L’esito probabile delle ormai imminenti elezioni e l’ombra oscura che il caso Montepaschi allunga sulla giustificata fama dei senesi

Taccuino Italiano, Il Giornale del Popolo, Lugano,  28 gennaio 2013

Con il deposito delle liste dei candidati, avvenuto a norma di legge entro l’altro ieri, sabato 26 gennaio, la campagna per le votazioni in programma in Italia i prossimi 24-25 febbraio è iniziata ufficialmente. Nei fatti tuttavia aveva già avuto inizio e già si era arroventata da diverso tempo. A bocce ormai ferme (almeno per quanto concerne le candidature), è venuto il momento di tentare un quadro complessivo delle forze in campo e delle loro prospettive. Prima però occorre soffermarsi su un episodio che malgrado tutto pesa meno di quanto risuoni, ma che comunque riempie in questi giorni le prime pagine dei giornali e le aperture dei telegiornali: si tratta della crisi del Monte dei Paschi di Siena che, fondato nel 1472,  oltre a essere il terzo gruppo bancario italiano è anche il più antico istituto di credito del mondo. Il Monte dei Paschi di Siena (nome che in italiano moderno significa Banca dei Pascoli di Siena), per secoli la “banca centrale” della Repubblica di Siena, si chiama così perché nacque quando, sconfitta Grosseto, Siena requisì alla città vinta le sue terre coltivabili, le ridusse a pascolo per le grandi greggi di pecore da cui veniva la materia prima per la produzione delle sue pregiate lane, e di quei pascoli fece appunto il patrimonio della sua banca. Sopravvissuto tanto alla fine della Repubblica di Siena che poi all’annessione nel 1859-61 del Granducato di Toscana  all’allora nascente Regno d’Italia, il Monte dei Paschi di Siena, MPS, non ha mai perso il suo ruolo in certo modo di “banca centrale – ombra” di Siena e del suo territorio. E dal momento che da 67 anni a Siena e nel suo territorio ieri il PCI e oggi il PD sono il partito di maggioranza assoluta, da ciò consegue che da 67 anni l’MPS ha un’inevitabile specifica prossimità con i comunisti ieri e con i post-comunisti oggi. Considerato tale suo particolare ruolo storico, tutto sommato non ci vedo niente di strano né di misterioso. La cosa strana e misteriosa è piuttosto come  si possa e inclinare verso culture che negano la fede o la relegano nel privato più insignificante quando si nasce e si cresce in una città come Siena, uno dei culmini della cultura e dell’arte del Medioevo cristiano; una città nota al mondo per uno straordinario Palio la cui edizione principale si corre a celebrazione della festa dell’Assunta. Lasciando però agli studi degli psicologi e dei sociologi del profondo la soluzione di questo enigma — che allunga un’ombra oscura sulla giustificata fama di gente di arruffata ma brillante intelligenza che da sempre accompagna i senesi — restiamo al fatto immediato: finché Siena è del PD diventa inevitabile che del PD sia anche l’MPS. Sarebbe iniquo (anche se infine consolante per Grosseto) che, sullo spunto delle attuali vicissitudini, Siena perdesse un così grande patrimonio che è suo da oltre mezzo millennio.

Al di là del caso del Monte dei Paschi, nel suo estemporaneo ruolo di cacio sui maccheroni per la campagna di Berlusconi contro Bersani da un lato e contro Monti dall’altro, resta la sostanza di quel che tutti i “sondaggisti” prevedono come l’esito più probabile delle votazioni del 25-25 febbraio: la maggioranza relativa al centro-sinistra di Bersani e dei suoi alleati alla Camera, e la maggioranza relativa al centro-destra di Berlusconi e dei suoi alleati al Senato. Inoltre l’elezione del leader leghista Roberto Maroni a presidente della Lombardia con il sostegno della coalizione di centro-destra Partito della Libertà (Berlusconi)/Lega Nord. Tutto questo in un quadro di aumentata frammentazione complessiva degli schieramenti  che vede tre raggruppamenti ( i “centristi” di Monti, Fini e Casini; i “matti” del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e i giustizialisti di Rivoluzione Civile di Ingoia – Di Pietro), quotati ciascuno per una percentuale compresa tra l’8 e il 15 per cento dei voti: quanto basta perché per nessuna delle due maggiori coalizioni possa scattare quel “premio di maggioranza” che le metterebbe al riparo dalla necessità di difficili alleanze con altre forze. Si delinea dunque una forte instabilità in sede nazionale, col rischio di nuove votazioni anticipate, compensata ovvero aggravata (secondo da dove la si guarda) da una confermata stabilità del centro-destra in Lombardia.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a L’esito probabile delle ormai imminenti elezioni e l’ombra oscura che il caso Montepaschi allunga sulla giustificata fama dei senesi

  1. Giorgio Cavalli ha detto:

    Vero, ma tralasci di dire che oggi la novità del giorno è il brutto “strafalcione” storico e politico di Berlusconi su Mussolini: storico, perché sembrava aver dimenticato che le leggi razziali in Italia datano al 1938, quando l’Italia fascista “sceglie”, e non le è imposto dalla guerra, di aderire a una logica razzista che non era nelle origini pur violente del fascismo. Politico, perché il silvio si è perso l’occasione di lasciare che per un giorno la stampa si dedicasse interament enon alle sue gaffes, ma a cià che accade a Siena. Infine “brutto”, perché non era certo la giornata giusta, quella della memoria della shoah, per strizzare l’occhio agli elettori che sono “fuggiti” alla sua destra…

    • Robi Ronza ha detto:

      Il testo era stato scritto e consegnato prima di quell’episodio che comunque — vedendone la documentazione audiovisiva integrale — risulta un po’ meno peggio di come lo si è talvolta raccontato.
      RR

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