Questioni di sesso

Nei giorni scorsi nel liceo Cavour di Roma una studentessa che si sente maschio ha firmato il suo compito in classe con un nome maschile.L’insegnante, nel riconsegnare la verifica, ha corretto il nome. E, stando alle dichiarazioni dell’alunna, avrebbe detto: “Davanti a me ho una donna, non posso riferirmi a te in altro modo”. A questo punto – si è avuta notizia — il professore è stato accusato da più parti di essere omofobo, discriminatore, insensibile, violento, inadeguato e così via.

Mi domando: ma non potrebbe il Ministero semplicemente ribadire che, fino a prova contraria, ciascuno deve essere considerato a scuola, come altrove, del sesso di cui risulta essere dai suoi documenti anagrafici e venire chiamato col nome che da essi risulta avere? Così verrebbe bloccata sul nascere l’incongrua campagna che i promotori della presunta fluidità sessuale e dell’ideologia gender stanno portando avanti nelle scuole.

15 novembre 2022

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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12 risposte a Questioni di sesso

  1. Carlo Meazza ha detto:

    Ma il problema è bloccare sul nascere…l’incongrua campagna…..ecc.ecc. o rispettare una persona che nata femmina si sente maschio o viceversa e che vuole essere chiamata come vuole in base a come si vive sessualmente? Non è una questione di rispetto? Secondo me ci vuole un bel decreto legge, tipo Rave party, punitivo e scritto male, per riportare moralità e pulizia nelle depravate scuole di Stato. Alè! A proposito di gender: volete sapere come si comportava un prete (maschio o femmina?) con noi ragazzini dai Salesiani diversi anni fa?

    • sircliges ha detto:

      Non è una questione di rispetto, è una questione di realtà.

      Se una donna si sente maschio, resta una donna. Se un essere umano si sente un cane, resta un essere umano. Se un uomo d’oggi si sente Napoleone, resta un uomo d’oggi.

      Una società che istituzionalizza l’allucinazione è una società sull’orlo dell’estinzione.

      • Carlo Meazza ha detto:

        Quindi un uomo che si sente donna o viceversa è allucinato/a? Il nazismo li metteva nei lagher e i sistemi totatilitari tutt’ora purtroppo esistenti li mette fuorilegge. Lei da che parte sta?

      • sircliges ha detto:

        Sto dalla parte della realtà.

        A un uomo che si sente donna, io dico che è un uomo, e questo mio comportamento non può essere messo sullo stesso piano di una persecuzione o un genocidio.

        Il ricatto morale “o assecondi le mie allucinazioni o sei letteralmente Hitler” è ridicolo e irricevibile.

    • Robi Ronza ha detto:

      Non esiste soltanto la soggettività, va rispettata anche l’oggettività. Perciò la campagna in corso per diffondere tra gli scolari il dubbio sulla propria identità sessuale è incongrua e a mio avviso va fermata. Altro è il rispetto per il travaglio di chi è effettivamente omosessuale (non più del 3 per cento della popolazione), ma questa è un’altra questione da affrontare in altri modi.

      • Carlo Meazza ha detto:

        Signora/signor Sirgliesis, con che diritto pretende di dire ad un uomo che si sente donna che è un uomo? Cosa ne sa lei davvero di quella persona? Li definisce allucinati, ma si ricorda quello che ha detto il Papa a proposito dei gay sull’aereo qualche anno fa? Con la destra destra al governo siamo allo sdoganamento degli integralismi peggiori, giudicanti e punitivi? Prepariamoci, si tratta di visioni del mondo inconciliabili

      • Carlo Meazza ha detto:

        Robi, guarda che la più parte delle persone omosessuali non attraversa alcun “travaglio”, giustamente vogliono solo essere lasciate in pace e vivere la loro vita con libertà e alla luce del sole, come tutti. Ma chi starebbe seminando dubbi tra gli scolari sulla loro identità? Caccia alle streghe Robi, dannosa per tutti. Perchè avere sempre l ‘idea di un nemico che ci assedia? Non è vivere male?

      • Robi Ronza ha detto:

        Ho sempre visto una certa inqiuietudine riguardo al proprio stato negli omosessuali che ho conosciuto. Ad ogni modo non è questo il punto. Ribadisco invece che a mio avviso portare il tema dell’omosessualità nelle scuole ha un effetto propagandistico di una condizione che è spontaneamente di alcuni pochissimi e non è per natura qualcosa di normale. D’altra parte tutto il tema del sesso non mi pare proponibile nelle scuole statali e in certo senso nella scuola in genere, tanto più in una società plurima come l’attuale. Caso mai la scuola deve proporre il tema ai genitori degli alunni, i quali sì ne devono parlare con i loro figli.

  2. Giacomo ha detto:

    Fa parte del processo di demolizione controllata del nostro mondo…
    Il governo questo ha in agenda, figuriamoci se il ministro si accorgesse che esiste una carriera “alias” nelle scuole… introdotta de facto senza alcuna norma!

    • Filippo ha detto:

      Il governo nuovo dovrebbe piuttosto abolire la riforma della ciellina Cartabia (ministro mai eletto da nessuno).
      Alle provocazioni di adolescenti che si sentono novelle sardine ci pensino i loro genitori.

      • Robi Ronza ha detto:

        Marta Cartabia è “ciellina”. E allora? Non capisco perchè solo ai ministri “ciellini” venga applicata l’etichetta, mentre ad altri ministri soprattutto di altri governi le loro rispettive etichette non vengano applicate. In quanto all’elezione, nel nostro ordinamento non è previsto che un ministro debba sempre essere un parlamentale, e ce ne sono poi altri, per esempio quello degli Usa, in cui ciò è escluso. Dunque non è dovuto che un ministro sia sempre un parlamentare.

  3. Carlo Meazza ha detto:

    L’inquietudine, se c’è, degli omosessuali come dici, viene dai pregiudizi sociali verso di loro, dalla violenza e dalla derisione che subiscono, spesso, fin dalla famiglia di appartenenza. Pregiudizi che trovano forza anche in quello che hai scritto a proposito della non naturalità della omosessualità.

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