L’Italia, la crisi, i giudiziosi ruggiti di Salvini e di Di Maio, e la Chiesa mater et magistra

Sarebbe stato più bello se a suo tempo Lega e 5 Stelle non avessero preteso che con loro al governo tutti i problemi si sarebbero risolti in quattro e quattr’otto. Adesso non dovrebbero essere costretti a riconoscere quello che peraltro è ovvio non solo per il Paese ma per qualsiasi vicenda umana in genere:  che la realtà è complicata e che per superare gli ostacoli occorre tempo e fatica.

Di Maio e Salvini hanno però una straordinaria capacità di arretrare gridando “avanti!”; e non s’è mai visto nessuno capace più di loro di lanciare ruggiti di vittoria mettendosi la coda tra le gambe. D’altra parte tanto la gente ne ha avuto abbastanza di Forza Italia, del Pd e compagnia bella che non per questo il consenso popolare verso l’attuale governo viene meno.

Fondato sull’ alleanza tra due forze che hanno progetti politici diametralmente opposti,  il governo 5 Stelle – Lega sussiste sostanzialmente sul comune interesse dei due partiti a prendersi tutto il tempo che è necessario per risucchiare l’elettorato del  Pd da una parte e di Forza Italia dall’ altra. Resta però da vedere se la questione della Tav Torino-Lione, e soprattutto l’urgenza di affrontare con iniziative concrete il peggioramento della situazione economica, consentirà ai due leader di continuare ancora a lungo una danza sul filo che sta diventando sempre più ardua anche per degli straordinari funamboli come loro.

Avrebbe potuto fare meglio, e c’è da augurarsi che il governo, se perdura, faccia meglio nel futuro. E’ vero tuttavia che prima di essere politica ed economica la crisi in cui ci troviamo è culturale. Perciò non si può risolvere innanzitutto politicamente, né tanto meno innanzitutto economicamente. Sarebbe già un’ottima cosa se il governo si concentrasse sullo sblocco a breve termine di tutte le opere pubbliche già deliberate, progettate e  finanziate. Si tratta a nostro avviso di lavorare empiricamente prendendo in esame le opere bloccate, vedendo quali norme inutili le bloccano e provvedendo ad abrogarle o a sospenderle per decreto. Fatto in modo sistematico un lavoro del genere può diventare anche la base di partenza per quella riforma generale dell’amministrazione dello Stato che è di cruciale importanza ma che finora purtroppo nessun governo ha mai osato fare.

A medio termine sarebbe inoltre utile una nuova politica estera volta innanzitutto all’ apertura verso i mercati e le economie da un lato dell’Est europeo e dall’altro del Mediterraneo, del Corno d’Africa e del Golfo: tutte aree dove potremmo trovare quei nuovi spazi che non ha senso cercare in un’Europa occidentale destinata a restare a lungo sotto l’ègida franco-tedesca.  Senza avventurarsi in nuove scelte, che non è in grado di fare a causa dell’eterogeneità sostanziale dei due partiti della maggioranza, già facendo soltanto questo l’attuale governo farebbe moltissimo. In tale quadro forse anche il rinvio di decisioni definitive sulla Tav Torino-Lione sarebbe un gioco che vale la candela. Rimane poi tutto il resto, ossia il grosso di ciò che occorre per uscire dalla crisi: questo però non lo può fare la politica. Deve farlo la società civile: dobbiamo farlo noi, ossia la gente comune, le famiglie, le grandi aggregazioni sociali, la scuola, l’università, le imprese, il privato sociale, la cultura come motore anche dell’economia. Per questo più che l’impulso della politica, che non ha più la forza, urge quello delle grandi autorità morali e delle grandi agenzie educative. In primo luogo la Chiesa e poi tutte le altre, se ce ne sono. In tale prospettiva però è urgente che la Chiesa italiana resti fedele alla sua vocazione che è quella di mater et magistra. Non di stampella di progetti politici quali che essi siano. E tanto meno di progetti che comunque non sono in grado di stare in piedi da soli.

3 febbraio 2019

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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