Dopo Berlusconi: quali prospettive

Il centrodestra dopo Berlusconi, Corriere del Ticino*, 22 giugno 2022

Quanto pesa oggi nella vita politica italiana Forza Italia, il partito la cui comparsa segnò l’inizio della “Seconda Repubblica”?

Nell’attuale Camera dei Deputati, 630 seggi, ha 83 seggi (ne aveva 104 all’inizio della legislatura il 23 maggio 2018), preceduta tra i partiti di centrodestra dalla Lega con 132 (125 all’inizio della legislatura) e seguita da Fratelli d’Italia con 37 seggi (ne aveva 32 ad inizio legislatura); preceduta anche dal Movimento 5 Stelle che ne ha 155 (222 ad inizio legislatura) e anche dal Partito Democratico, che ne ha 97 (111 ad inizio legislatura).

Le diversità tra la consistenza attuale dei vari gruppi parlamentari e quella che avevano ad inizio legislatura è l’esito di passaggi sopravvenuti di singoli parlamentari da un partito all’altro.  

Che cosa succederà quando nel marzo 2023 verrà eletto un nuovo Parlamento è difficile da prevedere. Ciò non solo perché gli attuali sondaggi indicano che dal 2018 ad oggi nell’opinione pubblica italiana si sono registrati grandi cambiamenti ma anche perché l’attuale Parlamento ha votato una modifica della Costituzione in forza della quale dal Parlamento prossimo i deputati alla Camera verranno ridotti dagli attuali 630 a 400 e i senatori elettivi dagli attuali 315 a 200.

A questa situazione obiettivamente difficile si aggiunge il fatto che il leader e fondatore di Forza Italia, Silvio Berlusconi, nato nel settembre 1936, è perciò un uomo molto avanti negli anni e inoltre in non buone condizioni di salute. Si muove e compare di rado e brevemente in pubblico; e si è sempre più attorniato di fedeli esecutori di ogni sua decisione mettendo ai margini ogni suo potenziale successore.  Forza Italia è quindi diventato sempre di più qualcosa che coincide con Berlusconi e che ben difficilmente potrà continuare così come è ora dopo la sua uscita di scena.

Nella sua veste di fondatore del centrodestra post-democristiano Berlusconi viene sempre riverito dai notabili di tale area, ma è dubbio che il centrodestra del 2023 potrà essere guidato da lui e dal suo partito.  In questo quadro si apre una sfida obiettiva tra Giorgia  Meloni di Fratelli d’Italia e Matteo Salvini della Lega. Salvini è schiettamente demagogico ma il suo partito è comunque radicato tra gli   operai, gli artigiani e la gente del Nord che chiede allo Stato efficienza. Meloni è più capace di ragionare, ma viene dall’ambiente neo-fascista romano, anche se se ne è chiaramente scaccata, e il suo partito pesca anche tra quelle masse che allo Stato chiedono non tanto efficienza quanto un posto di lavoro garantito.

Questo è ciò che nel suo insieme il ceto politico di centrodestra offre al suo attuale e potenziale elettorato. Adesso si tratta di vedere l’area di centrodestra sul lato non dell’offerta ma della domanda. Esiste nella base sociale italiana un vasto blocco fatto di gente che sin da prima di Tangentopoli cerca una propria rappresentanza senza esser finora riuscito a trovarla. É un blocco che cerca stabilità, servizi che funzionano e un contesto favorevole al lavoro produttivo e a tutti gli sviluppi in tema di produttività che mettano di nuovo l’economia italiana in grado di offrire salari paragonabili a quelli che vengono offerti nei Paesi più simili all’Italia.  Sono famiglie che oggi vedono sempre più spesso i figli diplomati o laureati emigrare altrove in Europa e negli Usa, là dove si offrono loro trattamenti economici pari al doppio o al triplo di quelli che si possono trovare in Italia.

Questa gente prima sperò nella grande riforma liberale dell’economia nazionale che Berlusconi promise ma poi non fece, e in seguito ha annaspato da destra a sinistra alla ricerca di qualche altro vero o presunto riformatore fino a rifugiarsi, come oggi avviene, in una vasta e sconsolata astensione dal voto.  Se nei prossimi mesi dal ceto politico di centrodestra uscirà una figura davvero convincente è probabile che attorno ad essa si coaguli un consenso tale da rompere le catene della situazione presente: le catene cioè di una situazione che resta a mezzo tra l’economia ingessata degli anni della Guerra Fredda e l’economia della quale l’Italia ha bisogno oggi, fra l’altro per non venire fatta a bocconi dalle economie di Francia e Germania.

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
Questa voce è stata pubblicata in Corriere del Ticino e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Dopo Berlusconi: quali prospettive

  1. Germano Mattei ha detto:

    Complimenti sig. Ronza, ottimo articolo. Saluti . G. Mattei.

  2. Bocian ha detto:

    Egregio Dott. Ronza,
    intervengo (purtroppo in ritardo) a commentare questo suo articolo, giusto per qualche puntualizzazione.
    Apprezzo alcune considerazioni, del tutto condivisibili: si chiede, per esempio che fine farà il “dopo Berlusconismo”, ma la risposta, a ben vedere, è già contenuta nella presa d’atto che “si è sempre più attorniato di fedeli esecutori di ogni sua decisione mettendo ai margini ogni suo potenziale successore”. Dopo Berlusconi c’è, evidentemente, il vuoto che lui stesso ha contribuito a creare.
    Mi lasciano invece perplesso altre valutazioni: quelle che rimandano a una visione dell’elettorato leghista “comunque radicato tra gli operai, gli artigiani e la gente del Nord che chiede allo Stato efficienza” e, per contrasto, quello di FdI che fa la parte meno nobile del centro destra, visto che lo raffigura “tra quelle masse che allo Stato chiedono non tanto efficienza quanto un posto di lavoro garantito”. Mi sembra una rappresentazione della realtà che, al di là delle abnormi semplificazioni, sia affetta dal vulnus di una sottile demonizzazione esorcistica di una parte politica che non (legittimamente, beninteso) le aggrada.
    Non commento, in tal senso, il solito richiamo al cosiddetto “passato” di Giorgia Meloni: questa traballante tiritera, che salta fuori ad ogni piè sospinto e tutte le volte che i sondaggi precedono un aumento dei consensi a FdI, ha fatto il suo tempo e oltretutto non si usa ugual peso e misura nei confronti dei suoi avversari. Tanto più se si considera che se la Meloni (per ragioni anagrafiche, se non altro) con quel passato ha assai poco da spartire e – soprattutto – lo ha chiaramente respinto, certuni della parte opposta non solo non hanno fatto mai ammenda delle proprie appartenenze poco encomiabili ma continuano a gloriarsene. Napolitano, con la vicenda della rivolta ungherese del ’56 e il silenziamento di Solgenitsin, è solo un esempio eclatante: eppure – chissà perché – a nessuno viene in mente di chiedergli di fare i conti con la sua storia (personale, oltretutto).
    Mi interessa di più, per tornare in tema, capire quali siano, secondo il suo punto di vista, i temi proposti da FdI che non siano in linea con la tanto agognata “grande riforma liberale dell’economia nazionale”, posto che questa sia davvero la panacea ai nostri mali nazionali. Se guardo alla chiosa del suo intervento (“…l’economia della quale l’Italia ha bisogno oggi, fra l’altro per non venire fatta a bocconi dalle economie di Francia e Germania”) e rivado alle diatribe politiche di questi ultimi anni, mi pare che la difesa dell’economia italiana, e dei suoi assetti strategici, sia stata affidata a gente che ha concepito il “dio mercato” come la svendita ai saldi di fine stagione.
    Cordiali Saluti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.