Aborto diritto umano? Da trent’anni l’Onu dice no

Pur dopo un trentennio di tentativi falliti, anche  quest’anno le delegazioni di Stati Uniti e di Paesi dell’Unione Europea tenteranno di nuovo di far passare all’Assemblea Generale dell’Onu, che si aprirà a New York il prossimo 13 settembre, una risoluzione con cui si afferma l’aborto come diritto umano.

Nel testo presentato si parla di “accesso all’aborto sicuro” come di una politica che tutti i Paesi membri dovrebbero perseguire per “assicurare la promozione e la protezione dei diritti umani di tutte le donne e della loro salute sessuale e riproduttiva”.

Sin qui affermazioni del genere non sono mai passate all’Assemblea Generale. Nella maggioranza degli Stati membri dell’Onu l’aborto è infatti vietato o sottoposto a forti limiti. Meno che mai sono quindi disposti a dichiarare “diritto umano” l’aborto che implica l’uccisione di una persona, ovvero il nascituro. In buona parte dell’emisfero Sud il tentativo dell’Occidente di imporre l’aborto come diritto umano è visto come un caso di neocolonialismo. I Paesi africani sono perciò fortemente schierati contro di esso; quest’anno è la Nigeria che conduce in prima fila la battaglia.

La promozione dell’aborto come diritto umano mira ad aggirare quanto affermato al riguardo nella Conferenza Internazionale sulla Popolazione e lo Sviluppo, che l’Onu organizzò al Cairo nel 1994, nella quale venne affermato che in materia di aborto ogni Stato deve decidere per conto proprio senza pressioni esterne e che i governi devono aiutare le donne a non ricorrere all’aborto e provvedere per il benessere della madre e del bambino prima e dopo la nascita. Da allora gli Stati membri occidentali favorevoli all’aborto cercano di aggirare questa affermazione soprattutto tramite le agenzie dell’Onu su cui hanno più influenza come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Fondo dell’Onu per la Popolazione e L’Agenzia dell’Onu per la Donna. Nei documenti e nell’attività di queste agenzie molto spesso l’”aborto sicuro” compare tra i “diritti alla salute riproduttiva” in pieno contrasto con quanto stabilito in sede di Assemblea Generale.

È significativo che la nostra stampa ignori sistematicamente questa vicenda. Probabilmente lo fa perché non si sappia che la legalizzazione dell’aborto non è prevista né auspicata nella maggior parte del globo, e che non è affatto una cosa “cattolica”. Anzi nel mondo nel suo insieme il grosso di coloro che vi sono contrari non è affatto costituito da cattolici.

5 settembre 2022

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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