Le elezioni regionali e quello che i tre leader del centrodestra sembrano non aver ancora capito

Le elezioni regionali non hanno sin qui smesso di dimostrare qualcosa che Salvini, Meloni e Berlusconi sembrano non aver ancora capito: che cioè il centrodestra riesce davvero a unirsi, e una volta riunito vince, soltanto se al ruolo di governo presenta un candidato esterno o comunque visto come non vicino ad alcuno di loro. I tre insomma fanno campagna elettorale con successo soprattutto quando invitano a mandare al governo qualcun altro.

Non sappiamo se il 20-21 settembre il centrodestra vincerà in tutte le Regioni che vanno al voto, come in questi giorni ha proclamato Matteo Salvini, ma è molto probabile che vinca nella maggior parte di esse. Per i tre leader del centrodestra sarebbe questa già una bella occasione per lanciare grida di vittoria, ma ancor più lo sarebbe per fare qualche salutare riflessione sulla «legge non scritta» ma molto osservata cui accennavo più sopra.

Già da almeno trent’ anni l’esperienza ha dimostrato che, se non si costruisce per tempo un forte candidato alla presidenza della Repubblica, al momento dell’elezione il centrodestra anche quando ha la maggioranza finisce per eleggere il candidato degli altri. Ciononostante dopo trent’ anni sembra che la lezione non sia stata imparata. Anche questa volta invece il centrosinistra è già da tempo al lavoro e lo si vede benissimo.

Da qualche anno a questa parte è poi divenuto importante costruirsi per tempo anche il candidato al ruolo di presidente del Consiglio. In questa fase storica risulta infatti sempre più gradito sia una persona che non proviene (o sembra non provenire) dal mondo dei partiti. Avendo dalla propria parte il grosso della stampa il centrosinistra se lo può inventare anche in qualche settimana. Il centrodestra invece deve risalire la corrente di giornali e telegiornali ostili oppure amici ma in modo così maldestro da essere controproducente.  Perciò ha bisogno di più tempo, ma soprattutto di più determinazione. Far funzionare un partito, raccogliere il consenso popolare attorno a un progetto politico, mantenere il contatto con gli elettori e controllare il governo dagli scanni del Parlamento è già un lavoro più che a tempo pieno. D’altra parte lo stesso tanto più si può dire dell’attività di governo. Se finalmente Salvini, Meloni e Berlusconi si costruissero per tempo il loro Giuseppe Conte, ma per il resto continuassero a fare il lavoro che sanno fare meglio, dal punto di vista di quella maggioranza degli elettori che votano per il centrodestra ci sarebbe tutto da guadagnare.

8 settembre 2020

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
Questa voce è stata pubblicata in Diario e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Le elezioni regionali e quello che i tre leader del centrodestra sembrano non aver ancora capito

  1. Bocian ha detto:

    E’ sperabile che la “persona che non proviene (o sembra non provenire) dal mondo dei partiti” non sia l’ennesimo banchiere euroinomane. Giusto perché vedo un certo M.D. agitarsi sui blocchi di partenza, con tanti plaudenti al seguito.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.