Meloni. Il pensiero conservatore e riformista

Mi sembra evidente che con le dichiarazioni programmatiche dello scorso 25 ottobre alla Camera Giorgia Meloni non ha solo presentato il programma del suo governo ma anche annunciato la comparsa al centro della scena della vita pubblica italiana di una cultura politica a lungo rimasta ai margini e senza rappresentanza nel nostro Paese: il conservatorismo. È questa una posizione (che beninteso non ha nulla a che fare con la cultura reazionaria) secondo la quale il mutamento deve sì avvenire ma aver luogo in modo ordinato rispettando i valori della tradizione e senza sconvolgere i legami su cui si fonda la comune identità del Paese. Non a caso Meloni ha citato nel suo discorso un solo pensatore, Roger Scruton, uno dei maggiori “maestri del pensiero conservatore europeo”. .

Resta il fatto che, diversamente che in Gran Bretagna, nell’Europa continentale le parole “conservatorismo” e “conservatore” sono anatema per la cultura di massa. Si tratterà di vedere se i conservatori riusciranno anche qui a risanarne il significato, o se dovranno risolversi a farsi chiamare altrimenti. D’altra parte sin dal 2020 Giorgia Meloni è la presidente del Partito dei conservatori e riformisti europei cui aderiscono anche fra gli altri Diritto e Giustizia, il partito al governo in Polonia, i Democratici svedesi, il cui successo ha di recente scosso gli equilibri politici della Svezia e gli spagnoli di Vox.  Non Fidesz di Viktor Orbán.

Si tratta di forze politiche — di cui si sa poco di vero in Italia a causa della campagna di discredito di cui sono sistematicamente oggetto da parte del grosso della stampa italiana – i cui programmi sono difficili da classificare facendo uso della vecchia dicotomia destra/sinistra, come peraltro è anche il caso di Fratelli d’Italia. Per esempio a proposito dell’Europa ciò che vogliono non è la fine dell’Unione Europea ma un suo diverso assetto in cui la Commissione sia per l’appunto una commissione e non un governo parallelo dell’Unione che scavalca il Consiglio Europeo e per di più invade le competenze degli Stati membri. E pensano al Parlamento Europeo non più come a un consesso privo del potere di iniziativa politica e ridotto al ruolo di camera di revisione.

Venendo a noi non ha senso tentare di inchiodare ancora in qualche modo Fratelli d’Italia alla vecchia immagine dell’MSI non meno di quanto non ne avrebbe il tentativo di inchiodare in qualche modo il PD all’antica immagine del PCI.  Sia in un caso come nell’altro non solo la prassi ma anche i riferimenti ideali sono del tutto cambiati.

Sarà quindi interessante vedere se in questi anni attorno a Fratelli d’Italia, magari con il nome cambiato in qualcosa di meno… tricolore, non si verrà formando un Partito conservatore italiano capace non solo di raccogliere alla base ma anche di dare spazio ai vertici a quel vasto movimento popolare di varie ispirazioni, sia cattoliche e sia liberali, che vede fra l’altro nella vivacità della tradizione non un ostacolo bensì uno dei principali motori del progresso.

30 ottobre 2022

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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