Il ganascino di Angela Merkel, Prodi, Gentiloni e il compito della Lombardia

Quello che nella settimana appena trascorsa è accaduto sulla scena della vita pubblica italiana dà la misura di quante e quali forze siano scese in campo per rimodellare preventivamente l’esito delle elezioni del 4 marzo.

Venerdì scorso, 16 febbraio, ha avuto inizio il periodo di due settimane in cui per legge è vietato pubblicare sondaggi relativi agli orientamenti degli elettori. Il giorno prima il Corriere della Sera ha diffuso un sondaggio, perciò destinato a restare senza ulteriori correzioni, secondo cui dal voto del 4 marzo non uscirà un chiaro vincitore: nessuno dei tre schieramenti, nemmeno il centrodestra che è al primo posto, raggiungerebbe infatti il 40 per cento dei consensi facendo così scattare il premio di maggioranza che gli assicurerebbe il 55 per cento dei seggi in Parlamento.

Dal medesimo sondaggio risulta però che circa il 34 per cento degli elettori è ancora indeciso, il che rende tale “fotografia”  ante litteram molto meno certa di quel che si pretende, ma poco importa. Fatto sta che nell’arco di 48 ore è stato tolto il velo e si sono accesi i riflettori sul progetto che l’ordine costituito industriale-finanziario del Paese ha preparato negli ultimi mesi con la benedizione della Germania di Angela Merkel: una Grosse Koalition sul modello tedesco guidata dall’ultra-flessibile Paolo Gentiloni e  piantata su due gambone, fornite per lo più da Forza Italia e dal Pd, e da varie altre eventuali gambette fornite da chi vorrà essere della partita, o magari anche no.

Se c’erano ancora dubbi su chi potesse essere il Grande Fratello, se non la Grande Sorella, al cui cenno Matteo Renzi è stato rimandato nei box  nell’arco di pochi mesi, il fulmineo pellegrinaggio di Gentiloni a Berlino ha chiarito ogni cosa: la Grande Sorella, anzi die Grosse Schwester, è Angela Merkel. Venerdì scorso, con la sveltezza di cui sa dar prova se necessario, Gentiloni è volato di buon’ora a Berlino a ricevere il tanto atteso ganascino dalla Cancelliera per tornare di corsa a Roma in tempo per partecipare nel pomeriggio all’iniziativa elettorale dei suoi alleati Carlo Calenda e Francesco Rutelli, e per comparire infine alla sera in Tv nel programma “Otto e mezzo” di Lilli Gruber a raccontarci come aveva passato la giornata. L’uomo sembra sempre un po’ assonnato e con lo sguardo un po’ spento, ma in effetti è sveglissimo.

Due colpi di cannone in rapida sequenza hanno dato il segnale d’inizio all’operazione di cui si diceva: da Verona le Assise della Confindustria,  grande arengo che non veniva più riunito dal 2011, questa volta chiamato modestamente a discutere sul tema “Confindustria giudicherà le politiche, non la politica”; da Bologna la cerimonia con cui Romano Prodi ha consacrato la ricandidatura a premier di Paolo Gentiloni.

Abbiamo così appreso che per rilanciare l’economia italiana Confindustria ha un piano:  un grande programma di costruzione di nuove infrastrutture per finanziare il quale “si tratta di liberare risorse considerevoli, pari a 251,5 miliardi di euro in cinque anni, con l’emissione di eurobond, con l’obbligo per fondi pensione e casse di previdenza di investire dal 5% al 10% delle risorse in economia reale, con la compartecipazione al costo dei servizi pubblici dei contribuenti sulla base di fasce di reddito e con altre misure”. La grande industria insomma vuole generosamente venire in aiuto di tutti noi; non però investendo capitale di rischio ma a spese del debito pubblico, dei fondi pensione e dei nostri “ticket” sanitari.

In quanto poi a Prodi e Gentiloni che dire? E’ la mortadella bolognese che scende in campo in aiuto del pecorino romano; nella sostanza c’è poco d’altro da aggiungere. Ciò detto sarebbe un errore prenderli sotto gamba. L’uno è divenuto un volto nuovo della Seconda Repubblica dopo esser stato per decenni un protagonista della Prima, mentre l’altro è giunto fino a palazzo Chigi essendo nato in gioventù alla politica come capo degli studenti maoisti del Lazio. Hanno entrambi insomma una capacità di guizzo e di galleggiamento senza pari, di cui occorre tenere attento conto.

Sull’entità delle forze che sostengono il progetto della Grosse Koaliton  all’italiana non ci sono dubbi. Bastava scorrere i titoli di prima pagina dei maggiori quotidiani da “Prodi spinge Gentiloni «Il centrosinistra è lui»” de la Repubblica a “Gentiloni: avremo un governo stabile, la strada si troverà” del Corriere della Sera. In questo quadro diventa più che mai importante che dalle prossime elezioni esca una maggioranza di centrodestra in grado di governare da sola. Già avemmo modo di scrivere che è solo il meglio del peggio. Nella situazione in cui siamo tuttavia il meglio del peggio non è poco.

Se però ciò non accadesse tanto più diventerà importante il risultato del voto per le elezioni regionali della Lombardia, dove la vittoria del centrodestra è quasi certa. Con tutto il peso che ha in quanto regione-chiave del nostro Paese una Lombardia ben govermata diventerebbe la vetrina della vera buona risposta possibile ai grandi problemi dell’Italia.

18 febbraio 2018

 

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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