Alta Italia e Mediterraneo: il futuro di un legame antico

 

Pubblicato con altro titolo 

in Politica Internazionale n.1/2009 

Robi Ronza
Delegato del presidente della Lombardia alle relazioni internazionali

Nel mondo in cui viviamo le relazioni internazionali, come è noto, hanno cessato di essere un monopolio degli Stati. Come già per secoli era normalmente avvenuto, oggi di nuovo si può parlare di relazioni internazionali diffuse, e quindi correlativamente di diplomazia diffusa. Il ruolo dello Stato continua beninteso a restare predominante, ma accanto ad esso cresce quello di diversi soggetti sia pubblici, come i grandi territori, che privati, come i grandi gruppi industriali e altri maggiori organismi della società civile.

In particolare per quanto riguarda le maggiori Regioni italiane, non si tratta di un’invenzione di chi le governa quanto piuttosto della risposta dovuta a una domanda che viene sia dall’interno, dall’economia e dalla società, e sia dall’esterno ovvero dal resto del Paese ma soprattutto dal resto del mondo. D’altro canto, in forza della vigente Costituzione, le Regioni italiane hanno poteri costituzionali in tema di relazioni internazionali con specifico riguardo agli scambi culturali ed economici; e possono tra l’altro siglare accordi in tali materie non solo con altri territori ma anche con Stati sovrani (come la Lombardia ha già fatto in più di una occasione).

Tutto ciò ha particolare rilievo nel caso delle Regioni dell’Alta Italia cispadana, che confinano direttamente con altri Paesi e che hanno un’economia in molti settori più connessa con i mercati esteri che con quello costituito dalla Penisola italiana. E vale in modo particolarissimo per la Lombardia, il cui rilievo internazionale è testimoniato in modo inequivocabile dalla presenza in Milano di un Corpo consolare composto complessivamente di rappresentanze di quasi cento Stati, pari a circa la metà dei membri dell’Onu: uno dei più importanti al mondo in città non capitale, secondo forse soltanto a quello di Nuova York. Di recente tale Corpo consolare, accogliendo nelle proprie fila i consolati aperti in altre città lombarde, ha poi deciso — fatto senza precedenti — di chiamarsi “di Milano e della Lombardia”.

In quanto poi agli scambi tra Italia, Sud Europa in genere e Paesi del Mediterraneo non deve sorprendere che Milano e le altre città e terre lombarde ne siano divenute il maggior crocevia. La storia e la geografia candidano da sempre l’Alta Italia, l’antica “Lombardia” nel senso più ampio della parola, a giocare un ruolo di cerniera tra Europa renana e Mediterraneo. Quando poi, a seguito della vittoria anglosassone nella Seconda guerra mondiale e a causa delle semplificazioni imposte dalla Guerra fredda, per alcuni decenni l’interesse geo-politico atlantico divenne l’unico legittimo in Europa, e quindi il Mediterraneo fu descritto non come risorsa bensì come oscuro e aggrovigliato problema, il fatto di appartenere comunque all’Europa del castagno e non a quella dell’ulivo ha dato all’Alta Italia uno specifico vantaggio. In un’epoca nella quale il Nord Europa atlantico e protestante veniva indicato come il faro della modernità, e il Sud Europa mediterraneo e cattolico invece come la sede di ogni arretratezza, in Alta Italia non avevamo bisogno di fare i danesi per sembrare moderni. Non essendo mai stati “mediterranei” nel senso farsesco della parola, ed essendo eredi diretti del grande progetto di Ambrogio e della ben riuscita Riforma cattolica di Carlo Borromeo, non facciamo fatica a guardare al Mediterraneo e rispettivamente al Nord Europa senza alcun complesso.

Questo aiuta a capire perché, ad esempio, già nel 2003 nasce a Milano una grande conferenza annuale euro-mediterranea, per iniziativa della locale Camera di Commercio subito sposata dalla Regione, e perché nella metropoli lombarda ha sede l’unica Camera arbitrale internazionale europea della quale l’arabo è una delle lingue ufficiali. L’arabo … non è arabo a Milano dove, tanto per fare un esempio autorevole e significativo, la Biblioteca Ambrosiana dispone sin dalla sua origine nel secolo XVIII di un fondo di codici in arabo che da allora non ha mai smesso di arricchirsi

Con la sua settima edizione, in calendario il 20-21 luglio del corrente anno, tale grande incontro tra capi di Stato e di governo, ministri, ma anche figure eminenti del mondo dell’economia e della finanza — che originariamente si chiamava Conferenza del Laboratorio euro-mediterraneo — ha assunto il nome di Forum economico euro-mediterraneo diventando un evento, situato nell’alveo dell’Unione per il Mediterraneo, cui il ministero degli Esteri italiano partecipa attivamente. Considerando poi che a seguito della crisi di Gaza l’Unione per il Mediterraneo attraversa un momento difficile, il Forum di Milano potrebbe quest’anno finire per diventarne de facto l’unica possibile assemblea generale. Questo pur considerando – giova subito precisare – che dalla Conferenza del Laboratorio euro-mediterraneo il nuovo Forum economico ha ereditato l’allargamento all’intero sistema dei mari interni, “mediterranei” nel senso originario del termine, che caratterizzano il punto di innesto tra Europa, Asia ed Africa: ovvero non solo il Mediterraneo propriamente detto ma anche il Golfo, il Mar Rosso e in prospettiva il Mar Nero.Al Forum la presenza dei Paesi del Golfo sarà infatti consistente e qualificata; e così pure quella dei Paesi rivieraschi dell’Adriatico.

Con riguardo al Mar Nero osservo qui per inciso che esso è l’area di ultima gravitazione dei Paesi danubiani, di cui il Nordest italiano in sostanza fa parte. Lo sviluppo delle relazioni con l’area del Mar Nero creerà dunque un circolo virtuoso del quale il “Lombardo-Veneto” sarà un segmento-chiave.

Da quanto sin qui accennato crediamo appaia in modo evidente che quello del Forum euro-mediterraneo è un caso l’analisi del quale aiuta tra l’altro a comprendere quale sia il proprium della relazioni internazionali delle Regioni italiane, e in modo molto specifico di una Regione come la Lombardia, che per dimensioni e per prodotto interno lordo precede la massima parte dei 27 Stati membri dell’Unione Europea. Tipicamente le relazioni internazionali di un territorio non sovrano non hanno luogo all’ombra della forza militare. Beninteso, nelle moderne relazioni tra gli Stati l’uso della forza militare è l’eccezione, non la regola. Ciononostante la disponibilità della forza militare resta inevitabilmente sullo sfondo. Le relazioni internazionali di una Regione non hanno invece e altro sfondo che il consenso e non hanno altro obiettivo se non la cooperazione e lo scambio di beni economici e di beni culturali. Inoltre in questo caso lo status e le stesse dimensioni del territorio dell’altro non in gioco per definizione. E’ evidente che, tanto più in situazioni delicate, ciò apre alle Regioni degli spazi importanti per il nostro Paese nel suo insieme, ove ovviamente si deve operare d’intesa con il ministero degli Esteri. Da un lato infatti le Regioni hanno da giocare in sede internazionale un ruolo loro proprio e non delegabile: non si tratta di un’usurpazione del ruolo dello Stato e nemmeno di un’eventuale supplenza a delle sue lacune. Dall’altro, come non può che essere in una logica federale, si deve operare in un clima di intesa con lo Stato, ove per intesa, per patto (foedus) s’intende la leale collaborazione nel quadro di reciproche responsabilità e competenze nonché di reciproci impegni.

Come anche in altre parti del mondo – osservo concludendo — nei Paesi del Mediterraneo la Lombardia sostiene programmi di cooperazione in campo sanitario e rispettivamente in campo universitario, organizza missioni commerciali e in particolare missioni esplorative in mercati nuovi, promuove programmi di scambio culturale, di scambio tecnologico e di formazione alla cultura d’impresa, realizza iniziative di soccorso di emergenza in caso di conflitto preoccupandosi che tali iniziative abbiano luogo in modi e a condizioni tali da non implicare, nemmeno indirettamente, una scelta di schieramento per l’una o l’altra delle parti in campo. Ecco un altro elemento che distingue le relazioni internazionali delle Regioni dalla politica estera dallo Stato, nel senso che – nel rispetto delle sue prerogative – lo Stato non può venire condizionato da quanto le Regioni fanno in questo ambito né positivamente né negativamente. In tutto questo la Lombardia si muove facendo riferimento al principio di sussidiarietà, cardine attuato e non solo proclamato dal suo governo regionale. Perciò opera tenendo conto in primo luogo delle domande e delle aspettative della società civile e delle imprese lombarde, soprattutto anche se non solo di quelle medio-piccole; e in secondo luogo interviene di regola non direttamente bensì co-finanziando progetti di organizzazioni non governative, di associazioni di rappresentanza e in genere di organizzazioni senza fini di lucro. Fanno eccezione a questa regola soltanto la cooperazione in campo sanitario, dove entrano innanzitutto in gioco gli ospedali, e i programmi di rafforzamento istituzionale (capacity building) ove per definizione occorre un impegno diretto di personale regionale.

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Una risposta a Alta Italia e Mediterraneo: il futuro di un legame antico

  1. francesco taddei ha detto:

    spero e auspico che finanzi anche corsi di italiano, magari nei paesi ancora cristiani. lo fanno gli altri perchè noi no?

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