Chi vuole che il Festival di Sanremo sia come adesso è diventato?

Sarebbe bello sapere chi nella Rai ha deciso e vuole che il Festival di Sanremo sia adesso un contenitore di atti blasfemi e in genere una rassegna di gesti di sfida alle convinzioni della maggior parte del Paese, e prima ancora al comune sentire dell’uomo in quanto tale. Sarebbe bello sapere chi ha deciso di farne uno “stress test” della capacità attuale del popolo italiano di assorbire dei contenuti del genere.

È evidente che non possono averlo deciso soltanto Amadeus e gli autori dei testi. Deve trattarsi di una decisione presa ai più alti livelli, ma perché? Sarebbe interessante saperlo, ma sarebbe anche importante che in sede politica qualche forza sollevasse la questione. Sin dal 1960 la Corte Costituzionale osservò infatti che il servizio offerto dalla Rai “è organizzato delle leggi vigenti (e in particolare dal D. Lg. 3 aprile 1947, n. 428) in base a criteri validi ad assicurarne l’indipendenza, l’obbiettività e l’esclusione di discriminazioni, sia in ordine alle informazioni che in ordine ai programmi. Tali leggi potranno, forse, anche essere insufficienti o imperfette; è certo però che esse non contrastano con gli artt. 21 e 33 Cost.: “esse sono tali da permettere, senza alcuna eccezione, a chiunque ne abbia interesse, a qualsiasi corrente e manifestazione di pensiero, l’accesso per la diffusione al mezzo televisivo. Tale accesso potrà ulteriormente esser regolato o garantito attraverso norme più particolari e specifiche. Ciò non significa che intanto esso possa arbitrariamente essere ostacolato e impedito”.

In realtà, la Corte sancì nel 1960 qualcosa che già allora era più un dover essere che un essere ossia che “la televisione [della Rai] è aperta a tutti i settori della scienza e dell’arte, alle voci di ogni corrente di pensiero e di ogni forma e manifestazione d’arte”(non all’irrisione e alla parodia di alcuna di esse). Da quei tempi tuttavia si è camminato in direzione opposta a quelli che la Corte indicava fino ai livelli che oggi sono espressi dal Festival di Sanremo.  C’è qualcuno oggi in Parlamento disposto a farsi carico della questione dando eco al disagio di tanti cittadini?

2 febbraio 2022

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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6 risposte a Chi vuole che il Festival di Sanremo sia come adesso è diventato?

  1. progea ha detto:

    QUANTO HAI RAGIONE ROBI, bisogna proprio sapere chi arriva a tanto e pubblicare i loro nomi Gianpiero Mazzoni

  2. Piero ha detto:

    Confermo e sottoscrivo! Evocato che il tuo punto vista rimanga confinato nella micronicchia del dissenso. Ormai il relativismo imperante, unitamente all’ignavia, ottenebra il pensiero libero e del buon senso. Mi chiedo se un gesto blasfemo fosse stato fatto contro altre fedi il giorno dopo ci sarebbero state scene scomposte infarcite di politicamente corretto ed urlate in video urbi et orbi ! Ma così andava il mondo nel XVII secolo

  3. Carlo Meazza ha detto:

    Non ho visto il festival quindi non so di cosa si parli. Fortunatamente, lo dico senza snobismo, ho altri interessi, ma perché salvare Amadeus e gli altri autori per i bassi contenuti della trasmissione? Valgono purtroppo anche qui leggi di mercato legate agli ascolti e alla pubblicità, come le reti Mediaset insegnano da circa 45 anni. Leggi alle quali per non perdere ascolti la Rai in buona parte si è adattata. Fare parlare di sé anche in male è sempre meglio di niente, il livello é questo. A buona parte degli italiani ho il timore che vada bene così.

  4. Bocian ha detto:

    Non credo che in Rai ci sia qualcuno che “ha deciso”. Semplicemente si segue l’onda del politicamente corretto come concepito dal mainstream, con la certezza – per un verso – di ottenere l’applauso degli intellettuali radical-salottieri, che pontificano dalle pagine di Repubblica e vasti dintorni e – per l’altro verso – di contare sul timido e sottomesso (se non connivente) silenzio di quanti si vorrebbero e dovrebbero opporre, non esclusa molta gerarchia cattolica che anche su questo ennesimo sbeffeggio vigliacco (la parodia del Battesimo da parte di un molto cosiddetto “artista”) pare non abbia nulla da dire. La sostanza delle cose di questi tempi (da parecchio tempo, e non solo dell’ultimo Sanremo: pensi a certe “mostre artistiche” con rane crocifisse e crocifissi immersi nell’urina, o a certe parodie più che offensive nei gay pride) è alla fin fine questa: che alla Chiesa Cattolica e ai suoi fedeli si possono dar botte da orbi senza ritegno, senza rischi per la propria incolumità e, per sovrammercato, con l’assenso degli illuminati maitres à penser.
    Sono convinto che se il soggetto in questione avesse scimmiottato il Talmud, una certa commissione sarebbe insorta stigmatizzando l’episodio come “istigazione all’odio”. Le risparmio invece cosa penso che sarebbe successo se avesse preso in giro la Sharia.
    Così va il mondo, a quanto pare. E siccome a qualcuno potrebbe venire il dubbio che l’andazzo non sia esattamente edificante e men che meno rispettoso di tutte le sensibilità, soprattutto trattandosi di servizio pubblico, allora basta additare un certo nemico per antonomasia, come causa e origine dei mali odierni, credendo in tal modo di salvarsi la coscienza.

  5. Carlo Meazza ha detto:

    Robi, il tuo blog non è un sito di incontri clandestini dove vengono usati pseudonimi. Non credi sia giusto chiedere, da parte tua, che chi commenta i tuoi scritti firmi col proprio nome e cognome? A me non sembra bello che uno possa scrivere quello che vuole e su chiunque nascondendosi dietro uno pseudonimo. O no?

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