Comunicazione interna n. 4

Sono tra coloro i quali ritengono che quell’errore in tema di “successione del carisma”, di cui scrive il cardinale Farrell nella sua lettera al presidente della Fraternità di Cl del 10 giugno scorso, avesse effettivamente trovato spazio nel passato recente del Movimento. E fra l’altro vi accennai (cfr. pag..127) nel mio libro Luigi Giussani, CL & oltre, Edizioni Ares, febbraio 2021, pubblicato cioè circa un anno prima della lettera che lo stesso Cardinale scrisse alla Fraternità di Cl lo scorso 22 febbraio.

Non ho mai precisamente capito da chi fosse proposta, se da una persona o da un ambiente, ma di certo la sentivo girare e percepivo che veniva alimentata.  Comunque su una cosa possiamo essere tutti d’accordo, sia chi aveva tale sensazione e chi non l’aveva: un’idea del genere è erronea e tra l’altro non proviene affatto da Don Giussani, il quale come sappiamo visse il Movimento come un dono dello Spirito offerto a tutti. Pertanto il richiamo di guardarsene, che il Cardinale ci fa a nome della Chiesa, va comunque accolto.

La Chiesa insomma ci chiama tutti ad assumerci, secondo la vocazione di ciascuno, la responsabilità del carisma del Movimento e a non esserne soltanto dei suoi fruitori passivi. Mi dispiace che al Cardinale Farrell siano giunte comunicazioni a seguito delle quali ha ritenuto opportuno ritornare su un argomento cui già aveva fatto riferimento nella sua lettera del 22 febbraio scorso; comunicazioni da cui ha avuto conferma che quell’idea erronea sulla successione del carisma circola eccome nel Movimento. E mi dispiace che Davide Prosperi abbia dovuto commentare lungamente gli argomenti del Cardinale nella missiva che ha inviato ai membri della Fraternità a seguito della sua lettera.

Che Cl non sia altro se non un modo di stare nella Chiesa era chiarissimo nelle parole e nell’opera di Don Giussani, e così deve essere per tutti noi. Perciò dobbiamo essere innanzitutto lieti che il Papa attraverso Farrell si stia occupando di noi, e ascoltare e valutare con cordiale attenzione ciò che ci viene detto. Personalmente ho meno dispiacere di Davide Prosperi per gli smarrimenti che eventualmente saranno provocati dalla nuova lettera del Cardinale come pure dal dolore che sento annunciare qua e là. Dolore per che cosa? Mi sorprende che a quanto pare ci siano persone tra noi che fanno tanta fatica a ricordare quanto Don Giussani ci ha insegnato sulla Chiesa. 

16 giugno 2022

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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17 risposte a Comunicazione interna n. 4

  1. Maja Šnajder ha detto:

    Concordo pienamente per quanto hai scritto.

  2. Fortunato Pezzimenti ha detto:

    Bene ha fatto la Chiesa ad intervenire sull’errore della “successione del carisma” nella vita di alcuni dirigenti ciellini. La stessa sollecitudine mi aspetto su altri errori:in questi giorni, per esempio, alcuni importanti sacerdoti hanno impartito le benedizione a coppie di “sposi” omosessuali. Distinti saluti. Fortunato Pezzimenti – Cologno Monzese

    • Carlo Meazza ha detto:

      Ma chi ha il diritto di dire chi benedire e chi no? Non è una posizione presuntuosa? Per me lo è. Un po’ di umiltà non guasterebbe, soprattutto poi quando si tratta di sentimenti degli altri che non tolgono niente ai propri. Lei li maledirebbe (contrario di benedirli) quei due uomini che si vogliono bene e che si sono sposati? Perché sempre giudicare su tutto con complesso di superiorità? E se un domani lei fosse in Paradiso proprio vicino a loro, a sposi e spose omosessuali? A chi darebbe la colpa di un oltraggio simile?Comunque non era questo il tema di Ronza. Carlo

      • Sherden ha detto:

        benedire = dirne bene.
        Ovvero: affermare che è cosa buona.
        A meno di non cambiare il Catechismo della Chiesa Cattolica, che basandosi sulla Sacra Scrittura, sui pronunciamenti del Magistero e sulla la Tradizione della Chiesa afferma (e ha riaffermato anche recentemente) l’esatto contrario, non è affatto una posizione “presuntuosa”. Piuttosto appare pretestuosa (per non dire di peggio) la posizione di chi non insegna e non trasmette la dottrina della Chiesa Cattolica ma pretende di farne parte, anche quando ne insegna l’opposto. Così come appare presuntuosa la posizione di chi, pur non facendo parte della Chiesa Cattolica, pretende di dettarne le regole. Fra queste ultime, è utile ricordarlo, non c’è quella del “loveislove”.

    • Pippo ha detto:

      Dove si evince è da ché l’errore nella successione del carisma? Prese?
      Pippo Emmolo

  3. Carlo Schieppati ha detto:

    La “dottrina sulla successione del carisma” non esiste, non è mai esistita, è una fake news. Sono giorni che chiedo in giro di dirmi chi, dove, come e quando l’abbia formulata e nessuno me lo dice. E’ una sensazione? Allora non stiamo a perdere tempo.

    • Ornella Carciani ha detto:

      Anche io ho cercato di capire questa definizione. Nei documenti del Concilio Vaticano II, soprattutto nella Lumen Gentium si parla di carismi quali doni dello Spirito elargiti ai fedeli per sostenere i pastori nell’opera di evangelizzazione della Chiesa. Poi è del 2015 la Lettera Iuvenescit Ecclesia indirizzata ai vescovi dal parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, in cui si indica un orientamento pastorale dei pastori verso i doni carismatici e il loro rapporto con i doni gerarchici.
      Quindi dal Concilio Vaticano II una riflessione esiste sui carismi, ma appunto è una riflessione, un cammino, perché credo che nessuno sia padrone dei carismi che lo Spirito dona a chi vuole per il bene di tutti.

      • Robi Ronza ha detto:

        E’ veero che la dottrina del carisma che si trasmette da successore del fondatore a successore del successore non è stata mai teorizzata, ma anche a me pare che da alcuni sia stata vissuta de facto. Se questo è vero, e a me sembra sia così, la correzione è giusta e, nei suoi limiti, va accettata e non deve scandalizzare.

      • Pippo ha detto:

        Caro Robi, nn capisco queste tue insistenze. Mi riprometto di nn interloquire più su questo tema. Sta diventando psicodramma. Nessuno (forse…) di noi eccepisce sull’intento di Farrell che cerca di fare il suo “lavoro” e cerchiamo di “ascoltare e valutare con cordiale attenzione ciò che ci viene detto”. Quell’ascolto e quella cordiale attenzione , segno di sensibilità educativa specie in un pastore, di cui invece nn abbiamo mai visto traccia in Farrell e su cui ancora nemmeno una parola è mai venuta da te. Si evince una squalifica non una correzione (“reggere con””) in questa vicenda. Adiu

  4. Alfonso Nardi ha detto:

    “Che Cl non sia altro se non un modo di stare nella Chiesa era chiarissimo nelle parole e nell’opera di Don Giussani, e così deve essere per tutti noi” …peccato dimentichi che anche a Carron era chiarissimo!

  5. Pippo ha detto:

    Dovresti rilevare che la forma e il tono della Lettera di Farrell a Prosperi e a Prosperi per noi è irricevibile. Quello che noi siamo non merita il tono da Santa Inquisizione con cui questo cardinale si rivolge a tutto il popolo ciellino, che in tutti i sensi è di più dello sparuto gruppo che la lettera vorrebbe sanzionare. Invece o prima di scrivere quella lettera il sig. Cardinale poteva chiamare le persone e poi in camera caritatis chiarirsi e poi da pastore e con spirito materno qual è la Chiesa, a nome della quale parla, far tute le reprimere del caso a tutti o chicchessia. Ma così…quella lettera ad un movimento che è tra i più fedeli alla Santa madre Chiesa della quale appunto si considera cordialmente e affettivamente figlio, è profondamente poco misericordiosa, oltretutto per nulla espressiva dell’anima di questo papato. E su Carron, per quanti errori possa aver fatto, addebitargli l’incredibile idiozia di considerarsi successore nel carisma …! Ma dai! ma consulta i tuoi colleghi Scola e Zuppi e sis affinis. Un abbraccio da Pippo Emmolo

  6. Francesco Francia ha detto:

    Logiche manipolatorie, accusa Farrel. Molto interessante e terribile. È il dito nella piaga del secolo, e sento una proposta importante e decisiva di lavoro personale: come si fa a insegnare esperienza consegnando a chi impara anche i criteri di verifica di quel che impara? È così che chi mi insegna si toglie di mezzo e evita di considerarsi successore del carisma e non mi lega a sé ma mi insegna a vivere nella realtà. Questa è una forma di carità: consegnare, insegnare, testimoniare; e lasciare liberi gli altri di viversi il rapporto con il proprio talento e destino. La vita, diceva Chesterton, è tesdarda più della ragione più testarda. Auguro a quanti qui dentro sono madri e padri di imparare a togliersi di mezzo dalla vita dei propri figli, idem ai coniugi, idema ai formatori e ai dirigenti. “Una sola cosa è necessaria”, o Marta.

  7. Pippo ha detto:

    Carissimo Francia, se capisco quindi Farrell sostiene che nel nostro movimento di CL era ed è ancora in atto un processo manipolatori delle persone in nome di un carisma che morto il fondatore chiunque lo sostituisce necessariamente usurpato e manipola. Se nn necessariamente cmq il nostro movimento starebbe vivendo tale manomissione. Ergo Carron avrebbe vissuto e sarebbe stato coinvolto in questa specie di infezione tale per cui la conduzione si sarebbe configurata come usurpazione del carisma. Sarebbe così. Perdona…se fosse così ci stai dando del popolo bue o peggio …saremmo una setta! Gasp!

    • Carlo Meazza ha detto:

      Cl da fuori È, nel suo insieme, vista come una setta. Negli ospedali, nella scuola (insegnanti e studenti), nelle parrocchie. Non può essere un “effetto collaterale” dell’insegnamento di d. Giussani? Non sarebbe ne il primo ne l’unico caso che cose buone nelle intenzioni diano anche non buoni risultati

    • Francesco Francia ha detto:

      Secondo me stiamo a un altro livello, mio carissimo Pippo.

      Comincio da una storiella edificante.
      Si narra che un giorno il Papa – che è il pastore di Roma e quindi deve conoscere le sue pecore – visitò una parrocchia della periferia, per la precisione quella di San Basilio. Finite le funzioni liturgiche in chiesa, andò in oratorio a conoscere i parrocchiani. Accompagnato dal clero ivi residente, incontrò prima le confraternite, poi le associazioni, poi le famiglie, poi i catechisti; e infine i ragazzi, cominciando dai più grandi e finendo con i ragazzini. Insomma, sono in tanti – pensa il Papa. E c’erano tutti. – Bravi, questi preti – continua a pensare il papa.
      E infatti c’era anche Michele, un ragazzetto dalla faccia simpatica e sveglia, che attirò l’attenzione del Papa perché lo guardava fisso e stava ridendo. Allora il Papa lo salutò ricambiando il sorriso, e poi si avvicinò allungando una mano per accarezzare la testolina bionda e riccioluta di quell’ilare fanciullo. Il quale, contrariato, disse: “A papa, mavvaffanculo!”.
      Il Pontefice non fece una piega, per nulla scandalizzato. Ma si fermò.
      “Ah, che simpatica birba!”
      “Anvedi questo… Macché Birba, me chiamo Michele, a papa!”
      “Uh, che bel nome!”
      “Ammé nu’ mme piasce un cazzo, er nome che cciò.”
      “Eh, caro Michele, bisogna imparare a portare le croci. Ma si può migliorare, sai? Si deve diventare migliori di quello che si è. Guarda me. Sai, io ero un po’ come te, e…”
      “E ‘sti cazzi”
      “…epperò mi piaceva conoscere le cose e le persone. Così i miei bravi genitori…”
      “…i miei so’ de’e teste de cazzo”
      “… mi mandarono a studiare da maestri bravissimi che…”
      “La maestra mia e ‘na stronza, ‘nvesce…!”
      “…che si accorsero di alcune qualità che avevo, e mi mandarono in seminario.”
      “Ah, t’hanno mannato a sseminà’ i campi?”
      “Beh, in un certo senso, sì. Insomma, per farla breve…”
      “Ecco, sbrighete che mme so’ rotto ‘r cazzo”
      “…sono migliorato da quella birba che ero e sono diventato prete. Poi ho studiato ancora e sono diventato vescovo. Allora il Santo Padre…”
      “Mi padre spaccia…”
      “… a Miché’, e aspetta ‘nattimo: ho finito!”
      “Daje, a papa…, che mme scappa da piscià’!”
      “Insomma, perché facevo bene il vescovo sono diventato cardinale prima, e poi ero un bravo cardinale perché studiavo ancora; e allora, per coronare la mia bravura, alla fine mi hanno fatto Papa”
      “Embè?!”
      “E tu dici vaffanculo a me. A Michè’, mmavvaffanculo tu!”
      E, così indispettito, il Papa inventò una scusa per non rimanere a pranzo, girò i tacchi, e se ne tornò a palazzo.

      No, Pippo; anche se ricordo un proverbio romanesco: “Chi sse fa ppecora (o bue, vedi tu…), er lupo se lo magna”.
      Io dico questo. Sei tu l’unico giudice dell’insegnamento – non della Grazia, mi raccomando: quella non te la può insegnare nessuno – che hai ricevuto per imparare a chiedere che la Grazia sia rinnovata, per imparare a guardare la vita in positivo, a osservare dove ci possa essere Bellezza Bontà Giustizia (anche dentro di te) dove invece ci stanno comodamente tutti gli opposti. Ma, scandaloso paradosso dei paradossi, diventi giudice se non ti leghi a chi ti ha insegnato tutto questo. E impari solo a una condizione: che chi ti insegna ti dia il criterio per verificare tu stesso, con la tua intelligenza e con la tua esperienza, quello che ti insegna. Oggi è la solennità del Corpus Domini: come faccio a insegnarti che Cristo è vivo e fatto di carne, ora e qui? Ti faccio un bellissimo e persuasivissimo discorso, di cui mi compiaccio perché ho studiato, come il Papa della barzelletta, o ti dico di venire a vedere?
      Poi, non contento, chiedi di mettere il dito nella piaga. Va bene, ma sarà più grande di te chi crederà anche senza avere toccato. Gesù stesso, in persona, s’è tolto di mezzo, sennò – non credo di dire un’eresia – la gente si legava a lui. Certe persone sono così ingombranti, che…
      Tu come fai a sapere di non essere stato manipolato? Tu come fai a sapere di non manipolare te stesso? E quelli con cui hai a che fare (sei genitore, formatore, dirigente d’azienda)? Tu come fai a sapere se Carron ti ha manipolato?
      Ma tu, l’esperienza dello Spirito Santo, l’hai fatta? Lo so: è dopo, che ci si accorge. Ma benedetto quel momento, che non arriva mica per tutti. Sei mai stato perdonato, e non dal confessore? Hai mai, liberamente e veramente, perdonato o perfino amato chi ti perseguita (sempreché tu sia mai stato perseguitato)? Perché il martirio sarebbe una grazia, quindi? Ti sei mai perdonato? Quando hai scoperto per la centesima volta che sei una merda, da dove hai ricominciato? Non sarai mica andato a chiedere a qualcuno, quella centesima volta che lo hai scoperto…!
      La falsa dottrina della successione del carisma, dice Farrel, secondo me ha a che fare con questo: poniamo che io ti insegni qualcosa; perché lo faccio? Per autoincensarmi? Ho bisogno di ascoltatori e di successo? Carron non era Giussani (dice Farrel), nel senso che il carisma di Giussani è andato perduto? O qualcuno pensa di essere il vero interprete di Giussani? Qualcuno pensa che Carron sia stato così coglione? O non ci ha insegnato di nuovo a leggerlo a partire dalle circostanze della nostra esperienza. Secondo me è stato un buon maestro, perché ci buttava nella vita, e poi ci faceva riflettere su quel che ci era accaduto. Esattamente come farebbe qualunque buono e modesto maestro: lanciandoci nella vita, e aspettando il nostro ritorno.
      Conosco, invece, molta gente che “se non fai così non sei del Movimento”, “se vuoi essere del Movimento devi venire in vacanza con noi”. Ho vissuto sulla mia pelle un licenziamento da uno che pensava, povero lui, che mi stessi approfittando di lui perché siamo tutti e due del Movimento (ma che c’entra?). Conosco delle comunità talmente invecchiate che non generano più nulla, e danno del matto a chi incontra gli altri e li ascolta; a chi fa caritative non autorizzate.
      C’è un cattolicesimo settario e settaristico. O no? T’ha mai fatto il filo un gay? Hai amiche lesbiche? Conosci ragazze che hanno abortito? Sposati con l’amante? (A proposito: guàrdati, per favore, “Perfetti sconosciuti”, di Genovese) Pensi che tuo figlio non si droghi? Ti fumerai sicuramente la canne pure tu: riusciresti a convincere qualcuno a non fumarle? E la solitudine? Si esce dalla solitudine con le pratiche di CL? Si è convinti di vivere una buona vita perché si fa la Scuola di comunità?
      Non è facile, togliersi di mezzo dai rapporti; non è facile, l’amicizia; amare, non è facile. E non è facile sopportarsi. Non è facile non essere farisaici.
      Anche a me, non mi prendere troppo sul serio.

      Che mi dici, o carissimo Pippo? (Non ti sei offeso, vero?)
      Daje!

  8. Bocian ha detto:

    Egregio Dott. Ronza,
    premesso che, dal di fuori, ho parecchie difficoltà a capire in profondità i termini della vicenda, vorrei capire una cosa: il richiamo a contrastare tale “errore in tema di “successione del carisma”” vale solo per chi è alla guida della Fraternità o vale in generale per tutto il movimento di CL? E, in tal caso, vale anche per le realtà locali? Per quel poco che conosco, credo che ci siano “dirigenti” (mi scusi se non trovo parola più adatta) che sono tali da tempo immemore. Ragionando da ignorante, mi verrebbe da pensare che un tale richiamo abbia una validità ad ampio spettro, o – almeno – non riesco a vedere la ragione per la quale, posto che occorra rimediare a questo errore, la “cura” non debba andare in profondità. Perdoni la confusione e la (non voluta) supponenza.
    Cordiali Saluti.

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