Migranti: quello che non si dice, ma che sarebbe utile sapere

Le coste  italiane e il trattato di Dublino, Corriere del Ticino*, 25 luglio 2019

Ogni grande o piccolo problema alla ribalta della scena pubblica italiana – quindi anche quello dei migranti su cui ci soffermeremo qui — oggi viene comunque distorto da un dato di fatto tanto influente quanto inconfessato: al Senato e alla Camera dei due partiti al governo il Movimento 5 Stelle è il primo e la Lega di Matteo Salvini il secondo; nel Paese invece è ormai tutto il contrario.

La Lega punta pertanto alle votazioni anticipate, ma non vuole addossarsene la responsabilità. Perciò fa ogni possibile dispetto ai 5 Stelle di Luigi Di Maio per spingerli a rompere l’alleanza e così a provocare la crisi. I 5 Stelle di Di Maio per parte loro sanno benissimo che da nuove votazioni uscirebbero con una presenza in Parlamento dimezzata rispetto a quella che hanno adesso. Perciò fino ad oggi sono stati pronti a ingoiare tutti i rospi che Salvini ha offerto loro a piene mani: dalla questione della ferrovia veloce Torino-Lione, Tav, a quella della   gestione del problema dei migranti irregolari che via mare o via terra puntano da Sud e da Sudest verso le frontiere dell’Unione Europea; e  quindi in primo luogo si dirigono verso l’Italia (come anche verso la Grecia, l’Ungheria e la Spagna) . Un altro Stato membro dell’Ue teoricamente esposto a tali flussi anche più della Grecia sarebbe la Bulgaria, ma senza dare nell’occhio all’opinione pubblica internazionale il governo bulgaro ha “blindato” la propria frontiera con la Turchia in modi e con metodi tali che i  migranti si guardano bene dal puntare in quella direzione.

Rispetto alle dimensioni che avevano raggiunto tra il 2015 e il 2017 questi flussi si sono largamente ridotti. Resta però il problema di coloro che in questi anni sono giunti nell’Unione Europea riuscendo a rimanerci e che, non sapendo o non potendo integrarsi, vanno a pesare  su sistemi di assistenza sociale già sovraccarichi. Come sempre accade in casi del genere ad avvertirne il peso non sono le élite “illuminate” che teorizzano l’accoglienza permanente ad ogni  costo. Sia come utente di servizi sociali che come persona disposta a lavorare “in nero” in mansioni poco qualificate il migrante irregolare è un concorrente (spesso obiettivamente sleale) per la gente comune, per i più poveri, compresi gli immigrati regolari. Non per il famoso giornalista, per l’intellettuale o per l’alta borghesia “di sinistra”.

La politica della porta chiusa ai migranti irregolari è perciò un cavallo di battaglia che assicura a Matteo Salvini grande consenso popolare. Invece di autoassolversi lanciandogli la croce addosso, i leader dei partiti italiani ieri al governo o oggi all’opposizione dovrebbero riflettere sui motivi di fondo della situazione, e su quanto non hanno saputo fare quando al potere c’erano loro.

La prima e fondamentale inadempienza fu quella di non impegnarsi a fondo per la revisione del cosiddetto trattato di Dublino. Chiave del trattato,  sottoscritto fra gli Stati membri dell’attuale Ue nel 1990 e entrato in vigore nel 1997, è il diritto-dovere di ogni Stato firmatario di farsi carico di accertare se il migrante irregolare che ha attraversato la sua frontiera ha titolo o meno per venire riconosciuto come legittimo candidato all’asilo politico. L’accordo venne siglato nel 1990, un anno prima della caduta del muro di Berlino, su pressione della Germania di Bonn preoccupata di garantirsi l’accurato controllo dei pochi, anche se via via più numerosi, profughi che dalla Germania Est e dal resto dell’Europa Orientale allora fuggivano all’Ovest attraverso la lunga frontiera fra le due Germanie. In un contesto del tutto mutato, quando il problema è quello delle migrazioni irregolari di massa attraverso il Mediterraneo e i Balcani, il trattato non funziona più. In primo luogo i migranti irregolari non sono poche centinaia dall’Europa Orientale ma migliaia dall’Africa e dall’Asia, e in secondo luogo nella massima parte non sono profughi politici bensì migranti economici diretti nel Nord Europa; dunque non nei Paesi di primo ingresso da cui cercano di fuggire il più presto possibile. Ciononostante nessun precedente governo di Roma, sia di centrodestra che di centrosinistra, ha mai voluto impegnarsi a fondo  nella revisione di tale accordo, ora divenuto iniquo. A causa di esso sull’Italia e sugli altri Paesi di primo accesso nell’Unione si scaricano infatti costi che sarebbe giusto venissero ripartiti fra tutti i membri dell’Ue o almeno su quelli verso cui i migranti intendono dirigersi.

Un altro problema che nessun precedente governo di Roma ha mai affrontato è la sovrapposizione se non la confusione delle competenze relative al controllo degli 8 mila chilometri di coste su cui l’Italia deve vigilare. Se ne occupano attualmente tre diverse forze navali, ciascuna dipendente da un diverso ministero e quindi da un diverso ministro: la Marina Militare dal ministero della Difesa, la Guardia Costiera nientemeno che dal ministero delle Infrastrutture (in quanto in origine era la polizia dei porti), la flotta di motovedette della Guardia di Finanza dal ministero dello Sviluppo economico. Attualmente tutti e tre questi ministeri sono in mano al Movimento 5 Stelle. Non appena però i migranti irregolari toccano terra scatta la competenza del ministero degli Interni, cui oggi è a capo Matteo Salvini. Tenuto conto di quanto più sopra si diceva non si fatica ad immaginarsi quanti e quali giochi si intreccino attorno a questa vicenda.

 

*Quotidiano della Svizzera Italiana

 

 

 

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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5 risposte a Migranti: quello che non si dice, ma che sarebbe utile sapere

  1. Bocian ha detto:

    Egregio Dott. Ronza,
    apprezzo molto l’analisi che Lei ha fatto, caratterizzata da una grande visione internazionale del problema. Stando al titolo, tuttavia, “quello che non si dice ma sarebbe utile sapere” e in particolare bisognerebbe saperlo dai signori del “per ora prendiamoli tutti e poi si vedrà” o dai prelati del mantra “ponti e non muri” o dagli ubriaconi del “ci pagheranno le pensioni”, è semplicemente questo: per coloro che non hanno diritto di restare (tanto qui quanto altrove) come bisogna procedere? Perché i casi sono due, mi pare:
    1) tutti i migranti, senza eccezione alcuna, hanno diritto di venire e restare (e in tal caso tanto vale abolire del tutto i controlli alle frontiere, tanto esterne quanto interne all’europa);
    2) solo alcuni migranti hanno diritto di venire e restare mentre gli altri devono essere rimpatriati.
    Nel caso in cui Lei propenda per la prima ipotesi (cosa che non credo), ci sarebbe una insanabile contraddizione con quanto scritto nell’articolo.
    Nel caso in cui Lei concordi con la seconda, mi pare che disquisire su cosa dicano i trattati o su quale sarebbe la linea preferenziale per modificarli, mi pare un inutile esercizio filosofico, fintanto che ci si pone solo il primo problema (chi se li prende) e si ignora il secondo (chi, come, quando e con quali risorse li rimanda a casa).
    Cordiali Saluti

    • Robi Ronza ha detto:

      Se lei inserisce le parole “migranti” o “migranti irregolari” nel motore di ricerca interno del mio sito potrà vedere che di ciò ebbi già modo di parlare. Ad ogni modo un nuovo trattato dovrebbe appunto contenere norme e impegni anche al riguardo.

  2. Sisco22 ha detto:

    Sit. Ronza, la tutela dei confini è un dovere! Lo fanno tutti! Anche lo stato Vaticano! Solo un cattocomunista come lei ancora ce la mena con l’accoglienza pelosa!
    Se la Lombardia fosse uno stato indipendente alzerete una muraglia!
    Perché per ogni africano che arriva non va un lombardo in Africa?

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