, ma anche per le ragioni che si sono dette noi dobbiamo puntare ad un futuro di buone relazioni con Mosca, e Mosca deve puntare ad un futuro di buone relazioni con noi. E lo stesso vale per l’Ucraina, che avrebbe tutto da guadagnare come crocevia dei rapporti tra Europa e Russia. In questo quadro Putin è un dettaglio. Anche quando non ci sarà più lui resteranno i motivi delle buone relazioni di cui si diceva. Perciò nel confrontarci con Putin dobbiamo badare attentamente a non compromettere tali prospettive. E dobbiamo augurarci che quanto Draghi ha inaspettatamente detto a Biden sia non qualcosa di estemporaneo bensì un contenuto strutturale della politica estera sia dell’attuale governo italiano che di quelli che lo seguiranno.

11 maggio 2022

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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