Unioni civili: quale vittoria e a quale prezzo

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 26 febbraio 2016

Dopo esser stato per settimane al centro di un infuocato dibattito, ieri sera il disegno di legge (ddl) Cirinnà, che in vario modo dà rilevanza giuridica alle unioni fra omosessuali e rispettivamente alle coppie non sposate che vivono more uxorio, ha ottenuto a Roma l’approvazione del Senato. C’è però da tener conto di un particolare: i senatori hanno votato un testo che — in forza di un maxi-emendamento presentato l’altro ieri del governo – risulta completamente rimaneggiato rispetto a quello su cui si era discusso fino a due giorni prima. Per farsi un’idea dell’entità di tale variazione basti dire, essendo il testo originario articolato in 23 articoli, il maxi-emendamento consisteva di un solo articolo che, si leggeva nella sua intestazione, sostituiva “gli articoli da 1 a 23”, ovvero tutti quanti. Il disegno di legge va adesso alla Camera dove il suo cammino potrebbe essere meno arduo. Qui infatti il governo Renzi gode di una maggioranza più forte di quella che ha in Senato.

Un’opposizione al ddl Cirinnà tale da poter mettere in pericolo la stessa sopravvivenza del governo aveva indotto lo scorso 17 febbraio il premier Renzi a chiedere – come già ricordavamo (cfr. il GdP del 19 u.s.) —  la sospensione del dibattito e il suo rinvio al 24 febbraio. Nel frattempo è iniziata una trattativa fra Renzi e il suo ministro degli Interni Angelino Alfano, leader del Nuovo Centro Destra, Ncd, un piccolo partito che però al momento è il principale erede della vecchia Democrazia Cristiana. Per Alfano, alleato del PD di Renzi con la proclamata intenzione di stare nel governo pure a tutela dei valori civili in cui i cattolici specificamente si riconoscono, era la volta buona per dimostrare la bontà della sua scelta. Al di là della sua (modesta) forza in Parlamento, della quale ad ogni modo Renzi non potrebbe fare facilmente a meno, Alfano aveva dalla sua il fatto che tutti i sondaggi demoscopici non cessavano di dimostrare che in Italia la maggioranza della gente è a favore di “unioni civili” fra omosessuali purché siano soltanto tali, ma è contraria tanto al matrimonio omosessuale quanto alle adozioni di bambini da parte di coppie omosessuali.  Quale è stato in concreto l’esito di tale trattativa? Da una parte lo “stralcio”, ossia il rinvio a un’altra futura legge della questione delle adozioni, che comunque il PD si è già impegnato a far approvare in questa legislatura; dall’altra una serie di ritocchi al fine di rendere l’unione civile più marcatamente distinta dal matrimonio. Sta di fatto che il provvedimento approvato ieri a Roma (accessibile sul sito web del Senato italiano) suscita pesanti critiche su entrambi i fronti. Da un lato ci sono organizzazioni di omosessuali che protestano per lo “stralcio” della disciplina delle adozioni, ma dall’altro protestano anche i promotori del Family day dello scorso 30 gennaio, la cui principale richiesta era stata il ritiro del ddl Cirinnà e un nuovo esame della materia.  Negli ambienti più sensibili e meglio informati sul magistero della Chiesa pesano poi le “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” siglate il 3 giugno 2003 dall’allora cardinale Ratzinger.  Rispetto a ciò che si legge in questo documento  ( accessibile a chiunque sul sito web www.vatican.va)  quanto Alfano ha ottenuto è un pugno di mosche o invece un compromesso alto? Il futuro non tarderà a dirci quale delle due ipotesi è quella giusta.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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