Gentiloni alla corte dei nuovi padroni del mondo

Gentiloni in ginocchio nel club degli interessi, La Nuova Bussola Quotidiana, 21 settembre 2017

 Ieri a New York, all’indomani dell’apertura dell’annuale sessione dell’Assemblea generale dell’Onu, cui gli interventi di Trump e poi di Macron hanno dato particolare eco, un Global Business Forum ad altissimo livello si è svolto nell’esclusiva sede del Plaza Hotel.

Al Forum, promosso dall’ ex-sindaco della città Michael Bloomberg, proprietario dell’omonima rete televisiva internazionale specializzata in informazione economica e finanziaria, partecipavano capi di grandi imperi economici e finanziari da John Elkan a Bill Gates e a Jack Ma, fondatore e presidente di Alibaba, il gruppo cinese leader mondiale nel campo del commercio via Internet; inoltre un ristretto numero di capi di Stato e di governo, tra i quali innanzitutto il presidente francese Emmanuel Macron. Era stato invitato pure il nostro premier Paolo Gentiloni, che per questo nel primo pomeriggio, concluso il suo intervento all’Assemblea Generale dell’Onu, ha subito lasciato il Palazzo di Vetro per raggiungere al più presto il Plaza.

Sia per la sua concomitanza con l’Assemblea Generale che per la sua ispirazione, per i contenuti, e per le presenze che lo hanno caratterizzato, il convegno, ormai noto come Global Bloomberg Business Forum, merita di venire considerato attentamente. E’ infatti quanto mai utile per capire quali giganteschi processi di dislocazione del potere siano attualmente in corso nel mondo in cui viviamo, e quale può essere il futuro del nostro Paese nel quadro di tali dislocazioni.

Il Global Bloomberg Business Forum è l’esplicito erede della Clinton Global Initiative, sospesa dopo la sconfitta di Hillary Clinton alle elezioni presidenziali da cui Trump è uscito vincitore. Presentato come “un’alleanza globale per uscire dalla crisi” che punta a rendere “la globalizzazione più inclusiva”, il Bloomberg Forum è in sostanza il club degli interessi e dei poteri che più hanno tratto vantaggio dalla globalizzazione incontrollata; che così vogliono farla continuare ad ogni costo; e che ora vedono ulteriori gigantesche occasioni  nella gestione dei progetti con cui le Nazioni Unite dicono di voler porre rimedio alle sue conseguenze negative. Non a caso uno dei gruppi di lavoro del Forum era sul tema “Perché gli obiettivi dell’Onu per lo sviluppo sostenibile sono buoni per il business”. In tale prospettiva il Bloomberg Forum si pone come catalizzatore di un ordine internazionale come quello cui mirava Hillary Clinton; quindi alternativo all’assetto delle relazioni internazionali che si sta delineando a seguito della politica estera degli Usa del presidente Trump.

Emmanuel Macron è uscito dal Bloomberg Forum incoronato solennemente come uomo-bandiera di questa …santa alleanza di grandi poteri. Si conferma così ancora una volta quale grande disegno politico sia stato costruito attorno a lui. L’assenza da New York della cancelliera tedesca Angela Merkel, trattenuta in Germania dalle elezioni ormai imminenti, ne ha fatto il principale leader europeo sulla scena. Questo però non basta a spiegare l’imponente e concorde squillo di trombe con cui il grande circo dei media che più contano ha accompagnato la sua visita a New York.

A chi conosca quanto basta l’inglese e il francese consigliamo di andarsi a sentire o a leggere sui siti della Casa Bianca e rispettivamente della Presidenza della Repubblica Francese i discorsi all’Assemblea dell’Onu di Trump e di Macron. Se quello di Trump è all’insegna di “America first”, quello di Macron è ancor più all’insegna di “la France surtout”.  Non si capisce pertanto in base a che cosa ci si affanni a dire che la visione del primo è l’opposto di quella del secondo. Oppure lo si capisce, ma solo perché più di quel che dicono e che pensano conta la volontà di quegli interessi e di quei poteri cui si accennava di fare di Macron la bandiera di una coalizione internazionale contro Trump, o più ampiamente contro ciò che egli bene o male rappresenta.

Se al Plaza Gentiloni ha passato un bel pomeriggio tra gente importante ne siamo contenti per lui. Resta però il fatto che in questo quadro non c’è spazio per l’Italia. In un’Unione Europea perciò più che mai imperniata sull’asse franco-tedesco il nostro Paese è un terzo incomodo, e per di più un terzo incomodo troppo grosso per essere facilmente neutralizzato; quindi da ridimensionare al più presto. D’altra parte il ripiegamento di Washington verso la difesa di suoi interessi più immediati ci toglie la possibilità, che avevamo in altri tempi, di bilanciare la pressione di Francia e Germania appoggiandoci agli Stati Uniti. Ciò conferma l’urgenza, ahimè ignorata a Roma sia a destra che a sinistra, di rafforzare il nostro ruolo in Europa ponendoci come primo referente dei Paesi danubiani, dell’Est europeo in genere, e del Levante.

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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