Uomini e lupi: la pretesa di ricostruire una prossimità impossibile

Ognuno ha il suo lupo, Corriere del Ticino*, 2 settembre 2022

Mauro Morandi,  un pastore che con  300 capre era salito nello scorso giugno da Fondotoce a un alpeggio in alta Valle Intrasca (Verbano-Cusio-Ossola, VCO), dopo che diversi suoi capretti sono stati prede dei lupi, qualche settimana fa ha deciso di scendere a valle anticipatamente. “Pur avendo pagato l’affitto del pascolo torniamo giù”, ha dichiarato al corrispondente del quotidiano torinese La Stampa, “grazie al lupo e a tutti quelli che non fanno niente per aiutare i piccoli allevatori a rimanere in montagna”.

Il caso del VCO non è isolato. Un po’ sulle montagne di tutta l’Italia (Sardegna esclusa), e anche in zone poco abitate della pianura, come ad esempio nelle campagne di Mantova, il ritorno del lupo sta creando gravi problemi.  Pure in Italia, insomma, emerge la necessità di rivedere la Convenzione di Berna che stabilì l’assoluta protezione del lupo quando l’animale era a rischio di estinzione. Oggi invece a rischio di estinzione a causa del lupo è l’allevatore di montagna. Morandi non è l’unico pastore che sta facendo le spese del ritorno del lupo nel VCO, provincia italiana come noto contigua al Ticino. Ha raccolto firme, ha scritto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ma sin qui inutilmente. D’altra parte già il 7 maggio scorso un comitato di allevatori del VCO aveva lanciato l’allarme organizzando a Crodo, in Valle Antigorio, un convegno  sul tema “La tutela incondizionata del lupo porta all’estinzione dell’allevamento tipico dell’arco alpino. Come cambiare rotta”. Dell’evento, presieduto da Luca Battaglini, docente di scienze forestali e ambientali all’università di Torino, si trova tuttora la registrazione su Youtube.

Da alcuni anni è in atto in Europa la diffusione incontrollata del lupo, sostenuta dall’Unione europea con il consenso di masse urbane educate dai cartoni animati a pensare che questo grande carnivoro sia in effetti un innocuo e maldestro pasticcione; e analogamente viene sostenuta anche quella dell’orso. In realtà la loro presenza determina l’estinzione dell’attività agro-zootecnica in alpeggio e quindi il venir meno di prodotti caseari unici ottenuti grazie al pascolo in alta quota. Da ciò consegue anche un degrado ambientale con l’avanzamento del bosco sui pascoli, e la conseguente crescita degli allevamenti con animali stabulati per 365 giorni all’anno che sono delle vere e proprie “fabbriche” di carne e di latte.  

In nessun altro dei paesi che condividono l’arco alpino la situazione è forse difficile come in Italia, dove le popolazioni di montagna sono un’esigua minoranza e finora non sono riuscite ad attirare l’attenzione delle forze politiche nazionali, tutte poco propense a sfidare l’opinione comune delle masse urbane in materia. Eppure quello del lupo è un problema che ben presto potrebbe riguardare tutti. A tutti o quasi tutti ad esempio potrebbe capitare di infortunarsi in una zona disabitata e quindi di attirare il lupo con l’odore del proprio sangue, che l’animale percepisce a grande distanza.

Frattanto lo scorso 28 luglio uno o più lupi hanno aggredito a Kidero, una località del Dagestan (Russia), tre bambini che si bagnavano in un laghetto ai margini di un bosco sbranandone a morte uno, che aveva nove anni, e ferendone gravemente un altro. La notizia è stata rilanciata in Occidente dal settimanale Newsweek (cfr. www.newsweek.com/wolf-kills-nine-year-critically-injures-friend-1729682/).

Il lupo non è uno sportivo ma un carnivoro predatore che ovviamente preferisce le prede più facili. E rispetto a un ungulato selvatico in buona salute preferisce attaccare un gregge di ovini, o anche dei bambini soli o degli esseri umani indifesi, feriti o comunque fragili. La prossimità incontrollata del lupo con l’uomo è dunque impossibile. Quando si citano i casi come quelli della Mongolia o dell’Alaska si dice il vero e il falso nel medesimo tempo. In Mongolia (1,9 abitanti per kmq) e in Alaska (0,45 abitanti per kmq), vivono sia lupi che uomini, ma non vivono in prossimità. Dove ci sono gli uomini non ci sono i lupi, e se si avvicinano vengono cacciati per difesa in ogni momento dell’anno.

*quotidiano della Svizzera Italiana

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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7 risposte a Uomini e lupi: la pretesa di ricostruire una prossimità impossibile

  1. Piero ha detto:

    Concordo su tutto !! Per conoscenza …Roby in data da definire , ipotizzo fine settembre o ottobre, mi dovrei incontrare con la giornalista : Maria luisa Cocozza del TG5 che tiene la rubrica “L’Arca di Noe’, sugli animali. La giornalista non è una sciocca ma da sempre è tutta fortemente sbilanciata PRO LUPO. Il motivo è che il lupo è un selvatico e la percentuale di tutti i selvatici nel mondo rappresenta solo il 4% di tutti gli esseri viventi ergo il lupo va difeso a prescindere. Le ho scritto una mail con riflessioni identiche alle sue che ricalcavano il punto di vista dei piccoli allevatori del VCO. Mi ha riposto che vorrà conoscere l’altra campana: quella dei piccoli allevatori con i quali sono in contatto. Mi sono altresì sentito con il prof. Battaglini della UNITO che lei ha menzionato nel suo pezzo e lo stesso caldeggia molto questo incontro tra sottoscritto e la giornalista. Le scrivo perché vorrei conoscere la sua mail per inviarle la presentazione che userò in quell’incontro (15 slides di PP) per sottoporgliela preventivamente. Mi faccia sapere. Il mio indirizzo per brevità è il seguente. e-mail : piero.mauri48@gmail.con
    E con stima la saluto Piero Mauri

  2. Piero ha detto:

    Sbadatamente ho scritto il mio indirizzo e-mail in chiaro. Per favore me lo cancella. Sorry e grazie

  3. Carlo Meazza ha detto:

    …prossimità impossibile…Quindi?

  4. Giacomo ha detto:

    Purtroppo queste politiche “comunitarie” sembrano scollegate dalla realtà, senza cadere nei cosiddetti complottismi, dobbiamo ahimè prendere atto che le scelte energetiche, politiche ed alimentari, si pensi all’apertura verso le farine a base di insetti, sono perlomeno singolari

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