Leo Aletti (1945-2022): in memoria

Eravamo in molti — una folla attenta e commossa raccoltasi malgrado i giorni di diaspora estiva – a riempire oggi a Milano la chiesa di Sant’Andrea dove si celebravano i funerali di Leo Aletti, morto il giorno dell’Assunta.

Nati e cresciuti a Varese dove abitavamo a breve distanza l’uno dall’altro, Leo Aletti ed io ci conoscevamo sin dal tempo delle scuole elementari e medie. La mia simpatia e la mia stima per lui erano iniziate allora. In quegli anni ci trovavamo spesso al pomeriggio presso l’edicola di piazza Beccaria, dove lui abitava e dove io arrivavo in bicicletta scendendo dal vicino viale Aguggiari, a leggere i titoli delle prime pagine dei giornali, che in quei tempi venivano esposte, ed a commentarli insieme. Non mi ricordo più che cosa ci dicevamo, ma mi piacerebbe saperlo. Più tardi ci reincontrammo in Gs e in Cl, che fra l’altro a Varese avevano allora sede in quella stessa piazza.

Come ha detto il vescovo mons. Camisasca, che presiedeva oggi la liturgia, Leo, medico ginecologo, aveva sentito su di sé un compito, quello di essere annunciatore continuo e instancabile del no all’aborto e della sua natura omicida; e di ricordare utilmente l’urgenza di opporvisi anche a gente che, come me, ne è convinta ma non sempre memore.  Una vocazione che l’aveva portato per la prima volta sulle prime pagine dei giornali quando nel gennaio 1989 aveva denunciato, insieme al collega Luigi Frigerio, la situazione della clinica Mangiagalli del Policlinico di Milano, dove allora si praticavano aborti dopo i 90 giorni di gravidanza aggirando il limite posto dalla legge n. 194 senza che, dicevano, i responsabili della clinica intervenissero.

Da allora era sempre stato in prima linea nella difesa delle donne da quella che egli definiva l’ipocrisia dell’aborto, una vicenda poi da lui raccontata nel suo libro Carne, ossa, muscoli e tendini – In difesa della vita nascente  edito da Gribaudi.

17 agosto 2022

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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3 risposte a Leo Aletti (1945-2022): in memoria

  1. Aurelio Benetti ha detto:

    Mi unisco con affetto al ricordo di Leo Aletti dell’ amico Robi Ronza: ci conoscevamo bene anche se ci vedevamo di rado (l’ ultima volta fu ad un Meeting di Rimini di qualche anno fa in cui ci salutammo molto cordialmente e mi disse che ricordava bene mio fratello Flaminio e le sue ottime grappe con erbe…Ci conoscevamo da quando partecipò ad una nostra vacanza di GS di Sondrio a Livigno dei primi anni ’60. Era mio coscritto del ’45 e anche per questo, oltre per le sue battaglie, lo sento ancora molto vicino.

    • Carlo Meazza ha detto:

      Avevamo 12 anni. Ero stato mandato in vacanza a Bormio coi Salesiani. Dopo un paio di giorni ho preso una pesante intossicazione intestinale che mi costrinse a letto 15 giorni, fin quando i miei nonni vennero a prendermi dopo essere stati avvisati dai Salesiani con inspiegabile ritardo. Ricordo bene quel camerone vuoto dopo che gli altri bambini erano fuori in gita, ai giochi o in quella piscina termale. C’era un ragazzino, mio coetaneo, che rinunciava di sua iniziativa ai giochi e le gite per farmi compagnia. Si sedeva sul letto vicino e parlavamo, guardavamo le montagne oltre le finestre con un binocolo regalatomi da mio papà. Ricordo bene quel bambino, era il Leo Aletti e spesso nel corso degli anni l’ho ricordato con affetto e gratitudine per quel tempo passato assieme.

  2. Elio torrente ha detto:

    Grazie mille Robi ! Un abbraccio
    Elio e Romana torrente

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