Ucraina: alla pace serve un’Italia meno “atlantica”

Renzi, ricordati di Giorgio La Pira, editoriale, Il Sussidiario, 9 maggio 2014

I promotori di un referendum  “per l’autonomia”  in programma questa domenica nell’Ucraina sud-orientale  hanno confermato che andranno avanti per la loro strada. E ciò malgrado Putin avesse suggerito loro di sospenderlo come gesto di buona volontà verso le autorità di  Kiev.  Non si può tuttavia escludere

che si tratti di un gioco delle parti tanto più tenendo conto che l’organizzazione di un referendum del genere è sin qui proceduta in modi e a un ritmo che sembrano al di là delle capacità operative di queste regioni periferiche russofone dell’Ucraina. E’ perciò piuttosto probabile che aiuti in tal senso siano venuti proprio da quella stessa Russia il cui leader lancia adesso appelli alla desistenza.  L’iniziativa è ad ogni modo segno di una certa volontà di passare dalla ricerca di soluzioni militari alla ricerca di soluzioni politiche della crisi. E nel mettere sul tappeto  la questione dell’autonomia lo stesso quesito referendario perciò stesso esclude la prospettiva della secessione.  Se come si spera tutto ciò potesse aprire la via a un momento di tregua della crisi, il nostro governo avrebbe a nostro avviso tutto il dovere di cogliere l’occasione per dare finalmente più spessore alla sua politica al riguardo, finora invece evanescente.

Diversamente dagli Stati Uniti, l’Unione Europea non ha nulla da guadagnare da una trasformazione del bacino del Dniepr, insomma della Bielorussia e dell’Ucraina, in un nuovo Medio Oriente.  E’ questo uno dei casi in cui gli interessi nordatlantici e quelli europei non coincidono.  Finora invece l’Unione Europea continua a dare voce solo all’interesse nord-atlantico invece di comporlo con gli altri due grandi interessi che s’intrecciano dentro i suoi confini, ossia quello mediterraneo da un lato e quello baltico-danubiano dall’altro.  Persistendo in questa autocensura,  restando in politica estera passivamente nordatlantica, l’Unione non aiuta  né se stessa né la pace attorno a sé.  Se infatti si allarga lo sguardo al di là di un orizzonte che è ancora quello del 1945, non ci si può non accorgere che l’irrevocabile specifica prossimità storica della Russia e dell’Ucraina (che è l’antica Rus’, ovvero la Russia originaria) non può venire ignorata senza provocare  contraccolpi che, proprio perché hanno profonde radici emotive, diventano facilmente incontrollabili.  Il ragionevole desiderio di Europa all’origine degli avvenimenti di piazza Maidan, e di tutto  ciò che ne è derivato, va soddisfatto in modi informali e flessibili,  ma senza suscitare o alimentare speranze insostenibili di ingresso dell’Ucraina nell’Unione né tanto meno nella Nato.  Non si può tuttavia pretendere  che ciò possa venire compreso o tanto meno voluto da un’Unione Europea che pende soltanto verso nordovest.  Chi può allora prendere l’iniziativa di un riequilibrio della politica estera dell’Unione? Innanzitutto il nostro Paese, quindi il nostro governo;  senza escludere,  in caso di mancato ascolto da parte di  Bruxelles, anche delle iniziative in proprio.  Riuscirà  Renzi  in politica estera a muoversi in modo nuovo,  al di là di un ordine costituito ormai superato dalla storia, facendo tesoro, beninteso in forma adeguata al nostro tempo, delle intuizioni del suo ideale maestro Giorgio La Pira? Se lo farà  saremo ben lieti di dargliene atto.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Ucraina: alla pace serve un’Italia meno “atlantica”

  1. patrizia ha detto:

    A proposito della crisi ucraina domenica sera ho sentito su Radio Maria una tavola rotonda con tre ospiti (Stefano Magni e Giannandrea Galliani della Bussola e una donna di cui non ricordo il nome di Russia Cristiana) nella quale si faceva il punto della situazione. A mio modesto avviso di semplice cittadina non esperta di “affari internazionali” mi pare si dava troppa colpa a Putin e non ad Usa ed Europa (Obama soprattutto, che getta continuamente benzina sul fuoco contro la Russia mentre l’Europa fa lo zerbino). Putin non è certamente un santo ma temerà un allargamento della Nato troppo vicino ai suoi confini, e almeno ha difeso la Siria, in unione a Papa Francesco, da un attacco incontrollato del premio nobel della Pace Obama.
    Insomma perchè isolare la Russia e non cercare il dialogo? In questo momento di crisi economica non fa bene a nessuno o meglio fa bene solo agli Usa. Io non capisco questo muro totale contro la Russia, noi credenti poi dobbiamo pregare; e la Madonna non ama particolarmente la Russia?
    Grazie

    • Robi Ronza ha detto:

      Non ho avuto modo di ascoltare la trasmissione citata riguardo alla quale quindi non saprei che dire. Mi pare ad ogni modo che le sue valutazioni siano molto vicine a quelle da me espresse nell’articolo cui il suo messaggio qui si richiama

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