Economia e rinascita post Covid-19. La sfida gigantesca, ma inevitabile

Per grave che sia o che sia stata, la pandemia del Covid-19 non può continuare a essere l’unica cosa di cui i giornali e i telegiornali si riempiono e ci riempiono. Il passo della storia è lento ma irrefrenabile: nulla lo può fermare, nemmeno una pandemia planetaria. Lasciando con fiducia ai sanitari e alle autorità sanitarie a ogni livello i loro importanti compiti specifici, occorre che l’opinione pubblica nel suo insieme torni a volgersi verso l’intero orizzonte dell’attualità, tanto più nella prospettiva della ripresa dell’economia mondiale.

Già in rallentamento alla vigilia della comparsa sulla scena del Coronavirus/Covid-19, a causa del suo dilagare in ogni parte del globo l’economia mondiale ha subito un colpo davvero senza precedenti nella storia. In confronto con tutte le pandemie precedenti — dalle pesti dell’antichità classica e poi del Medio Evo fino alle pandemie di vaiolo e di morbillo provocate inconsapevolmente dagli spagnoli al loro arrivo in America, e fino  alla febbre “spagnola” del 1918-20 —  il costo del Covid.19 in vite umane è esiguo, pur se sempre doloroso. Le ben migliori condizioni igieniche e alimentari, e i progressi della medicina, ci mettono comunque al riparo da ecatombi come quelle di allora.

Viceversa le conseguenze sull’economia sono e ancor più potranno essere gravissime. Per tutta la storia e fino a pochi decenni or sono, per tutti i beni essenziali la “macchina” produttiva si basava su circuiti a corto se non a cortissimo raggio. Gli scambi a distanza riguardavano in pratica solo beni di lusso, inaccessibili ai più e comunque non essenziali per i pochi che se li potevano permettere. Beninteso era un mondo  molto più povero di quello di oggi, ma con una struttura economica molto solida e molto facilmente riparabile perché molto semplice. Tanto per fare un esempio, con la legna da ardere ci si scaldava poco e male rispetto ad oggi, ma il combustibile si trovava vicino a casa o al massimo entro 150-200 chilometri di distanza. Oggi invece ci si scalda molto meglio, ma il combustibile arriva da migliaia di chilometri di distanza, percorrendo gasdotti che funzionano solo grazie a complesse apparecchiature e brucia in caldaie che se manca la corrente elettrica si bloccano. Inoltre la sua fornitura dipende da trattati internazionali e da contratti di acquisto negoziati a livello intercontinentale.

Non solo: salvo poche eccezioni qualsiasi prodotto è oggi il risultato del combinarsi di elementi che provengono dalle più diverse parti del mondo. Basta guardare i marchi e le etichette  degli abiti che abbiamo indosso per rendercene conto. Infine più un Paese è avanzato e più i servizi contribuiscono al suo prodotto nazionale. Essendo però i servizi tipicamente basati su rapporti diretti fra le persone, il distanziamento cosiddetto sociale, ma in realtà fisico, li rende talvolta impossibili; e in ogni caso molto più costosi di prima. La nostra attuale “macchina” produttiva è insomma molto efficiente ma anche molto interdipendente e quindi fragile, come adesso finalmente tutti stanno scoprendo.

Scorrendo la stampa e le altre fonti di notizie accessibili in italiano o nelle tre lingue di maggior uso internazionale si resta esterrefatti nel vedere quante e quali attività economiche stiano andando in crisi nelle più diverse parti del mondo a causa della pandemia. Nei paesi più industrializzati  non solo i depositi delle fabbriche automobilistiche sono pieni di auto invendute ma, tanto per fare un esempio. nell’Unione Europea sono pieni anche i depositi refrigerati dei tagli di carne più pregiata e le cantine dei vini più costosi, che si consumavano per lo più nei ristoranti e negli alberghi, ora chiusi.

La nostra Fincantieri, primo produttore al mondo di grandi navi da crociera, avrebbe davanti a sé un  ben buio futuro se proprio pochi giorni fa non avesse vinto una gara d’appalto indetta dalla Marina degli Stati Uniti per la progettazione in dettaglio e la costruzione della prima (la cosiddetta capo-classe) di dieci nuove fregate veloci multi-ruolo. E’ un contratto che vale 795,1 milioni di dollari che diventerebbero 5,57 miliardi di dollari se poi la U.S. Navy dovesse affidare alla Fincantieri pure la realizzazione  delle altre nove unità della medesima classe. Le navi devono però essere costruite in uno dei tre cantieri della Fincantieri Marine Group, la sua filiale americana. La commessa sarà quindi di grande ristoro per la Fincantieri in quanto tale, ma forse non altrettanto per le maestranze dei cantieri italiani e francesi ove costruisce le navi da crociera.

Con il “tutti a casa” in Belgio non sanno più dove mettere perfino le patatine fritte, tradizionalmente acquistate in cartoccio da chi va a spasso, come da noi d’estate i gelati, che adesso perciò sono rimaste invendute. In Kenya il venir meno del flusso di agiati visitatori europei e americani nei parchi nazionali e nelle riserve faunistiche ha messo sul lastrico migliaia di persone che ne vivevano. E c’è anche il rischio che guardiacaccia,  guide turistiche, portatori e autisti rimasti senza lavoro si trasformino in bracconieri per necessità. In India (un miliardo e 211 milioni di abitanti) qualche settimana di chiusura in casa è bastata a ridurre alla fame milioni di persone che vivono di lavoro occasionale e di lavoro “in nero”, fra cui la maggior parte dei circa 50 milioni di domestiche a ore.

È evidente che, al grado di sviluppo tecnico e produttivo oggi raggiunto dall’umanità, l’interdipendenza economica  reciproca è un fenomeno irreversibile. Quindi ogni tentativo di tornare indietro non risolverebbe il problema, ma anzi lo aggraverebbe fino alla catastrofe. Ciò fermo restando, la globalizzazione va ripensata in modo radicale, e posta su fondamenti filosofici e morali ben diversi da quell’homo homini lupus che è stato la pietra d’angolo della  modernità. L’impresa è gigantesca ma inevitabile. E tuttavia paurosa per chi non è certo che, come dicono le prime parole dell’enciclica Redemptor Hominis di san Giovanni Paolo II, “Cristo, redentore dell’uomo, è il centro del cosmo e della storia”.

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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