Le buone ragioni del vaccino, il professor Franco Locatelli e la lealtà dello Stato

«La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. (…)», Costituzione, art. 32. 

Dal contenuto di questo articolo si deduce con grande chiarezza che, nella misura in cui si rende obbligatoria la vaccinazione anti Covid19 senza che ciò sia stabilito per legge, si viola il dettato costituzionale. In tale prospettiva – osservo per inciso — qualche domanda impertinente viene alle labbra vedendo che la citazione dell’art. 32, in tante interviste televisive solennemente scritta alle spalle del prof. Franco Locatelli, presidente del Cts, si ferma al primo comma senza andare oltre.

Imponendo per di più, come oggi avviene, a chi si vaccina di dichiarare per iscritto che lo si fa a proprio rischio e pericolo, lo Stato si esime pure dal dovere di indennizzare chi dovesse essere vittima delle cosiddette “reazioni avverse”.

Che poi la vaccinazione non metta del tutto al sicuro dal rischio del contagio è un fatto indubbio. Valga al riguardo il caso di una personalità nota, e di certo non incline a bicchierate nei bar o a scalmanati assembramenti di piazza come il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo emerito di Genova e già presidente della Conferenza dei vescovi della Chiesa cattolica in Europa. Pur essendo regolarmente vaccinato, dalla recente assemblea di presuli a Budapest, che fra l’altro segnava il termine di questo suo incarico, il Cardinale ha fatto ritorno con il Covid19, che pur essendo in forma non grave gli è comunque costato dodici giorni di ospedale.

Altrettanto indubbio è però il fatto che chi è vaccinato si ammala molto raramente, e appunto di regola in forma lieve. Vaccinarsi è pertanto in ogni caso meglio che non vaccinarsi; e a fini del bene comune (come pure del più striminzito e gelido “interesse della collettività” di cui al citato art.32) la situazione di emergenza esige che lo si faccia anche con vaccini meno sperimentati del solito, che fatalmente implicano uno specifico maggior numero di “reazioni avverse”. Non è però leale verso i propri cittadini uno Stato che cerca di rendere indirettamente obbligatoria la vaccinazione malgrado una riserva di legge stabilita dalla sua stessa Carta costituzionale; e che per di più lo fa in modo da sfuggire al suo dovere di farsi carico degli specifici danni alle persone che ne possono derivare.

29 novembre 2021

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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4 risposte a Le buone ragioni del vaccino, il professor Franco Locatelli e la lealtà dello Stato

  1. Bocian ha detto:

    Caro Robi Ronza, stavolta sottoscrivo anche le virgole. Grazie.

  2. Maria Bottino ha detto:

    Ah , quindi la serie di morti improvvise , le gravi forme avverse oltre a quelle invalidanti “solo”per qualche mese non contano ? E perché continuare a negare visibilità alle cure , che ci sono e salvano.

    Inviato da iPad

    >

    • Robi Ronza ha detto:

      Alla prima osservazione si trova già una risposta in quanto ho scritto. Alla seconda credo che una risposta possibile sia che per definizione le cure sono accettate e ben gradite. Diversamente dalle vaccinazioni non hanno quindi bisogno di venire promosse e sollecitate.

    • Carlo Meazza ha detto:

      A me sembra che le cure servano per curare una malattia, i vaccini per non prenderla. O no?

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