Guerra in Ucraina: la vera posta in gioco

Dal punto di vista dell’Europa, e in particolare dell’Europa mediterranea e di quella centrale, la crisi ucraina può essere vista in due modi: una è quella con cui i leader europei la guardano adesso, a testa bassa e in una prospettiva che non va oltre all’immediato; l’altra è quella che considera il senso dei rapporti dell’Europa non con la Russia di Putin, ma con la Russia in quanto tale.

Guardando alle cose in questa seconda e più ampia prospettiva ci si accorge che per noi è di cruciale importanza avere con la Russia buoni e intensi rapporti, e viceversa.  Le nostre rispettive economie sono largamente complementari e una rete di linee ferroviarie ancora più numerose ed efficienti di quelle attuali potrebbe, attraversando l’oceano di terra russo, condurre le nostre merci fino all’estremo oriente e viceversa a condizioni concorrenziali con quelle delle rotte navali transoceaniche. Timorose di un tale sviluppo, le potenze atlantiche puntano perciò o a provocare o ad alimentare generosamente tensioni e incomprensioni tra i governi europei e i governi della Russia e dei Paesi ad essa vicini. E ciò è più che mai evidente adesso.

Se dunque la guardiamo su questo sfondo la crisi ucraina cambia colori. Dietro chi l’ha iniziata appaiono coloro che l’hanno deliberatamente provocata. Si spiegano diversamente l’intransigenza degli Stati Uniti, del loro alleato britannico e così pure quella dell’attuale governo ucraino ad essi strettamente legato. Beninteso, nel concreto dei fatti chi governa deve tener conto di entrambe le prospettive, e non mancano molti buoni motivi immediati per prestare attenzione alla prima delle due. Al di sotto di essa s’intravvedono tuttavia le ragioni di fondo per cui questa guerra è scoppiata, e per cui nulla si fa perché termini; anzi, si prendono iniziative che vanno nella direzione opposta, mentre non solo la Russia ma anche l’Unione Europea ne pagano le spese a sempre più caro prezzo e nell’emisfero Sud se ne propagano sempre più le conseguenze negative. Ed ogni giorno gente comune in Ucraina e anche altrove paga la guerra con lo sconquasso della propria esistenza, con la perdita della casa e del lavoro quando non con la vita.

Sorgerà nell’Unione Europea qualche leader che si avveda di qual è la vera posta in gioco di questa guerra e si regoli di conseguenza? Non ci resta che sperarlo.

26 giugno 2022

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
Questa voce è stata pubblicata in Taccuino Italiano. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Guerra in Ucraina: la vera posta in gioco

  1. Bocian ha detto:

    La guerra, caro Dott. Ronza, è iniziata ben prima del marzo di quest’anno. E non sto parlando dell’allargamento, inutile e insensato, della Nato a est: sto parlando delle sanzioni economiche alla Russia, che vanno avanti ininterrottamente dal 2014: allora il casus belli fu il referendum sull’autodeterminazione della Crimea, e fu curioso allora (e lo è ancor più oggi) che le muscolari potenze d’oltreoceano si indignassero per quello ma mantennero (e mantengono) occhi chiusi e bocca tappata nei confronti di stati “amici” (dall’Arabia Saudita alla Cina), colpevoli di violazioni dei diritti umani ben più pesanti, tanto al loro interno quanto nei confronti di altri stati sovrani. La squinternata politica estera degli altrettanto squinternati (e USA-dipendenti) staterelli europei, uniti esclusivamente dalla moneta comune e da null’altro, nel frattempo guardava con malcelata ammirazione al referendum (illegale, oltretutto) sull’indipendenza della Catalogna. Oggi i padroni del vapore cantano a un solo inno e a squarciagola riguardo alla demoniaca attività di Putin, ficcandoci in mezzo, in spregio ad ogni raziocinio, la cultura e la letteratura russa tout court. Ma, obbedienti al padrone, si guardano bene dal sollevare la voce contro gli amici degli amici.
    Hong Kong e lo Yemen, giusto per citare i due esempi più eclatanti, possono aspettare.
    Gli affari sono affari e, come è noto almeno dai tempi di Cicerone, “pecunia non olet”.
    Cordiali Saluti.

  2. Piero ha detto:

    Caro Robi, Svezia e Finlandia entrano nella Nato sulla pelle dei curdi. ! L’occidente per me: pasciuto smemorato irriconoscente sui curdi ha girato la testa. Il sangue kurdo versato le battaglie, le sconfitte per combattere l’ISIS anche per noi Occidente ce ne siamo già dimenticati !!! La Turchia che ha invaso un pezzo di Siria sempre per distrazione, una volta si diceva realpolitik’ , nessuno ha solo ipotizzato di fare sanzioni. In un giorno avrebbe dato la stura a tutti i rifugiati in Turchia che premono sui confini europei quindi zitti buoni e sempre distratti. Questo è l’Occidente debole comodo pieno straripante di consumi buono a parlare ma senza palle.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.