Museo della Shoah. Speriamo che illustri anche ciò che di solito non si dice

Il governo ha annunciato la realizzazione a Roma di un Museo della Shoah. Speriamo che sarà pensato in modo da dare finalmente pubblica notizia dell’eccezione italiana: il fatto, più volte ricordato in questo sito, che quasi l’84 per cento dei 43 mila ebrei italiani sfuggì alla deportazione nei campi di sterminio nazista grazie ad una vasta mobilitazione popolare sostenuta ed animata principalmente dalla Chiesa.

Sin qui la notizia di questa eccezione, tanto più rilevante tenuto conto che l’Italia fascista era alleata della Germania nazista, resta ignota ai più. Non se ne parla, e non ne ha mai parlato alcun Presidente della Repubblica nel rituale discorso commemorativo della Giornata della Memoria. Il tema dominante di tali discorsi sono sempre le Leggi razziali varate dal regime fascista nel 1938, certamente nefande ma di cui si deve anche dire che vennero spesso eluse e aggirate; e che comunque non hanno alcun legame con la caccia e la deportazione degli ebrei la quale ebbe inizio solo quando nacque la Repubblica Sociale Italiana, RSI, e la Germania nazista in effetti prese il potere nel Paese.

Forse tale ignoranza dipende dal fatto che del salvataggio degli ebrei in Italia i partigiani comunisti, soprattutto impegnati nella lotta armata, non si occuparono molto. Perciò nella misura in cui la memoria della Resistenza venne monopolizzata dal Pci, e la Dc glielo lasciò fare, della persecuzione degli ebrei si finì di parlare sulla base di quanto accadde altrove, dove poté infierire ben di più. E correlativamente si parla tuttora in Italia innanzitutto del lager di Auschwitz assai più di quello di Mauthausen, dove venne inviata la maggior parte degli italiani deportati dai nazisti.

In Italia si può dire che ci furono due Resistenze, una armata e fatta in genere da professionisti e operai di città, e l’altra non armata e dovuta spesso a contadini, montanari e loro famiglie, che erano allora la maggior parte della popolazione italiana. Il principale impegno della Resistenza non armata fu l’aiuto dopo l’8 settembre ai giovani renitenti alla leva della RSI e appunto agli ebrei perseguitati. Di questa Resistenza non armata poco si parla mentre invece sarebbe il caso di riscoprirla.

In particolare si raccontano di solito vicende di ebrei tenuti nascosti o dotati di documenti falsi, o aiutati a rifugiarsi in Svizzera come casi isolati mentre fu quella la sorte della loro grande maggioranza; anche se certamente non si devono dimenticare gli 8 mila ebrei che vennero catturati e deportati dai nazisti, la massima parte dei quali morì nei campi di sterminio.  Si rievoca spesso il rastrellamento degli ebrei di Roma, avvenuto il 16 ottobre 1943. Hitler in persona aveva ordinato la deportazione dell’intera comunità ebraica romana, che i nazisti chiamavano sarcasticamente “gli ebrei del Papa”, e in quel momento nella città e nei dintorni ne restavano circa 7 mila.  I nazisti riuscirono invece ad arrestarne soltanto 1259 (di cui purtroppo soltanto 16 sopravviveranno). Tutti gli altri sfuggirono però alla cattura per lo più perché nascosti in conventi e parrocchie.

Speriamo che gli allestitori del Museo della Shoah per il quale il Consiglio dei Ministri ha appena stanziato 10 milioni di euro, e che sembra si voglia fare a Roma in una parte di villa Torlonia, tengano presenti anche tutto questo.

17 marzo 2023

Pubblicità

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
Questa voce è stata pubblicata in Diario e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Museo della Shoah. Speriamo che illustri anche ciò che di solito non si dice

  1. Luca ha detto:

    Guardi, Ronza, devo trattenermi per restare nell’alveo della buona educazione dopo aver letto questo suo articolo, davvero vergognoso.

    Metto subito le mani avanti: la mia non è la reazione pavloviana di chi si indigna a prescindere ogni volta che ci sono di mezzo gli ebrei. Niente di tutto questo. Ma sarebbe più dignitoso portare qualche argomento contro la costruzione di un museo della Shoah piuttosto che infliggere ai lettori una tale esibizione di egocentrismo culturale.

    E’ davvero allucinante che la sua preoccupazione principale, nel momento in cui si parla di memoria dell’olocausto ebraico, sia quella di celebrare il buon cuore degli italiani (“brava gente” per definizione, immagino) e, ça va sans dire, della sempre benemerita Chiesa cattolica. Sorvoliamo sulle ricostruzioni storiografiche un tanto al chilo, sorvoliamo sul feroce antisemitismo della Chiesa cattolica polacca, sorvoliamo sul doppio gioco del Vaticano che ha aiutato gli ebrei ma anche i nazisti in fuga dalla Germania. Concentriamoci sulla logica sconcertante dei suoi ragionamenti. Il concetto di base, non so fino a che punto ne sia cosciente, è: ne abbiamo fatti fuori pochi, siamo stati buoni. Facciamoci un monumento!

    Ora, lei saprà certamente che esiste l’espressione “giusti tra le nazioni” (חסידי אומות העולם) che indica chi, tra i non-ebrei, ha agito in modo disinteressato e messo a rischio la propria vita per salvare gli ebrei dallo sterminio. Esiste anche un riconoscimento “ufficiale” dello Yad Vashem di Israele. A fronte di ciò, è doppiamente urticante la sfacciataggine con cui i carnefici (noi) pretendano di essere celebrati dalle vittime (gli ebrei).

    Non poteva mancare, poi, la notazione sull’egemonia culturale dei comunisti nel dopoguerra, vera ossessione (ossessione = patologia) di voi cattolici nostalgici di tradizioni perdute in cui si stava meglio quando si stava peggio. E figurarsi se non ci poteva essere la conseguente revisione storica della Resistenza: da un lato quella violenta dei comunisti, che se ne sbattevano degli ebrei; dall’alto quella vera dei contadini e dei montanari e delle loro famiglie.

    Una riscrittura della storia così disinvolta da essere spudorata. Ma sì, siamo riusciti a infilare un convento di suore cattoliche ad Auschwitz, perché non pretendere che il museo della Shoah abbia un bel padiglione dedicato al ruolo salvifico della famiglia tradizionale cattolica? Con una bella ricostruzione della stalla di montagna dove gli ebrei possono trovare rifugio in mezzo a tante belle vacche cattoliche.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.