Giovanni Paolo II: Magno come Alessandro, come Carlo, come Gregorio

Prisma/nuova serie n. 28, 30 aprile 2011

C’è un titolo davvero straordinario, che nella storia è stato dato pochissime volte per comune riconoscimento, e mai in modo erroneo: il titolo di “Magno”, ossia di assolutamente grande. Furono i casi di Alessandro Magno, di Carlo Magno e di un papa come Gregorio Magno. S’intende con tale titolo indicare una personalità che, oltre ad essere di qualità eccezionali, ha segnato e caratterizzato l’inizio di una nuova epoca. Non basta la grandezza: occorre anche aver aperto un’epoca.  Tanto per fare un esempio non sorprende perciò che a Carlo V, pur un gigante della storia, tale titolo non sia stato attribuito. Con lui infatti un’epoca non iniziò bensì si concluse.  In questo senso Giovanni Paolo II, che domani verrà beatificato, è senza dubbio un “Magno”; e mi auguro che presto la vox populi lo riconosca tale. In sostanza, come Gregorio Magno ripropose l’annuncio cristiano alla nuova Europa seguita alla fine dell’Impero Romano e alla radicale trasformazione etnico-culturale provocata dalle invasioni barbariche, così Giovanni Paolo II l’ha riproposto al nuovo mondo globalizzato sorto dalla fine dell’età moderna nonchè dal tramonto dell’economia e quindi della società centrate sull’agricoltura, che duravano dall’età neolitica, ossia da circa 10 mila anni. Al di là di ogni altro dettaglio questo è in sintesi il tempo nel quale stiamo vivendo, un’età di grande transizione: ossia un Medio Evo inevitabilmente confuso e turbolento che Giovanni Paolo II colse con preveggente acutezza come si vide sin dal suo discorso di insediamento, dal suo indimenticabile “Non abbiate paura”.

Tra tutti gli aspetti di questa colossale opera mi soffermo su ciò che mi riguarda qui specificamente, ovvero le relazioni internazionali. Prima di entrare nel merito è però opportuno sottolineare un elemento che fa della Chiesa cattolica un unicum anche in tale sfera: il suo essere cioè, grazie alla Santa Sede, non soltanto l’unica comunità di fede saldamente strutturata, unita attorno a un’autorità suprema (il Papa) e diffusa in tutto il pianeta, ma anche l’unica ad avere al proprio centro un soggetto di diritto internazionale, riconosciuto e accreditato presso la massima parte degli Stati del mondo e presso le Organizzazioni internazionali. Talvolta a ciò si accosta il Dalai Lama, ma si tratta in effetti di un caso molto diverso; e non solo perché quest’ultimo è a capo di una comunità di fede, quella buddista tibetana, che consiste di soltanto circa sei milioni di persone e, coincidendo con una comunità etnica, non ha perciò stesso alcuna proiezione internazionale. L’opera di Giovanni Paolo II in sede internazionale ha potuto dunque fondarsi sulla specifica situazione di cui si diceva, ma ciò non toglie nulla alla sua grandezza. In sostanza egli affermò, e praticò in tutta la misura in cui gli fu possibile, che – diversamente dalla pretesa delle ideologie rivoluzionarie del secolo XX – la violenza, con buona pace di Trotskij, non è l’inevitabile “levatrice della storia”, ma che lo possono essere, in modo non soltanto molto meno cruento ma anche molto più efficace, le virtù cardinali della Fortezza, Prudenza, Giustizia e Temperanza. In questo senso merita di venire sempre più studiato il suo ruolo nel processo di smobilitazione del potere sovietico sia nell’Urss che nell’Europa Orientale. Un processo nel quale intervenne tanto con fermezza quanto con moderazione in modo che procedesse senza soste ma anche senza sobbalzi catastrofici. Analogamente avrebbe voluto fare nel Levante, come bene si vide nel caso dell’Iraq. Purtroppo non gli riuscì, ma tutto quanto è avvenuto dopo non ha mai smesso di confermare quanto avesse ragione. Meno noto qui in Europa, ma non meno importante, fu l’impulso che diede alle Chiese dell’America Latina e dell’Africa per stimolarle a prendere le distanze dalle filosofie politiche cripto-marxiste derivanti dalla “teologia della liberazione” orientandole invece ad assumere un ruolo di positivo aiuto a transizioni verso tutta la democrazia e tutto lo sviluppo possibili nelle varie situazioni date. Tutto ciò in forza di un’intelligenza politica nient’affatto a latere del suo ruolo di pontefice e della sua fede cristiana ma anzi come riflesso diretto di esse. Quando verrà il tempo in cui si potranno aprire gli archivi della Santa Sede relativi al suo pontificato sono certo che non solo gli storici ma anche gli scienziati della politica avranno molto da attingere al riguardo.

Annunci

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
Questa voce è stata pubblicata in La Nuova Bussola Quotidiana e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Giovanni Paolo II: Magno come Alessandro, come Carlo, come Gregorio

  1. determinata ha detto:

    una sintesi splendida ed esplicativa della Forza spirituale, intellettuale ed umana di questo grande uomo “illuminato”… amato e rispettato da persone di ogni fede religiosa.

  2. Roberto Copello ha detto:

    Caro Robi, nel 37 a.C. il Senato romano nomina re dei Giudei un astuto, ambizioso e fedele idumeo, Erode, che avvia una serie di “grandi opere”, come le si chiamerebbero oggi: inizia sontuosi restauri del Tempio, allarga la Spianata erigendo ciclopici muri, costruisce la Fortezza Antonia, fonda Cesarea Marittima con il più grande e attrezzato porto del Mediterraneo, erige le fortezze di Masada e Macheronte, si costruisce un sepolcro degno dei faraoni (l’Herodion). Crudele come pochi sovrani, fa strangolare la moglie e due figli e, secondo la tradizione cristiana, avrebbe ordinatodi uccidere tutti i bambini di Betlemme sotto i due anni contando che fra essi ci fosse anche il “re dei Giudei”della profezia biblica (molti storici nutrono dubbi sulla “strage degli innocenti”, vista l’assenza di fonti storiche che confermino un fatto peraltro narrato dal solo evangelista Matteo, non dagli altri tre). Bene: comunque sia, e comunque lo si giudichi, il feroce e megalomane Erode per la vox populi ebraica è passato alla storia come “Erode il Grande”, nonostante non fosse per nulla ebreo. Magno anche lui, dunque, e non certo per la (presunta) strage degli innocenti. La grandezza è dunque questione di punti di vista?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...