La grande stampa all’assalto del centrodestra

I giornali italiani verso sinistra, Corriere del Ticino*, 3 ottobre 2022

Nel valutare i commenti che la stampa italiana sta dando dell’esito delle votazioni del 25 settembre scorso, vinte dal centrodestra guidato da Giorgia Meloni, occorre tener presente che tutti i maggiori quotidiani italiani simpatizzano per la sinistra. In Italia, dove ci sono dappertutto tre sindacati storici, originariamente legati al Pci, alla Dc e ai partiti laici, caduto il fascismo due sole categorie si diedero, su pressione del Pci, un sindacato unico: i magistrati e i giornalisti. Iniziò così una forte e precisa influenza del Pci su queste due cruciali categorie di cui oggi sono eredi i partiti che ne sono derivati.

E tuttora dalle votazioni interne del sindacato dei giornalisti si deduce che almeno due terzi di loro sono in vario modo su posizioni di sinistra. A questo quadro non fanno eccezione nemmeno le redazioni dei telegiornali di Mediaset, la società televisiva di proprietà della famiglia Berlusconi, né tanto meno quelle della Rai. Tale situazione ha permesso nel 2000 di organizzare rapidamente una nuova Tv di sinistra come LA7 ed ha il suo impatto anche sui telegiornali di Sky Tv.

Tutti i maggiori quotidiani sono in vario modo vicini alla sinistra, persino il quotidiano economico IlSole/24Ore, che appartiene all’equivalente italiano del Vorort (La Confindustria della Svizzera. Ndr.). Esistono poi anche dei quotidiani di destra come il Giornale e La Verità che però danno voce e sfogo a minoranze di conservatori arrabbiati senza minimamente puntare ad un pubblico che non sia già schierato; e che quindi si condannano a non influire sul grande pubblico.

Stando così le cose, la grande stampa in Italia guarda in certo modo “dall’esterno” a chi adesso andrà al governo. Commentatori in genere lontani dalla cultura politica di centrodestra si affannano a spiegare ai lettori, sempre immaginati come amici loro, che cosa mai ritengono che pensino e quale programma è possibile che abbiano i partiti usciti vincitori dalle votazioni del 25 settembre, malgrado siano forze politiche presenti sulla scena da anni se non da decenni, e malgrado si fossero presentati alle votazioni con un preciso programma.

 Si mostrano poi particolarmente preoccupati per la posizione che Giorgia Meloni, definita “sovranista”, potrà assumere verso la Commissione Europea. Con tale termine vengono definiti coloro che rivendicano la sovranità degli Stati membri, oggi sempre più schiacciata dal potere di fatto assunto dalla Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen. Così vengono definiti gli attuali governi della Polonia e dell’Ungheria, messi nello stesso mazzo malgrado abbiano su questioni cruciali, come ad esempio la guerra in Ucraina, posizioni diversissime.  E si teme che il governo di Giorgia Meloni porti l’Italia nel presunto campo sovranista. “Ora Giorgia Meloni è davanti a un bivio. Tra l’istinto e la ragione. Tra sovranisti ed europeisti (…) Da una parte la strada che conduce alle sue alleanze tradizionali: Viktor Orbán a Budapest, Jaroslaw Kaczynski a Varsavia (…) Dall’altra la strada di chi governa davvero l’Europa: Ursula von der Leyen a Bruxelles, Christine Lagarde a Francoforte, Olaf Scholz a Berlino, Emmanuel Macron a Parigi (…)”, così ha scritto un commentatore su un grande quotidiano milanese. Parole e nomi con cui nella sostanza voleva dire: Cara Meloni, se governi secondo il programma con cui sei stata eletta guai a te. Se invece governerai come avrebbe governato il centrosinistra puoi essere certa del nostro plauso e del nostro sostegno.

Sfugge a questi commentatori che il travaso di voti che ha portato Fratelli d’Italia al 26 per cento dei consensi è fatto da gente che ha atteso invano la grande riforma liberale dello Stato italiano da Berlusconi, che ha atteso invano la grande riforma autonomistica da Salvini e che adesso se le attende da Giorgia Meloni e dal suo Fratelli d’Italia. Resta da vedere se votando Fratelli d’Italia gente di questi orientamenti ha puntato sul cavallo giusto, ma sta di fatto che è a questo che punta ed è questo che si attende. E che non è “sovranista” ma mira ad un’Unione Europea un po’ meno a misura degli interessi della Germania e della Francia.

*quotidiano della Svizzera Italiana

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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3 risposte a La grande stampa all’assalto del centrodestra

  1. Emanuele Ortoleva ha detto:

    Caro Robi
    Mi sembra che tu non tieni conto di un fatto che ha attraversato secoli. Ci sono nazioni, o stati se si vuole che contano e nazioni che non contano (un cazzo per dirla col marchese del Grillo) la Germania è la Francia sono due che contano, insieme all’Inghilterra, l’Italia è dal 1861 che è subalteerna creata per fare le scarpe agli Asburgo (manovra che ha avuto la sua conclusione nel 1918). Un esempio attuale è l’Ucraina, semplice pedina di ungioco tra Usa e Inghilterra contro un altra nazione, per che storicamente conta, la Russia (non è una difesa di Putin, che è una contingenza, ma una considerazione che abbraccia secoli di storia). Quindi è inutile sognare un’Europa diversa

  2. Bocian ha detto:

    “E che non è “sovranista” ma mira ad un’Unione Europea un po’ meno a misura degli interessi della Germania e della Francia.”

    Egregio Dott. Ronza, trovo quasi curiosa questa chiosa dell’articolo. Concordo con il fatto che nell’immaginario giornalistico lo schieramento a sinistra sia palese e sia non evidente solo a chi fa finta di esser cieco. E concordo anche che la visione distopica (non la sua) giornalisticamente corretta presenti la Germania e la Francia come i paesi caposaldo di certo europeismo con tanto di pedigree e quarti di nobiltà, da contrapporre ovviamente alla plebaglia ungaro-polacca e affine.
    Peccato che poi detto schieramento di intellettualismo à la page dimentichi la realtà (come succede spesso a chi la guarda con le lenti deformate dell’ideologia).

    La mia “quasi curiosità” risulta dal considerare appena due fatterelli:

    1) la Germania, sbattendosene alla grande dell’attendismo europeo sul tetto al prezzo del gas (interessato? certamente inconcludente e sul quale la stessa Germania ha espresso orientamento contrario), ha messo sul piatto della SUA bilancia la bellezza di 200 miliardi di euro; prendendo tale cifra molto probabilmente dal famoso surplus commerciale (mai sanzionato dalla Commissione UE, ça va sans dire) e a vantaggio diretto delle imprese tedesche che in tal modo possono operare in Europa regime di concorrenza sleale. Con tanti saluti a certo solidarismo di facciata, e mentre altri paesi (vedi Norvegia, che non fa parte della UE, e Olanda, che invece ne fa parte) lucrano abbondantemente e indegnamente sul gas e sulla gestione fallimentare delle sanzioni alla Russia (ma a nessuno degli invasati intellettuali viene voglia di fargli neanche un rimbrottino).

    2) ricordo pure che la Francia, su certi appalti internazionali riguardanti cantieri navali (Saint-Nazaire, Chantiers de l’Atlantique) vinti da un’impresa italiana, fece ferro fuoco e fiamme per annullare e/o abbassare poi le quote partecipative per tutelare l’interesse nazionale (vale a dire ciò che per gli altri stati è da considerare tabù o “provinciale”).

    Trovo pertanto “curioso” che sul piedistallo degli europeisti di grido molti (non lei, credo, dott. Ronza) mettano proprio due paesi che quanto a “sovranismo” non hanno nulla da invidiare a nessuno.

    Cordiali Saluti

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